JAUME CABRE'.
...
.
...
IO CONFESSO.
...
.
...
Parte 4.
...
.
...
2011.
Traduzione di: Stefania Maria Ciminelli.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Capitolo quarantacinque.
...
.
...
Vissarion Grigorevi? Belinskij fu il colpevole del fatto che a cinquantanni compiuti mi sia
messo a dare una rinfrescata al russo che avevo lasciato un po troppo da parte. Per allontanarmi dagli
infruttuosi approcci alla natura del male, mi immersi nel tentativo suicida di sposare in uno stesso libro
Berlin, Vico e Llull e, con mia sorpresa, cominciai a vedere che era possibile. Come spesso accade in
momenti di scoperte inattese, dovetti prendere un po le distanze per assicurarmi che quellintuizione
non fosse un miraggio e per questo passai qualche giorno a sfogliare autori molto diversi, tra cui
Belinskij. Fu Belinskij, lo studioso e il propagandista entusiasta di Pukin, a farmi venire una voglia
imperiosa di leggere in russo. Belinskij che parlava di Aleksandr Sergeevi? Pukin e non direttamente
dellopera di Pukin. E capii cosa significava linteresse per la letteratura degli altri, che ti fa fare
letteratura senza saperlo. Mi appassion la passione di Belinskij, a tal punto che ci che conoscevo di
Pukin non mi ha impressionato finch non lho riletto dopo Belinskij. Davanti a me, Ruslan, Ljudmila,
Farlaf, Ratmir, Rogdaj e anche Cernomor e la Testa rivivevano, recitati ad alta voce grazie a ci che
Belinskij aveva provocato in me. A volte penso al potere dellarte e dello studio dellarte e mi
spavento. A volte non capisco perch lumanit si azzuffa in continuazione essendoci tante cose da
fare. A volte penso che pi che poeti siamo malvagi e che quindi per noi non ci sia scampo. Il problema
 che nessuno ha le mani pulite. Pochissimi, per essere pi esatti. Pochissimi. A quel punto entr Sara,
e Adri, che aveva lo sguardo posato sui versi di gelosia, amore e lingua russa che erano un tutto
inestricabile, intu senza guardarla che gli occhi di Sara brillavano. Alz gli occhi.
Com andata?
Lei lasci sul divano le cartelle con i ritratti che aveva portato con s.
Faremo la mostra disse.
Brava!
Adri si alz, guard ancora con un velo di rammarico la sventura di Ljudmila e abbracci Sara.
Trenta ritratti.
Quanti ne hai?
Ventotto.
Tutto a carboncino.
S, s. Sar il leitmotiv: guardare lanima con il carboncino o qualcosa del genere. Devono
cercare una bella frase.
Fattela dire prima: non vorrei che se ne uscissero con qualcosa di ridicolo.
Guardare lanima con il carboncino non  ridicolo.
No, no! Ma i galleristi non sono certo poeti. E quelli dellArtiplag... Indicando le cartelle
sul divano: Sono contento. Te lo meriti.
Mi mancano due ritratti.
Io sapevo che me ne volevi fare uno. Lidea non mi entusiasmava ma mi piaceva il tuo
entusiasmo. Alla mia et, stavo cominciando a imparare che ci che importa, pi che le cose, 
lentusiasmo che ci mettiamo. Questo ci fa persone. E Sara viveva un momento eccezionale: era
sempre pi rispettata per i suoi disegni. Solo due volte le avevo chiesto perch non provava la pittura, e
lei, con quel suo fare delicato ma deciso, tutte e due le volte mi aveva detto no, Adri, io sono felice
disegnando a matita o a carboncino. La mia vita  in bianco e nero, forse in ricordo dei miei, che hanno
vissuto in bianco e nero. O forse...
Forse non c bisogno di alcuna spiegazione.
S,  probabile.
Allora di cena le dissi che sapevo qual era il secondo ritratto che le mancava e lei mi chiese
quale?, e io risposi un autoritratto. Rimase con la forchetta a mezzaria, pensandoci su; ti sorpresi, Sara.
Non ci avevi pensato. Non pensi mai a te.
Mi vergogno dicesti, dopo svariati lunghi secondi di silenzio. E ti mettesti il pezzo di
crocchetta in bocca.
Te la fai passare. Sei abbastanza grande, ormai.
Non  arroganza?
Al contrario;  una dimostrazione di umilt: metti a nudo le anime di ventinove persone e tu ti
sottometti allo stesso interrogatorio degli altri.  un modo per ristabilire lordine delle cose.
Ti beccai di nuovo con la forchetta a mezzaria. La lasciasti e dicesti sai che forse hai ragione?
E grazie a tutto ci, oggi, mentre ti scrivo, ho il tuo straordinario autoritratto davanti a me, accanto agli
incunaboli, a presiedere il mio mondo.  loggetto pi prezioso di questo studio. Il tuo autoritratto, che
doveva essere lultimo quadro del percorso indicato nella mostra che preparasti cos minuziosamente e
alla cui inaugurazione non potesti assistere.
Per me lopera di Sara  una sorta di finestra sul silenzio interiore. Un invito allintrospezione.
Ti amo, Sara. E ti ricordo mentre proponevi un ordine per le trenta opere e facevi di nascosto i primi
schizzi del tuo autoritratto. E quelli dellArtiplag, caspita: Sara Voltes-Epstein. Carboncini. Una
finestra sullanima. Uno splendido catalogo che faceva venire voglia di non perdersi la mostra. O di
comprarla tutta intera. La tua opera della maturit, che impiegasti due anni a completare. Senza fretta,
in modo naturale, tranquillo, come tu hai sempre fatto tutto.
Lautoritratto  lopera su cui pi fatic, chiusa nel suo studio e senza testimoni, perch si
vergognava che la vedessero mentre si osservava allo specchio, mentre guardava il foglio e lavorava sui
particolari, la dolce linea delle commessure delle labbra o le piccole sconfitte che si rannicchiano nelle
rughe. E le piccole linee degli occhi, che ti fanno essere cos Sara. E tutti quei minuscoli segni che non
so riprodurre ma che fanno s che un volto, come fosse un violino, diventi il paesaggio su cui si riflette
il lungo viaggio dinverno con tutti i dettagli, con tutta limpudenza, Dio mio. Come se fosse il crudele
tachigrafo che registra la vita vissuta dal camionista, il tuo volto disegna i nostri pianti, i tuoi pianti
senza di me, che non so bene quali siano; i pianti per la disgrazia della tua famiglia e dei tuoi. E
qualche allegria che si affacciava nella vivacit degli occhi e illuminava lo splendido viso che ho
davanti mentre ti scrivo questa lunga lettera che doveva essere di un paio di fogli. Ti amo. Ti ho
scoperta, ti ho persa e ti ho ritrovata. E, soprattutto, abbiamo avuto il privilegio di cominciare a
invecchiare insieme. Fino a quando la disgrazia  entrata in casa.
In quei giorni fu incapace di fare alcuna illustrazione e cominci a rimanere indietro con i lavori
che le avevano affidato, come non le era mai successo. Tutti i suoi pensieri erano rivolti ai ritratti a
carboncino.
Mancava un mese allinaugurazione della mostra allArtiplag e io, prima di tornare a Vico,
Llull e Berlin, ero passato da Pukin e Belinskij a Hobbes, con la sua sinistra visione della natura
umana, sempre tendente al male. E tra una cosa e laltra ero andato a finire sulla sua traduzione
dellIliade, che lessi in una deliziosa edizione della met dellOttocento. E s, la disgrazia.
Thomas Hobbes stava cercando di convincermi che dovevo scegliere tra libert e ordine, perch
altrimenti sarebbe venuto il lupo che tante volte, guardando alla storia o alle persone che si muovono
intorno a me, ho visto nella natura umana. Sentii il rumore della chiave nella serratura, la porta che si
chiudeva senza far rumore, e non era il lupo di Hobbes ma i passi muti di Sara, che entr nello studio e
rimase qualche secondo ferma e in silenzio. Alzai gli occhi e capii subito che avevamo un problema.
Sara si sedette sul divano dietro a cui avevo spiato tanti segreti in compagnia di Carson e di Aquila
Nera. Fece fatica a iniziare a parlare. Si notava troppo che cercava le parole giuste; Adri si tolse gli
occhiali da lettura e laiut dicendole ehi, Sara, che c?
Sara si alz, and verso la vetrina degli strumenti e tir fuori il Vial. Lo mise sulla scrivania con
un po troppa enfasi, quasi coprendo il povero Hobbes che non centrava niente.
Come lhai avuto?
Lha comprato mio padre. Pausa diffidente. Ti ho gi mostrato il certificato dacquisto.
Perch?
Dove lha preso tuo padre?
 il Vial, lunico storioni con nome proprio.
Sara taceva, disposta ad ascoltare. E Guillaume-Franois Vial fece un passo per uscire dalla
zona buia, perch chi era nella carrozza lo vedesse. Il cocchiere fece fermare i cavalli proprio davanti a
lui. La porta del veicolo si apr e Monsieur Vial entr nella carrozza.
Buonasera fece La Guitte.
Me lo potete dare, adesso, Monsieur La Guitte. Mio zio ha accettato il prezzo.
La Guitte rise tra s e s, orgoglioso del suo olfatto. Tanti giorni ad arrostirsi al sole di
Cremona, ma ne era valsa la pena. Per assicurarsene: Stiamo parlando di cinquemila fiorini.
Stiamo parlando di cinquemila fiorini lo tranquillizz Monsieur Vial.
Domani avrete il violino del famoso Lorenzo Storioni nelle vostre mani.
Non cercate di ingannarmi: Storioni non  famoso.
In Italia, a Napoli, a Firenze... non si parla di altri.
E a Cremona?
I fratelli Stradivari non sono affatto contenti della comparsa di questa nuova bottega.
Questo me lhai gi raccontato... Sara impaziente, in piedi, come la maestra severa che
aspetta le scuse del bambino maldestro.
Ma Adri, come se Sara non avesse parlato, disse mon cher tonton!... declam irrompendo
nella sala il giorno dopo, di buon mattino. Jean-Marie Leclair non si degn neanche di sollevare la
testa; contemplava le fiamme nel camino. Mon cher tonton ripet Guillaume-Franois Vial, con
meno entusiasmo.
Leclair si volt appena. Senza guardarlo negli occhi gli chiese se aveva con s il violino. Vial lo
pos sul tavolo. Le dita di Leclair volarono subito verso lo strumento. Da un dipinto sul muro spunt
un domestico dal naso aquilino e un archetto di violino in mano, e Leclair si dedic a esplorare tutte le
possibilit sonore di quello storioni con pezzi di tre sue sonate.
 molto buono disse quando ebbe finito. Quanto ti  costato?
Augh.
Diecimila fiorini, pi un premio che voi mi darete di cinquecento monete per aver trovato
questo gioiello.
Ehi, augh!
Con un gesto autoritario, Leclair fece uscire i domestici. Mise una mano sulla spalla di suo
nipote e sorrise. E io sentii lo sputo secco dello sceriffo Carson che arrivava a terra, ma non ci feci
caso.
Sei un figlio di puttana. Non so da chi hai preso, figlio di una cagna putrida. O dalla tua povera
madre, cosa che non credo, o da quel disgraziato bastardo di tuo padre. Ladro, imbroglione.
Perch? Io... Duello di sguardi. Daccordo: posso rinunciare al premio.
Tu credi che potrei fidarmi di te, dopo che mi hai reso la vita impossibile per tanti anni?
E allora perch mi avete affidato lincarico di...
Per metterti alla prova, stupido figlio di cagna malata e rognosa. Questa volta nessuno ti
risparmier la prigione. Dopo qualche secondo, per dare pi enfasi: Non sai quanto aspettavo questo
momento.
Augh, Adri, ti stai perdendo! Guarda che faccia fa!
Avete sempre voluto la mia rovina, tonton Jean. Mi invidiate.
Insomma, cazzo. Ascolta Aquila Nera! Tutto questo lei lo sa gi. Glielhai gi raccontato.
Jean-Marie Leclair guard stupito Carson e lo indic: A me un cow-boy di merda non mi
rivolge la parola. Sacco di pulci!.
Ehi, ehi... Io a voi non ho detto niente. E merito rispetto.
Andatevi a farvi friggere tutti e due, tu e il tuo amico con le piume in testa che sembra un
tacchino.
Augh.
Augh che? Leclair, terribilmente irritato.
Invece di stringere nuove amicizie, fareste meglio a continuare la discussione con vostro
nipote prima che il sole tramonti dietro al colle di ponente.
Leclair guard un po sbigottito Guillaume Vial. Dovette fare uno sforzo di concentrazione e lo
indic: Cosa pensi che possa invidiare di te, disgraziato pidocchioso di merda?.
Vial, rosso come un peperone, non aveva la mente pronta a reagire.
Meglio non entrare nei particolari disse per non restare zitto.
Leclair lo guardava con disprezzo.
Per me invece possiamo entrare nei particolari: fisico? Statura? Affabilit? Simpatia? Talento?
Levatura morale?
La conversazione  finita, tonton Jean.
Sar finita quando lo dico io. Intelligenza? Cultura? Ricchezza? Salute?
Leclair prese il violino e fece un pizzicato improvvisato. Lo guard con aria di sfida: Adri.
Che c?
Sara si sedette davanti a me. Sentii debolmente lo sceriffo Carson che diceva attento, ragazzino,
fa sul serio; poi non mi dire che non ti abbiamo avvertito. Tu mi guardasti negli occhi: Ti ho detto che
tutto questo lo so gi. Me lhai raccontato un sacco di tempo fa!.
S, s, poi Leclair disse il violino  molto buono, ma non me ne importa un accidente, capisci?
Volevo solo riuscire a mandarti in prigione.
Siete un pessimo zio.
E tu un bastardo che sono riuscito finalmente a smascherare.
Lardito guerriero ha perso qualche rotella dopo tante battaglie. Uno sputo secco conferm la
sentenza del coraggioso capotrib arapaho.
Leclair tir il cordoncino della campanella e il domestico dal naso aquilino entr dalla porta del
fondo.
Avvisa il commissario. Pu venire quando vuole. A suo nipote: Siediti, aspetteremo
Monsieur Bjart.
Non arrivarono a sedersi. Guillaume-Franois Vial, andando verso una sedia, pass davanti al
camino, prese lattizzatoio e sferr un colpo alla testa del suo caro tonton. Jean-Marie Leclair,
conosciuto come lAn, non pot dire niente. Croll a terra senza neanche un gemito, con lattizzatoio
conficcato in testa. Uno schizzo di sangue macchi la custodia di legno del violino. Vial, respirando
forte, si pass le mani pulite sul soprabito e disse non sai quanto aspettavo questo momento, tonton
Jean. Si guard intorno, prese il violino, lo mise nella custodia macchiata e usc dalla balconata che
dava sulla terrazza. Fuggendo, in piena luce, si disse che un giorno o laltro, quando le cose si fossero
calmate, avrebbe dovuto fare una visita non molto amichevole a quel chiacchierone di La Guitte. E mio
padre lha comprato molto prima che io nascessi a un certo Saverio Falegnami, proprietario legale dello
strumento.
Silenzio. Io purtroppo non avevo nientaltro da dire. O meglio: non avevo alcun interesse a dire
altro. Sara si alz.
Tuo padre lha comprato nel millenovecentoquarantacinque.
Come lo sai?
E lha comprato a un fuggitivo.
A un certo Falegnami.
Che era un fuggitivo. E che sicuramente non si chiamava Falegnami.
Questo non lo so. Credo si vedesse lontano un miglio che stavo mentendo.
Io invece lo so. Con le mani sui fianchi, china su di me: Era un nazista bavarese che doveva
fuggire e che grazie ai soldi di tuo padre pot sparire.
Una menzogna o una mezza verit o alcune menzogne unite da una coerenza che le trasforma in
verosimili si possono sostenere per un certo tempo. Persino per molto tempo. Ma non possono mai
durare tutta una vita, perch c una legge non scritta che parla dellora della verit di tutte le cose.
Come hai saputo tutto questo? cercando di non sembrare vinto bens sorpreso.
Silenzio. Lei, come una statua, gelida, autoritaria, imponente. Poich taceva, continuai a parlare,
un po alla disperata: Un nazista? Allora  meglio che ce labbiamo noi piuttosto che un nazista, no?.
Questo nazista laveva confiscato a una famiglia belga o olandese che aveva avuto il cattivo
gusto di trovarsi dalle parti di Auschwitz-Birkenau.
Come lo sai?
Come lo sapevi, Sara... Come sapevi ci che solo io sapevo perch mio padre me laveva
lasciato scritto in aramaico su un foglio che sono sicuro di aver letto solo io?
Lo devi restituire.
A chi?
Ai suoi proprietari.
Il suo proprietario sono io. Siamo noi.
Lasciami fuori da questa storia. Devi restituirlo ai veri proprietari.
Non li conosco. Olandesi, dici?
O belgi.
Un grande indizio. Mi piazzo a Amsterdam con il violino in mano e comincio a dire  di
qualcuno di voi, dames en heren?
Non fare il cinico.
Non sapevo cosa rispondere. Che potevo dire, se avevo sempre temuto che quel giorno sarebbe
arrivato. Senza conoscerne i dettagli, ma che alla fine sarebbe successo quello che stavo vivendo: io
seduto, con gli occhiali in mano, il mio storioni sulla scrivania e Sara con le mani sui fianchi che diceva
fai delle ricerche. Ci sono dei detective nel mondo. Oppure andiamo in un centro di recupero dei beni
rubati durante la spoliazione. Ci sono sicuramente una dozzina di organizzazioni ebree che ci
potrebbero aiutare.
Non appena farai un passo, la casa si riempir di approfittatori.
O forse verranno i proprietari.
Stiamo parlando di cinquantanni fa, no?
I proprietari dello strumento hanno discendenti diretti o indiretti.
A cui probabilmente non gliene frega niente del violino.
Glielhai chiesto?
Il tono della tua voce si arrugginiva a poco a poco e io mi sentivo attaccato e offeso perch la
ruggine del tuo tono mi accusava di un delitto di cui finora non mi ero sentito colpevole: lorribile
delitto di essere figlio di mio padre. La tua voce inoltre cambiava, affilava il timbro, come succedeva
sempre quando parlavi della tua famiglia o della Shoah, o quando appariva la figura dello zio Haim.
Non muover un dito senza sapere se quello che dici  vero o no. Come lhai saputo?
Tito Carbonell era da mezzora al volante della macchina ferma allangolo. Vide uscire suo zio,
che, con la testa semicalva, la cartella in mano, prendeva carrer de Valncia in direzione
delluniversit. Tito smise di tamburellare con le dita sul volante. La voce di dietro disse  sempre pi
pelato, lArdvol. Tito non ritenne necessario aggiungere alcun commento; guard soltanto lora al suo
orologio. La voce di dietro stava per dire tranquillo, non credo che ci metta molto, quando un vigile
urbano si port la mano al berretto in segno di saluto, si chin per parlare con il conducente e disse
signori, non potete sostare qui.
Sto solo aspettando una persona che... Eccola improvvis.
Tito scese dalla macchina e il vigile si distrasse perch un camion della Coca-Cola pretendeva
di scaricare invadendo quasi mezzo metro di carrer de Llria. Tito sal di nuovo in macchina e quando
vide che Caterina oltrepassava il portone, disse con voce gioviale quella  la famosa Caterina Fargues.
La voce di dietro non rispose niente. Ancora quattro minuti, finch Sara usc in strada e si guard da
una parte e dallaltra. Poi guard davanti e, a passi rapidi e decisi, si diresse verso lautomobile ferma
allangolo.
Salga, ci stanno mandando via disse Tito, indicando con la testa lo sportello posteriore. Lei
esit qualche secondo poi sal in macchina, dietro, come su un taxi.
Buongiorno disse la voce.
Sara vide un uomo anziano, molto magro, nascosto dietro a un impermeabile scuro, che la
guardava con interesse. Con una mano aperta diede due colpetti sulla porzione libera di sedile, per
invitarla a sedersi accanto a lui.
Quindi lei  la famosa Sara Voltes-Epstein.
Sara si sedette nel momento in cui Tito mise in moto. Passando davanti al vigile il conducente
fece un gesto per ringraziarlo, poi si infil nel traffico di carrer de Llria.
Dove andiamo? chiese lei con voce un po allarmata.
Tranquilla: in un posto in cui si possa parlare comodamente.
Il posto in cui si poteva parlare comodamente era un bar di lusso sulla Diagonal. Gli avevano
riservato un tavolo in un angolo isolato. Si sedettero e per qualche secondo si guardarono tutti e tre in
silenzio.
Le presento il signor Berenguer disse Tito, indicando luomo anziano e secco. Questi fece un
leggero inchino con la testa a mo di saluto. Poi Tito inizi a raccontare che lui in persona un po di
tempo fa aveva verificato che a casa loro avevano un violino storioni chiamato Vial
Si pu sapere come lha verificato?
che era di gran valore e che purtroppo era stato rubato ai suoi legittimi proprietari pi di
cinquantanni prima
Il proprietario  il signor Adri Ardvol.
e si d il caso che il suo legittimo proprietario lo sta cercando da dieci anni e, come vede,
finalmente labbiamo trovato
E si suppone che io debba crederci.
e sappiamo gi che  uno strumento acquistato dal suo legittimo proprietario il quindici febbraio
millenovecentotrentotto nella citt di Anversa. A quel tempo era stimato molto al di sotto del suo
valore reale. Poi gli fu rubato. Confiscato. Il legittimo proprietario ha mosso cielo e terra per trovarlo e
quando ci  riuscito si  dato qualche anno di riflessione, ma adesso sembra proprio che si stia
decidendo a reclamarlo.
Lo reclami per via giudiziaria, allora. E dimostri questa stranissima storia.
Ci sono dei problemi legali. Non voglio affaticarla.
Non sono affatto stanca.
Non voglio annoiarla.
M-mmm. E com arrivato nelle mani di mio marito?
Il signor Adri Ardvol non  suo marito. Ma se vuole le spiego com arrivato nelle mani del
signor Adri Ardvol.
Mio marito ha il certificato di propriet dello strumento.
Lei lha visto?
S.
Be,  falso.
E perch ci dovrei credere?
Chi era il proprietario secondo quel certificato?
Come vuole che me lo ricordi? Me lha fatto vedere tanto tempo fa.
Tutto questo non ha n capo n coda disse Adri senza guardare Sara. Accarezz
istintivamente il violino, ma ritir subito la mano, come se avesse preso la scossa.
Io ero troppo piccolo, ma mio padre mi fece entrare nello studio come se si trattasse di un
segreto, anche se non cera nessun altro a casa. E mi disse guarda bene questo violino. Il Vial era
poggiato sul tavolo. Avvicin allo strumento la lente dingrandimento da tavolo e me lo fece guardare.
Infilai la mano in tasca e lo sceriffo Carson mi disse ascolta bene, ragazzino, questo devessere
importante. Allontanai la mano come se mi bruciasse e osservai il violino attraverso la lente
dingrandimento. Il violino, i graffi, le piccole scalfitture. Una ferita minuscola davanti. E le fasce,
forse poco verniciate...
Tutto quello che vedi  la sua storia.
Ricordavo che in altri momenti mi aveva detto qualcosa di simile sul violino. Non mi stup
affatto, quindi, sentire augh, questo non mi torna nuovo. E risposi a mio padre s, la sua storia. Ma che
mi vuoi dire?
Che la sua storia passa per molte case e per molte persone che non conosceremo mai. Pensa
che dal millesettecentosessantaquattro* fino a oggi sono passati...
Mmmm... Vediamo... Centonovantatr anni.*
Ecco. Vedo che mi hai capito.
No, pap.
Io otto mesi prima avevo iniziato a imparare
Uno.
Uno.
Due.
Due.
Tre.
Tre.
Quattro.
Quattro.
Cinque.
Cinque.
Sei.
Sei.
Sette.
Sette.
Otto.
Octo.
Otttto!
Otttto!
Bravissimo!
perch litaliano  facile, bastano appena quattro lezioni, credimi.
Ma Flix... Il bambino sta gi facendo francese, tedesco, inglese...
Il signor* Simone  un grande professore. In un anno mio figlio potr leggere Petrarca e non
se ne parli pi.
Mi indic perch non ci fossero dubbi: Ti avverto: domani cominci le lezioni di italiano.
Adesso, davanti al violino, sentendo che io dicevo centonovantatr anni,* mio padre non pot
nascondere una smorfia di orgoglio che, lo confesso, mi fece sentire completamente soddisfatto e
compiaciuto. Lui, indicando lo strumento con una mano e appoggiandomi laltra sulla spalla, disse
adesso  mio.  passato per molti luoghi, ma adesso  mio. E sar tuo. E dei tuoi figli. Dei miei nipoti.
E sar dei nostri pronipoti perch non uscir mai dalla famiglia. Giuramelo.
Mi chiedo come posso giurare in nome di chi non  ancora nato. Ma so che giurai anche in
nome mio. E ogni volta che prendo il Vial ricordo questo giuramento. Pochi mesi dopo uccisero mio
padre per colpa mia. E sono arrivato alla conclusione che fu anche per colpa del violino.
Il signor Berenguer disse Adri rivolgendole uno sguardo accusatorio  un ex impiegato del
negozio. Ha litigato con mio padre e con mia madre. E con me.  un imbroglione, lo sapevi?
Sono sicura che  una persona spregevole che ti vuole male. Ma sa perfettamente come tuo
padre ha comprato il violino: lui cera.
E Albert Carbonell  un mezzo parente che si fa chiamare Tito e che adesso si occupa del
negozio. Non ti sembra un complotto?
Se quello che dicono  vero, non me ne importa niente del complotto. Questo  lindirizzo del
proprietario. Ti devi solo mettere in contatto con lui e cos fugheremo ogni dubbio.
 un tranello! Il proprietario che questi due ci indicheranno sar un loro complice. Vogliono
solo impossessarsi del violino, non lo vedi?
No.
Come puoi essere cos cieca?
Credo che questa uscita ti abbia ferito; ma io ero convinto che dietro ai movimenti del signor
Berenguer non ci potesse essere nulla di innocente.
Gli pass un foglio piegato. Adri lo prese ma non lo apr. Lo tenne un bel po in mano, poi lo
lasci sul tavolo.
Matthias Alpaerts disse.
Eh?
Il nome che non vuoi leggere.
Non  vero. La proprietaria si chiama Netje de Boeck dissi con rabbia.
Cos, come fossi un bambino di cinque anni, mi lasciasti completamente spiazzato. Guardai il
foglietto su cui cera scritto Matthias Alpaerts e lo lasciai di nuovo sul tavolo.
Tutto questo  ridicolo disse Adri dopo molto tempo.
Adesso puoi riparare a un male che  stato fatto e ti rifiuti di farlo.
Sara usc dallo studio e da allora non ti ho mai pi sentita ridere.
...
.
...
Capitolo quarantasei.
...
.
...
Da tre o quattro giorni a casa planava il silenzio.  orribile quando due persone che vivono
insieme non parlano perch non vogliono dirsi o non osano dirsi cose che le possono ferire. Sara si
concentr sulla mostra e io non ero in grado di fare niente. Sono convinto che se nel tuo autoritratto lo
sguardo  un po triste  perch mentre lo facevi cera quel silenzio a casa. Ma io non potevo cedere.
Adri Ardvol decise quindi di andare alla facolt di Giurisprudenza a consultarsi col professor Grau i
Bordas sul problema di un mio amico che aveva un oggetto di valore acquistato dalla sua famiglia
tantissimi anni prima, probabilmente sottratto durante la guerra, e il professor Grau i Bordas si
accarezz il mento mentre ascoltava cosa succedeva al mio amico, poi cominci a divagare su
generalit relative al diritto internazionale e alla spoliazione nazista e cinque minuti dopo Adri
Ardvol cap che quelluomo non ci capiva un bel niente.
Al dipartimento di Musicologia delluniversit, il professor Casals gli diede molte informazioni
sulle varie famiglie di liutai di Cremona e gli raccomand un liutaio disponibile che era una vera e
propria autorit in fatto di violini storici. Ti puoi fidare, Ardvol. E la domanda che gli voleva fare sin
dal momento che avevano aperto la custodia: Me lo fai provare?.
Suoni anche il violino?
Nel corridoio di Musicologia quattro studenti si fermarono ad ascoltare quella musica
enigmatica e dolce che veniva da uno degli studi dei professori. Infine il professor Casals rimise il
violino nella custodia e disse  straordinario; come un ges, sul serio.
Lasci il violino nello studio del suo dipartimento, in un angolo. E ricevette due studentesse che
volevano migliorare il loro voto. Poi unaltra studentessa che voleva sapere perch mi hai messo solo
un sufficiente se sono venuta a tutte le lezioni. Lei? Be, a molte lezioni. Ah, s? A qualcuna, s.
Quando la ragazza se ne and, entr Laura che si sedette alla scrivania davanti alla sua. Era
semplicemente bella. Le disse ciao, senza guardarla negli occhi. Lei fece un gesto distratto di saluto e
apr una cartella piena di appunti o di esami da correggere o comunque di qualcosa che la faceva
sbuffare. Rimasero a lungo soli, ognuno con il proprio lavoro. Due, no, tre volte alzarono
contemporaneamente gli occhi e i loro sguardi, timidi, giocarono qualche istante. Finch, alla quarta,
lei disse come stai. Era la prima volta che prendeva liniziativa? Non mi ricordo. Ma so che
accompagn la domanda con un leggero sorriso. Questa era una chiarissima dichiarazione di armistizio.
Cos. Tiro avanti.
Soltanto?
Soltanto.
Ma come? Adesso sei una celebrit.
Non mi prendere in giro.
No: ti invidio. Come mezzo dipartimento.
Adesso basta, di. E tu come stai?
Cos. Tiro avanti.
Tacquero e sorrisero, ognuno con i propri pensieri.
Scrivi?
S.
Si pu sapere cosa?
Rielaboro tre conferenze.
Lei, con un sorriso, mi invit a proseguire e io, obbediente, dissi Llull, Vico e Berlin.
Accidenti.
S. Ma sto riscrivendo tutto per farne un libro, sai? Non tre conferenze ma...
Adri fece un gesto vago, come se stesse in mezzo al problema: Ci devessere un motivo che li
unisca tutti e tre.
E lhai trovato?
Forse. Il divenire storico. Ma non lo so.
Laura ordin dei fogli, quello che faceva sempre quando pensava.
 il famoso violino? chiese indicando verso langolo con una matita.
Famoso?
Famoso.
Be, s.
Cavolo: non lo lasciare qui.
Non ti preoccupare: lo porto a lezione.
Non mi dire che hai intenzione di suonarlo davanti a... disse ridendo.
No, no, che dici?
Anzi s. Perch no? Lo decise allimprovviso. Come quando aveva chiesto a Laura di
accompagnarlo a Roma a fargli da avvocato. Laura gli faceva compiere gesti impulsivi.
Adri Ardvol, a lezione di Storia delle idee estetiche allUniversit di Barcellona, ebbe la
sfacciataggine di iniziare la lezione del secondo quadrimestre con la partita numero 1 suonata con il suo
storioni. Molto probabilmente nessuno dei trentacinque studenti colse i cinque errori ingiustificabili n
il momento in cui si perse e dovette addirittura improvvisare nel Tempo di Borea. Quando fin ripose
con cura il violino nella custodia, lo lasci sulla cattedra e disse che rapporto credete che ci sia tra la
manifestazione artistica e il pensiero. E nessuno os dire niente perch accidenti, che ne so.
Adesso immaginate che siamo nel millesettecentoventi.
Perch? chiese un ragazzo con la barba seduto in fondo, isolato dagli altri forse per non
contaminarsi.
Lanno in cui Bach ha composto questo pezzo che ho suonato cos male.
E il pensiero deve cambiare?
Se non altro, tu e io porteremmo la parrucca.
Ma questo non cambia il pensiero.
Non lo cambia? Uomini e donne portano la parrucca, le calze e i tacchi.
Perch lidea estetica del Settecento  diversa da quella di oggi.
Solo quella estetica? Nel Settecento se non portavi la parrucca, se non ti truccavi, se non ti
mettevi i tacchi e le calze, non ti facevano entrare nei salotti. Oggi un uomo truccato, con la parrucca,
le calze e i tacchi lo mettono in prigione senza chiedergli niente.
Centra la morale?
Fu una voce timida, in prima fila, di una ragazza molto magra. Adri, che era in mezzo ai
banchi, torn indietro.
Adesso mi piaci disse. E la ragazza arross, ma non era mia intenzione portarla a questo.
Lestetica, per quanto ci si ostini, non va mai sola.
No?
No. Ha una grande capacit di trascinare altre forme di pensiero.
Non capisco.
Insomma, la lezione fu utilissima per gettare le basi di quello che dovevo spiegare nelle
settimane successive. Per qualche istante mi dimenticai addirittura che a casa io e Sara vivevamo in
silenzio. A Adri dispiacque non trovare Laura nello studio quando and a prendere le sue cose perch
le avrebbe voluto raccontare il trionfo della sua pensata.
Non appena apr la custodia nel suo laboratorio di liutaio, Pau Ullastres disse  un autentico
cremona. Solo odorando laria e vedendone laspetto. Pau Ullastres non conosceva la storia particolare
del Vial; ne aveva sentito parlare vagamente, ma riteneva che uno storioni potesse costare un mucchio
impressionante di soldi ed  stato un imprudente a non averlo fatto stimare prima. Per lassicurazione,
sa? Impiegai qualche secondo a capirlo, perch ero rimasto affascinato dallambiente di quiete di quel
laboratorio. Una luce calda, rossastra, del colore del legno dei violini, rendeva pi solido quellinatteso
silenzio nel cuore di Grcia. La finestra dava su un cortile interno in fondo al quale si vedeva un
magazzino per lasciugatura del legno con la porta aperta. L i legni invecchiavano senza fretta mentre
il mondo, adesso rotondo, girava come una trottola ossessiva.
Guardai disorientato il liutaio: non sapevo cosa mi avesse detto. Lui sorrise e lo ripet.
Non mi era mai venuto in mente di farlo stimare risposi. Era un oggetto di casa come un
altro,  stato sempre l. Non labbiamo mai voluto vendere.
La sua  una famiglia fortunata.
Non gli dissi che avevo dei dubbi al riguardo perch Pau Ullastres non centrava niente in tutto
questo e non aveva neanche potuto leggere queste righe che non erano ancora state scritte. Il liutaio gli
chiese il permesso di suonarlo. Suonava meglio del professor Casals. Era quasi come se lo stesse
suonando Bernat.
 una meraviglia disse. Come un ges:  di questo livello.
Tutti gli storioni sono cos buoni?
Tutti non credo; questo s. Lo odor a occhi chiusi. Lha tenuto al chiuso, vero?
Non pi, da tempo. C stato un periodo che...
I violini sono vivi. Il legno del violino  come il vino. Lavora a poco a poco ed  bene che
senta la pressione delle corde; si arricchisce facendolo suonare, gli piace vivere a una temperatura
gradevole, poter respirare, non ricevere colpi, essere sempre pulito... Lo chiuda solo se parte.
Mi piacerebbe potermi mettere in contatto con i proprietari precedenti.
Ha il titolo di propriet?
S.
Gli mostrai il documento che attestava la compravendita di mio padre con il signor* Saverio
Falegnami.
Il certificato di autenticit?
S.
Gli mostrai il certificato redatto da nonno Adri e dal liutaio Carlos Carmona in un periodo che
per poche migliaia di pesetas si potevano autenticare anche banconote false. Pau Ullastres lo esamin
incuriosito. Me lo restitu senza fare commenti. Riflett un momento: Vuole farlo stimare, adesso?.
No. In realt vorrei solo essere certo di chi fossero i precedenti proprietari. E li voglio
conoscere.
Ullastres guard il titolo di propriet: Saverio Falegnami, c scritto qui.
Quelli prima di questo signore.
Posso sapere perch si vuole mettere in contatto con loro?
Non lo so neanchio. Per me  come se questo violino fosse sempre appartenuto alla mia
famiglia. Non mi ero mai preoccupato del suo albero genealogico. Ma adesso...
Teme per la sua autenticit?
S mentii.
Se pu esserle utile, metto la mano sul fuoco che  uno strumento della miglior epoca di
Lorenzo Storioni. E non per il certificato, ma per quello che vedo, sento e suono.
Mi hanno detto che  il primo violino che ha fatto.
I migliori storioni sono i primi venti. Per il legno che ha usato, sembra.
Il legno?
S. Era eccezionale.
Perch?
Ma il liutaio stava accarezzando il mio violino e non rispose. Tante carezze mi fecero
ingelosire. Poi Ullastres mi guard: Cosa vuole fare, esattamente? Perch  venuto?.
 difficile fare delle indagini senza dire tutta la verit a quelli che ti possono aiutare.
Mi piacerebbe stabilire un albero genealogico dei proprietari che lo hanno avuto, sin
dallinizio.
 una bella idea... Ma le coster un occhio della testa.
Non riuscii a dirgli che volevo scoprire se il signor Berenguer e Tito si erano inventati il nome
di Alpaerts. E sapere se il nome che mi aveva dato mio padre, Netje de Boeck, era quello giusto. O
sapere che forse nessuno di questi nomi era autentico e che il violino era mio da sempre. Perch stavo
vedendo, effettivamente, che se cera un proprietario legale prima del nazismo, mi conveniva
contattarlo, chiunque fosse, per andare in ginocchio da lui e supplicarlo che me lo lasciasse tenere fino
alla mia morte; al solo pensiero che il Vial potesse andare via di casa per sempre mi venivano i brividi.
Ed ero deciso a barare per impedirlo.
Mi ha sentito, signor Ardvol? Un occhio della testa.
Se avevo avuto qualche dubbio, il Vial era autentico. Forse andai da Ullastres solo per questo:
per potermelo sentir dire a me stesso; per assicurarmi che avevo litigato con Sara per un violino
pregiato; non per quattro pezzi di legno a forma di strumento. No, in fondo non so perch ci andai. Ma
credo che sia a partire dalla visita al laboratorio di Ullastres che iniziai a pensare al legno di alta qualit
e a Jachiam Mureda.
Per pranzo gli avevano portato uninsipida minestra di semolino. Pens che fosse meglio
avvisare che non gli piaceva la minestra di semolino come quella che davano a... come si chiama...
questo ccazzo di minestra di semolino. Ma non era cos semplice perch, non sapeva se per colpa della
vista o che altro, faceva sempre pi fatica a leggere e a ricordare le cose. Maledetto soffitto. Ricordare
le cose. Ricordare.
Che c, bello, non hai fame?
No. Voglio leggere.
A te dovrebbero dare la minestra con le letterine.
S.
Su, mangia un pochino.
Lola Piccola.
Wilson.
Wilson.
Che c, Adri?
Perch sono cos intontito?
Adesso devi solo mangiare e riposare. Hai lavorato molto.
Gli diede cinque cucchiai di minestra di semolino e consider che Adri aveva mangiato a
sufficienza.
Adesso puoi leggere. Guard per terra: Oh, che pasticcio abbiamo fatto con il semolino
disse. Se vuoi fare un sonnellino, mi avvisi e ti metto a letto.
Adri, obbediente, lesse solo un momento. Lesse con calma Cornudella che spiegava la sua
lettura di Carner. Lesse sillabando. Ma sent subito una specie di non so che mi succede, Lola Piccola,
e si stancava perch Carner e Orazio gli si confondevano sul tavolo. Si tolse gli occhiali e si pass la
mano aperta sugli occhi affaticati. Non sapeva se doveva dormire sulla sedia o sul letto o... mi sa che
non me lhanno spiegato bene, pens. Forse era sulla finestra?
Adri.
Bernat era entrato nella cinquantaquattro* e guardava il suo amico.
Dove devo dormire?
Hai sonno?
Non lo so.
Chi sono?
Lola Piccola.
Bernat gli diede un bacio sulla fronte ed esamin la stanza. Adri era seduto su una comoda
sedia vicino alla finestra.
Jnatan?
Eh?
Sei Jnatan?
Sono Bernat.
No: Wilson!
Wilson  quellecuadoriano simpatico?
Non lo so. Mi sa che... Guard Bernat, perplesso: Adesso mi sono confuso fin per
confessare.
Fuori il cielo era coperto, era una giornata ventosa e fredda; ma non sarebbe cambiato nulla
se fosse stata unallegra giornata di sole perch il vetro separava con troppa efficacia i due mondi.
Bernat and verso il comodino e apr il cassetto: ci mise Aquila Nera e lo sceriffo Carson perch
continuassero a fare la loro guardia inutile ma fedele, stesi sullo straccio sporco su cui ancora si
scorgevano dei quadretti chiari e scuri e una grande cicatrice in mezzo; uno straccio che aveva fatto
parlare tanto i medici perch i primi giorni il signor Ardvol lo teneva sempre stretto tra le mani. Uno
straccio sporco e schifoso, s, dottore. Che strano, no? Cos questo straccio, eh, Adri, bello?
Adri gratt con lunghia una macchietta del bracciolo della sedia. Sentendo il rumore, Bernat
si gir e disse stai bene?
Non c verso di farla andare via. Gratt con pi forza: Vedi?.
Bernat si avvicin alla sedia, si mise gli occhiali ed esamin la macchia come se la trovasse
molto interessante. Non sapendo che fare o che dire, ripieg gli occhiali e lo tranquillizz, non ti
preoccupare, non si estender. E si sedette di nuovo davanti a Adri. Dopo un quarto dora di silenzio,
nessuno li aveva interrotti perch la vita  fatta della somma di solitudini che ci portano a
Senti, Adri: guardami. Per lamor di Dio, guardami.
Adri smise di grattare e lo guard un po allarmato; fece un sorriso di scusa, come se fosse
stato colto in fallo.
Ho finito di dattilografare i tuoi fogli. Mi  piaciuto molto. Molto. E anche quello che c
sullaltra faccia dei fogli. Lo far pubblicare. Il tuo amico Kamenek mi ha consigliato di farlo.
Lo guard negli occhi. Adri, disorientato, gratt inquieto la macchia sul bracciolo della sedia.
Non sei Wilson.
Adri. Sto parlando di quello che hai scritto.
Scusi.
Non ti devi scusare di niente.
 buono o cattivo?
Mi piace molto quello che hai scritto. Non so se  molto buono, ma a me piace moltissimo.
Non  giusto. Sei un figlio di puttana.
Adri guard il suo interlocutore, si mise a grattare la macchia, apr la bocca e la richiuse.
Alz le braccia, perplesso: Adesso che devo fare?.
Ascoltarmi. Tutta la mia vita. Anzi: tutto il mio ccazzo di vita ho cercato di scrivere una cosa
decente, che colpisse il lettore, e tu, che non ci avevi mai provato, appena lo fai metti il dito sulla piaga
pi sensibile dellanima. Se non altro, della mia anima. Cazzo, non  giusto.
Adri Ardvol non sapeva se grattare la macchia o guardare il suo interlocutore. Decise di
guardare la parete, preoccupato: Credo che si sbagli. Io non ho fatto niente.
Non  giusto.
A Adri cominciarono a scendere due lacrimoni sulla guancia. Non voleva guardare laltro. Si
sfreg le mani.
Che posso fare? implor.
Bernat, assorto, non rispose. Allora Adri lo guard e supplic: Senta, signore.
Non mi chiamare signore. Sono Bernat e sono amico tuo.
Senta, Bernat.
No: sentimi tu. Perch adesso so cosa pensi di me. Non mi lamento. Mi hai saputo guardare
dentro e me lo merito; ma ho ancora dei lati segreti che non potresti mai sospettare.
Mi dispiace.
Tacquero. In quel momento entr Wilson e disse va tutto bene, tesoro? E alz il mento di Adri
per esaminargli la faccia, come fosse un bambino. Gli asciug le lacrime con un fazzoletto di carta e
gli diede una pasticca e mezzo bicchiere dacqua, che Adri bevve avidamente, con unavidit che
Bernat non gli aveva mai visto. Wilson chiese di nuovo tutto bene, guardando Bernat. Questi fece un
gesto come a dire fantastico, amico, e Wilson diede unocchiata al semolino sparso per terra. Ne
raccolse un po con un fazzoletto di carta, disgustato, e usc dalla stanza con il bicchiere vuoto,
fischiettando una musica sconosciuta al ritmo di sei ottavi.
Ti invidio tanto che...
Passarono dieci minuti in silenzio.
Domani porto i fogli da Bau. Va bene? Tutti: quelli scritti con linchiostro verde. E quelli
scritti con linchiostro nero li ho fatti avere a Johannes Kamenek e a una tua collega delluniversit
che si chiama Parera. Tutte e due le facce. Va bene? I tuoi ricordi e la tua riflessione. Va bene,
Adri?
Mi prude qui fece Adri indicando la parete. Guard il suo amico. Com possibile che mi
pruda una parete.
Ti terr informato.
Mi prude anche il naso. E sono molto stanco. Non posso leggere perch mi si confondono le
idee. Non mi ricordo pi che hai detto.
Ti ammiro disse Bernat, guardandolo negli occhi.
Non lo far pi. Te lo giuro.
Bernat non rise neanche. Rimase a guardarlo in silenzio. Gli prese la mano che ogni tanto
battagliava contro la macchia ribelle e gliela baci, come si farebbe con un padre o uno zio. Lo
guard negli occhi. Laltro sostenne lo sguardo vari secondi.
Sai chi sono. Bernat, quasi affermando. Vero?
Adri lo guardava fisso. Fece di s con la testa mentre accennava un leggero sorriso.
Chi sono? Punta di speranza allarmata di Bernat.
S, certo... sei... coso. No?
Bernat si alz, serio.
No? fece Adri preoccupato. Guard laltro, che era in piedi. Per lo so. Coso. Non mi
viene il nome. Lei non so; ma ce n uno che s, di, s. Uno che si chiama... adesso non me lo ricordo,
ma lo so. Si prende molta cura di me. Molta. Mi dice... adesso non mi ricordo cosa mi dice, ma s, 
lui.
E dopo una pausa angosciante: Vero, signore?.
Qualcosa vibr nella tasca di Bernat. Estrasse il cellulare. Essemmesse: Dove ti sei
cacciato?. Si chin e diede un bacio sulla fronte al malato.
Ciao, Adri.
Arrivederci. Torni quando vuole...
Mi chiamo Bernat.
Bernat.
S, Bernat. E perdonami.
Bernat usc nel corridoio e si allontan; si asciug una lacrima fuori controllo. Guard
furtivamente a destra e a sinistra e fece una telefonata.
Dove diavolo ti sei cacciato? la voce di Xnia, un po alterata.
Ehi, ciao.
Dove sei?
Al lavoro.
Non avevi le prove, no?
No; ma mi si  presentato un imprevisto.
Di, vieni, che ho voglia di scopare con te.
Ce nho ancora per unoretta.
Sei ancora allAgenzia delle Entrate?
S. Devo riattaccare, eh? Ciao.
Interruppe la comunicazione prima che Xnia gli chiedesse altre spiegazioni. Una donna delle
pulizie pass l accanto con il carrello degli attrezzi e lo guard severa perch aveva un telefono in
mano. Gli ricord la Trullols. Moltissimo. La donna borbott allontanandosi lungo il corridoio.
Il dottor Valls giunse le mani in atteggiamento di preghiera e scosse la testa: La medicina in
questi casi non pu ancora fare niente.
Ma lui  un erudito!  intelligente. Superdotato! Ebbe una sensazione di dj-vu, come se
fosse Quico Ardvol di Tona. Parla, che ne so, dieci o quindici lingue!
Tutto questo  finito. Ne abbiamo parlato molte volte. Se tagliano una gamba a un atleta, non
potr pi battere alcun record. Questo lo capisce?  una situazione molto simile.
Ha scritto cinque studi fondamentali nel campo della storia della cultura.
Lo sappiamo... Ma la malattia se ne infischia di queste faccende.  cos, signor Plensa.
Non c alcuna possibilit?
No.
Il dottor Valls guard lorologio in modo non troppo evidente, ma facendo in modo che Bernat
se ne accorgesse. Questi, tuttavia, ci mise un po a riscuotersi.
Viene qualcun altro a trovarlo?
In realt...
Ha dei cugini a Tona.
A volte vengono.  duro.
Non c nessun altro che...
Qualche collega delluniversit. Qualcun altro, s, ma... passa molte ore da solo.
Poveretto.
A quanto sappiamo, non lo angoscia pi di tanto.
Pu vivere dei ricordi.
Non creda. Non ricorda niente. Vive listante. E lo dimentica subito.
Vuole dire che adesso gi non ricorda che sono andato a trovarlo?
Non solo non ricorda che lei  andato a trovarlo, ma non credo che sappia chi  lei.
S, sembra che si confonda. Se lo portassimo a casa sua forse gli si illuminerebbe qualcosa.
Signor Plensa: questa malattia consiste nella formazione di fibre intraneuronali...
Il dottore si ferm e riflett un attimo.
Come glielo posso spiegare... Pens ancora qualche secondo e aggiunse:  la
trasformazione dei neuroni in fibre grezze a forma di nodi.... Guard a destra e a sinistra come a
chiedere aiuto. Perch possa farsene unidea,  come se il cervello venisse a poco a poco invaso dal
cemento in modo irreversibile. Lei porter il signor Ardvol a casa sua e lui non riconoscer n
ricorder nulla. Il cervello del suo amico si  guastato per sempre.
Quindi insistette Bernat non mi riconosce neanche.
Si mostra educato perch era una persona educata. Comincia a non riconoscere nessuno e mi
sembra che non riconosca neanche se stesso.
Legge ancora.
Finir anche questo. Tra poco se ne dimenticher. Legge e non ricorda il paragrafo che ha
letto; lo deve rileggere, capisce? E per lui non  cambiato niente. Anzi: dopo  pi affaticato.
 possibile che non soffra, se non ricorda niente?
Non glielo posso assicurare. Apparentemente non soffre. E presto il deterioramento si
estender ad altre funzioni vitali.
Bernat si alz con gli occhi piangenti; si chiudeva per sempre una tappa di vita. Per sempre. E
anche lui moriva un po con la morte lenta del suo amico.
La Trullols entr nella cinquantaquattro* con il carrello delle pulizie. Prese la sedia a rotelle e
port Adri nellangolo perch non fosse dintralcio.
Buongiorno, bellezza. Esaminando il pavimento della stanza: Vediamo, dov il disastro?.
Buongiorno, Wilson.
Hai fatto un bel pasticcio!
La donna si mise a pulire la zona in cui la minestra di semolino aveva fatto danni e disse ti
dovremo insegnare a non fare queste porcherie, e Adri la guard spaventato. La Trullols arriv con
lo straccio vicino alla sedia da cui Adri la osservava, sul punto di sussultare per il rimprovero. La
donna gli sbotton il primo bottone della camicia, mettendo in vista la catenina con la medaglietta,
come aveva fatto Daniela pi di quarantanni prima.
 bella.
S.  mia.
No:  mia.
Ah. Un po disorientato, senza argomenti.
Me la restituisci, vero?
Adri Ardvol guard la donna senza sapere bene cosa doveva fare. Lei diede unocchiata
verso la porta, poi prese delicatamente la catenina e la sfil dalla testa di Adri. La osserv per un
rapido secondo e se la mise nella tasca del grembiule.
Grazie, tesoro disse.
Di niente.
...
.
...
Capitolo quarantasette.
...
.
...
Apr lui la porta. Pi vecchio, magro come prima, con lo stesso sguardo penetrante. Dallinterno
arriv a Adri un odore intenso, non sapeva ancora se piacevole o no. Il signor Berenguer rimase
qualche secondo con la porta aperta, come se facesse fatica a riconoscere il visitatore. Si asciug
qualche goccia di sudore dalla fronte con un fazzoletto bianco, accuratamente piegato. Alla fine disse:
Guarda, guarda. LArdvol.
Posso entrare? chiese lArdvol.
Ancora qualche secondo di esitazione. Poi lo fece entrare. Dentro faceva pi caldo che fuori.
Lingresso era una stanza relativamente grande, ordinata, tirata a lucido, con uno splendido
appendiabiti di Pedrell del milleottocentosettanta che doveva valere una fortuna, con portaombrelli,
specchio e molte modanature. E, in un angolo, una splendida consolle chippendale con sopra un mazzo
di fiori secchi. Lo fece entrare in una sala dove, sulla stessa parete, erano appesi un utrillo e un rusiol.
Il divano, di Torrijos Hermanos, pezzo unico, probabilmente lunico sopravvissuto allo storico incendio
del laboratorio. Su unaltra parete, una pagina doppia di manoscritto incorniciata con molta cura. Non
os avvicinarcisi per vedere di cosa si trattava. Cos, da lontano, gli sembr un testo del Sedicesimo o
inizio del Diciassettesimo secolo. Adri non sapeva dire perch, ma notava che in tutto quellordine
immacolato, indiscutibile, mancava il tocco di una mano femminile. Era tutto troppo perfetto, troppo
professionale per viverci. Non pot evitare di osservare linsieme della sala, con un delizioso amorino
chippendale in un angolo. Il signor Berenguer lo lasci fare, probabilmente con una punta dorgoglio.
Si sedettero. Il ventilatore, che tentava inutilmente di dare un po di refrigerio dal caldo, sembrava un
anacronismo di cattivo gusto.
Guarda, guarda ripet il signor Berenguer.
Adri lo fiss negli occhi. Adesso capiva cosera quellodore intenso che si mischiava al caldo:
era lodore del negozio, lo stesso odore che laveva accompagnato ogni volta che vi faceva una visita
sotto la sorveglianza di suo padre, di Ceclia o dello stesso signor Berenguer. Una casa con odore e
atmosfera di negozio. Allet di settantacinque anni, il signor Berenguer, evidentemente, non si era
ritirato.
Cos questa storia della propriet del violino? chiesi troppo bruscamente.
Cose della vita. E mi guard, senza nascondere la soddisfazione.
Quali cose della vita? sput lo sceriffo Carson.
Quali cose della vita?
 spuntato il proprietario.
Ce lha davanti: sono io.
No.  un signore molto anziano, di Anversa. I nazisti gli sottrassero il violino al suo arrivo a
Auschwitz. Lui laveva acquistato nel millenovecentotrentotto. I particolari li dovrai chiedere a questo
signore.
E questo signore come pu dimostrare la sua storia?
Il signor Berenguer sorrise e tacque.
Lei ci guadagna di sicuro una buona provvigione.
Il signor Berenguer si pass il fazzoletto sulla fronte senza smettere di sorridere e di tacere.
Mio padre lha comprato legalmente.
Tuo padre lha rubato pagandolo un pugno di dollari.
E come lo sa?
Perch io cero. Tuo padre era un bandito che si approfittava di chiunque: prima degli ebrei
che fuggivano precipitosamente, poi dei nazisti che fuggivano in ordine e organizzati. E, sempre, di
chiunque si fosse ridotto in rovina e avesse urgente bisogno di soldi.
Questo fa probabilmente parte dellattivit. Di certo lei ha collaborato.
Tuo padre era un uomo senza scrupoli. Fece sparire un certificato di propriet che era dentro al
violino.
Sa che le dico? Non ci credo e non mi fido di lei. So che  capace di tutto. Mi piacerebbe
sapere come ha comprato questo torrijos o il pedrell dellingresso.
 tutto regolare, non ti preoccupare. Ho i documenti che attestano la propriet di tutte le mie
cose. Non sono uno spaccone come tuo padre. In fondo si  cercato la morte che ha avuto.
Che? Silenzio. Il signor Berenguer mi guardava con un sorrisetto furbo mal dissimulato.
Probabilmente per guadagnare tempo, per pensare un po, Carson mi fece dire ho capito bene, signor
Berenguer?
Il signor Falegnami aveva estratto una pistola da salotto, femminile, e la puntava nervosamente
contro Flix Ardvol. Questi non si mosse. Represse un sorriso e scosse la testa come a indicare che era
molto deluso:  solo. Come si liberer del mio corpo?.
Sar un piacere affrontare questo problema.
Gliene rimarr uno pi grosso: se non mi vedono arrivare, le persone che mi aspettano per
strada sanno gi cosa devono fare. Indic severamente la pistola: E adesso, me lo porto via per
duemila. Non sa che  una delle dieci persone pi ricercate dagli alleati? disse, usando il tono in cui si
rimprovera un bambino disubbidiente.
Il dottor Voigt vide Ardvol tirare fuori un fascio di banconote e lasciarle sul tavolo. Abbass la
pistola, con gli occhi spalancati, increduli: Qui ce ne sono millecinquecento!.
Non mi faccia perdere la pazienza, dottor Voigt.
Questo fu il dottorato in compravendita di Flix Ardvol. Mezzora dopo era gi in strada con il
violino, il cuore un po accelerato, il passo svelto e la soddisfazione di aver svolto un buon lavoro.
Nessuno lo aspettava in strada per fare quello che doveva fare se non lavesse visto arrivare; si sent
orgoglioso della sua astuzia. Ma aveva sottovalutato il quadernetto di Falegnami. E non aveva tenuto
conto del suo sguardo pieno dodio. Cos quel pomeriggio, senza dirlo a nessuno, senza affidarsi a Dio
n al Diavolo, n al signor Berenguer n a padre Morlin, Flix Ardvol aveva denunciato un certo
dottor Aribert Voigt, ufficiale delle Waffen-SS, che si nascondeva presso lUfficio della Giustizia e
della Pace sotto lapparenza di un inoffensivo, robusto, calvo portinaio dallo sguardo perso e il naso
grosso, e di cui ignorava le attivit come medico. Come nel caso del dottor Budden, non era stato
possibile mettere in relazione il dottor Voigt con Auschwitz-Birkenau. Qualcuno doveva aver bruciato
le carte e tutti gli sguardi inquisitori erano rivolti allo scomparso dottor Mengele e al suo seguito,
mentre indefessi ricercatori aggregati ad altri Lager avevano avuto il tempo di distruggere prove
compromettenti. E se a questo aggiungiamo il trambusto, le numerosissime liste di accusati,
lincompetenza del sergente maggiore ORourke, che portava avanti la causa e che, bisogna
riconoscerlo, era sopraffatto dal lavoro, si capisce come tutto possa aver contribuito a lasciar nascosta
lautentica personalit e le attivit del dottor Voigt, che era stato condannato a cinque anni di prigione
come ufficiale delle Waffen-SS, e di cui non risultava da nessuna parte che avesse partecipato ad azioni
di guerra o di annientamento allo stile crudele della maggior parte delle unit SS.
Anni dopo, la via del Sole a quellora era piena di gente con la jellaba che usciva dalla maestosa
moschea degli omayyadi e commentava alcune delle riflessioni della sura di quel venerd, o forse
parlava soltanto, scandalizzata, dellaumento del prezzo delle scarpe, del t e degli ortaggi. Ma cera
anche molta gente che aveva tutta laria di non aver mai messo piede in una moschea e che fumava il
narghil seduta ai tavolini allaperto del caff della Concordia o del caff delle Forbici, cercando di non
pensare se quellanno ci sarebbe stato un altro colpo di Stato.
A due minuti da l, persi nel labirinto di vicoli, seduti su una pietra della fontana del Cervo, due
uomini silenziosi guardavano per terra, assorti, come se stessero sorvegliando il sole che se ne andava a
ponente, dalla parte di Bab al-Jabiya, verso il Mediterraneo. A pi di un osservatore distratto poteva
sembrare che quei due individui fossero uomini devoti in attesa che il sole andasse a dormire e lombra
cominciasse a imperare, finch arrivasse il magico istante in cui fosse impossibile distinguere un filo
bianco da uno nero e avesse inizio il Mawlid an-Nabi e il nome del Profeta fosse ricordato e venerato
per sempre. E arriv il momento in cui locchio umano non distingueva un filo bianco da un filo nero e,
per quanto i militari non gli dessero troppa importanza, tutta la citt di Damasco entrava nel Mawlid
an-Nabi. I due uomini non si mossero dalla pietra finch non si sentirono dei passi piuttosto diffidenti.
Un occidentale, dal modo di camminare, per leccessivo rumore, per gli sbuffi. Si guardarono in
silenzio e si alzarono. Dallangolo del vicolo delle Mosche entr un uomo grasso, con un naso grosso,
che si asciugava la fronte con un fazzoletto, come se quel Mawlid an-Nabi fosse una notte calda. And
dritto verso i due uomini.
Sono il dottor Zimmermann disse loccidentale.
Senza proferire parola, i due uomini si misero a camminare a passo spedito per i vicoli intorno
al bazar e luomo grasso faceva fatica a non perderli di vista a ogni angolo o in mezzo alla gente,
sempre pi scarsa, che saggirava per quei vicoli. Varcarono infine la porta socchiusa di un negozio
pieno di utensili di rame, e lui dietro. Continuarono lungo lunico spazio lasciato libero dalle pile di
utensili, uno stretto sentiero che portava in fondo al locale, dove cera una tenda che dava su un patio
illuminato da una dozzina di candele in cui un uomo basso e calvo, vestito con una jellaba, passeggiava
visibilmente impaziente. Vedendo entrare i tre uomini, ignorando le due guide, strinse la mano
alloccidentale e disse cominciavo a preoccuparmi. Le due guide sparirono in silenzio, comerano
arrivate.
Ho avuto problemi alla dogana dellaeroporto.
Tutto risolto?
Luomo si tolse il cappello, come se volesse mettere in mostra la calvizie, e lo us per farsi
vento. Fece un gesto per dire di s, tutto risolto.
Padre Morlin disse.
Qui sono sempre David Duhamel. Sempre.
Monsieur Duhamel. Cos riuscito a sapere?
Molte cose. Ma voglio mettere i puntini sulle i.
Padre Flix Morlin mise i puntini sulle i, in piedi, alla luce delle dodici candele, e parl in un
mormorio che laltro ascoltava attentamente, come se si trattasse di una confessione senza
confessionale. Gli disse che Flix Ardvol aveva tradito la sua fiducia abusando della situazione del
signor Zimmermann, rubandogli praticamente quel violino cos pregiato. E per giunta, violando la sacra
norma dellospitalit, aveva denunciato il signor Zimmermann e il suo nascondiglio agli alleati.
A causa di questa ingiusta delazione, ho goduto di cinque anni di lavori forzati per aver servito
il mio Paese in tempi di guerra.
Una guerra contro lespansione del comunismo.
Contro lespansione del comunismo, s.
E adesso cosa vuole fare?
Trovarlo.
Basta sangue disse in tono declamatorio padre Morlin. Deve sapere che, se anche Ardvol 
un uomo volubile e lha danneggiata,  sempre amico mio.
Voglio solo recuperare il mio violino.
Basta sangue, ho detto. O si ricorder di me.
Non ho alcun interesse a torcergli neanche un capello. Lo giuro da cavaliere.
Come se quelle parole fossero un certificato definitivo di buona condotta, padre Morlin fece un
gesto per dire daccordo e si tolse dalla tasca dei pantaloni un foglio piegato che consegn a Herr
Zimmermann. Questi lo apr, lo avvicin a una delle candele, gli diede una rapida occhiata, lo ripieg e
lo fece sparire in tasca.
Se non altro, il viaggio sar servito a qualcosa. Estrasse un fazzoletto e se lo pass sulla
faccia mentre diceva che ccazzo di caldo, non so come possono vivere in questi Paesi.
Come si  guadagnato da vivere da quando  uscito?
Come psichiatra, naturalmente.
Ah.
E lei che ci fa a Damasco?
Affari interni dellordine. Alla fine del mese torno al mio convento di Santa Sabina.
Non gli disse che stava cercando di ridare vita alla nobile istituzione di spionaggio che
monsignor Benigni aveva fondato molti anni prima e che aveva dovuto smantellare a causa della cecit
delle autorit vaticane, le quali non si accorgevano che lunico reale pericolo era quello del comunismo
che adesso avrebbe distrutto lEuropa. E non gli disse neanche che lindomani sarebbero stati
quarantasette anni da quando era entrato nellordine domenicano con il santo e fermo proposito di
servire la Chiesa offrendo, se necessario, la sua vita. Quarantasette anni, s, da quando aveva chiesto
lingresso nel convento dellordine a Liegi. Flix Morlin era nato nellinverno del 1320 nella stessa
citt di Girona in cui era cresciuto, in un ambiente di fervore e piet nel seno di una famiglia che si
riuniva ogni giorno per recitare le preghiere una volta finita ogni attivit lavorativa. Nessuno si stup
della decisione del giovane di entrare nellincipiente ordine domenicano. Segu gli studi di medicina
presso lUniversit di Vienna e a ventun anni si iscrisse al Partito Nazionalsocialista Austriaco con il
nome di Ali Bahr. Era disposto a intraprendere gli studi che lo avrebbero portato a essere un bravo cad
o un bravo muft, poich si era rispecchiato nelle doti di saggezza, ponderazione e giustizia dei suoi
maestri, e poco dopo entr nelle SS con il numero di membro 367.744. Dopo aver servito sul campo di
battaglia di Buchenwald agli ordini del dottor Eisel, l8 ottobre 1941 fu nominato capo medico del
pericoloso fronte di battaglia di Auschwitz-Birkenau, dove lavor con abnegazione per il bene
dellumanit. Incompreso, il dottor Voigt dovette fuggire sotto mentite spoglie con i nomi di
Zimmermann o Falegnami ed  disposto ad aspettare, con gli eletti, il momento di recuperare la Terra
quando questa sar di nuovo piatta, quando la sharia si sar diffusa in tutto il mondo e solo i fedeli
avranno il diritto di viverci in nome del Misericordioso. Allora il limite del mondo sar una nebbia
misteriosa e noi potremo tornare a gestire questo mistero e tutti quelli che da esso derivino. Cos sia.
Il dottor Aribert Voigt si tast istintivamente la tasca. Padre Morlin gli disse  meglio che
prenda un treno fino a Aleppo. E un treno anche da l in Turchia. Il Taurus Express.
Perch?
Deve evitare porti e aeroporti. E se la linea del treno  interrotta, come  possibile, affitti una
macchina con conducente: i dollari fanno miracoli.
So come muovermi.
Ne dubito.  venuto in aereo.
Ma la sicurezza era totale.
Non  mai totale. Lhanno trattenuta un bel po.
Non penser che mi hanno seguito.
I miei uomini si sono gi occupati di questo. E a me, non mi ha mai visto.
 ovvio che non la metterei mai in pericolo, Monsieur Duhamel. La mia riconoscenza 
infinita.
Solo a quel punto, come se prima non ci avesse pensato, si sbotton i pantaloni. In una specie di
cintura di tela portava nascosti diversi piccoli oggetti. Tir fuori un minuscolo sacchetto nero e lo diede
a Morlin. Questi sleg il cordoncino che lo chiudeva. Tre grandi gocce dalle mille facce riflessero,
moltiplicate, le fiammelle delle dodici candele. Morlin fece sparire il sacchetto tra i misteri della jellaba
mentre il dottor Voigt si riabbottonava i pantaloni.
Buonanotte, signor Zimmermann. A partire dalle sei di mattina pu trovare dei treni per il
nord.
Che ccazzo di caldo fece il signor Berenguer in risposta mentre si alzava e dirigeva il
ventilatore pi direttamente verso di s.
Adri, a bassa voce, come ricordava che faceva il signor Berenguer minacciando suo padre
quando lui li spiava da dietro il divano, disse signor Berenguer, io sono il legittimo proprietario del
violino. E se volete farmi causa, fate pure, ma lavverto che se continuate su questa strada, io tirer il
lenzuolo e lei si ritrover con il culo scoperto.
Come vuoi. Hai lo stesso carattere di tua madre.
Questo non me laveva mai detto nessuno. Non ci credetti neanchio in quel momento. Sentii
piuttosto che odiavo quelluomo perch era il responsabile del fatto che Sara si fosse arrabbiata con me.
Poteva dire tutte le assurdit che voleva.
Mi alzai perch dovevo mostrarmi duro se volevo rendere credibili le mie parole. Quando fui in
piedi, mi ero gi pentito di tutto quello che avevo detto e del modo in cui stavo gestendo la questione.
Ma lo sguardo divertito del signor Berenguer mi spron ad andare avanti, con un po di paura, ma
avanti.
 meglio che non tiri in ballo mia madre. Mi sembra di ricordare che labbia fatta rigare
dritto.
Cominciai a camminare verso lingresso e pensai di essere un po idiota: cosa ci avevo
guadagnato da quella visita? Non avevo messo niente in chiaro. Avevo solo dichiarato unilateralmente
una guerra che non sapevo se avevo voglia di portare avanti. Ma il signor Berenguer, dirigendosi verso
lingresso dietro di me, mi diede una mano: Tua madre era una stronza di prima categoria che ha
cercato di rovinarmi la vita. Il giorno in cui  morta ho stappato una bottiglia di Veuve Clicquot.
Sentivo il fiato del signor Berenguer sulla nuca mentre mi avvicinavo allingresso. Ne bevo ogni
giorno un sorso. Ormai  completamente sgasato, ma cos mi obbligo a pensare a quel ccazzo di
signora Ardvol dei miei coglioni. Fece un sospiro: Quando avr bevuto lultimo goccio, potr
morire.
Arrivarono in ingresso e il signor Berenguer mi si par di fronte. Fece il gesto di bere: Ogni
giorno, glu!, un sorso. Per festeggiare che quella stronza  morta e io sono ancora vivo. Come puoi
capire, Ardvol, tua moglie non cambier idea. Gli ebrei sono cos sensibili per certe cose....
Apr la porta.
Con tuo padre si poteva ragionare e mi lasciava mano libera per il bene degli affari. Tua madre
era un tormento, come tutte le donne: ma con una crudelt particolare... E io, glu!, ogni giorno un
sorso.
Adri usc sul pianerottolo e si volt per dire una frase che avesse una certa dignit come ad
esempio pagher cari questi insulti o qualcosa del genere. Ma invece del sorriso sornione del signor
Berenguer, si trov davanti la vernice scura della porta che il signor Berenguer gli sbatteva in faccia.
Quella sera, solo in casa, provai le sonate e le partite. Nonostante gli anni trascorsi, non avevo
bisogno della partitura; ma avrei voluto avere delle altre dita. E alla seconda sonata, Adri si mise a
piangere perch era triste per tutto. In quel momento entr nello studio Sara, che era appena tornata a
casa. Vedendo che ero io e non Bernat, usc senza neanche dire ciao.
...
.
...
Capitolo quarantotto.
...
.
...
Mia sorella mor quindici giorni dopo la mia conversazione con il signor Berenguer. Non
sapevo che fosse malata, come mi era gi successo con mia madre. Suo marito mi disse che non lo
sapeva nessuno, neanche lei. Aveva appena compiuto settantun anni. Era da molto che non la vedevo e,
stesa nella bara, mi sembr una donna elegante. Adri non sapeva cosa provava: pena, distanza, una
cosa strana. Non sapeva che sentimento stava vivendo. Era pi preoccupato per la faccia arrabbiata di
Sara che per quali fossero i suoi sentimenti nei confronti di Daniela Amato de Carbonell, come diceva
il ricordino.
Non le dissi Sara,  morta mia sorella. Quando Tito Carbonell mi telefon per dirmi che era
morta sua madre, mi aspettavo che mi volesse dire qualcosa del violino e, sul momento, non capii che
cosa mi stesse comunicando, ed era semplicemente che si trovava in una camera ardente delledificio
de Les Corts, se vuoi venire, la seppelliamo domani. Io riattaccai e non dissi Sara,  morta mia sorella
perch credo che avresti detto tu hai una sorella? O forse non avresti detto niente, perch in quei giorni
io e te non parlavamo.
Nella camera ardente, molta gente. Al cimitero di Montjuc, una ventina di persone. Il loculo di
Daniela Amato ha una splendida vista sul mare. A cosa le servir, sentii che diceva qualcuno dietro a
me, mentre i muratori lo chiudevano con il cemento. Ceclia non era venuta o forse non lavevano
avvisata o era morta. Il signor Berenguer fece finta per tutto il tempo di non vedermi. E Tito Carbonell
si mise accanto a lui come se volesse far vedere da che parte stava. Lunico che mi sembr perplesso e
triste per quella morte era Albert Carbonell, diventato vedovo senza avere avuto il tempo di assimilare
lidea della solitudine che gli era piombata addosso. Adri lo aveva visto solo un paio di volte, ma gli
fece una certa pena la desolazione di quelluomo notevolmente invecchiato. Mentre scendevamo per le
lunghe strade del cimitero, Albert Carbonell mi si avvicin, mi prese sottobraccio e mi disse grazie per
essere venuto.
Ci mancherebbe altro. Sono triste.
Grazie. Forse sei lunico. Gli altri stanno facendo i loro calcoli.
Rimanemmo in silenzio; il rumore dei passi del gruppo sul sentiero sterrato, interrotto da frasi
mormorate allorecchio, da qualche maledizione contro lafa barcellonese, da qualche colpo di tosse,
dur finch arrivammo dove avevamo lasciato le macchine. Intanto, quasi in un sussurro, come volesse
approfittare della situazione, Albert Carbonell mi disse stai attento con quel ficcanaso di Berenguer.
Ha lavorato con Daniela nel negozio?
Due mesi. Daniela lha cacciato in malo modo. Da allora si sono odiati a morte e non hanno
perso occasione di dirselo.
Ancora una pausa, come se facesse fatica a parlare e camminare allo stesso tempo. Ricordai
vagamente che era asmatico. O forse me lo stavo inventando. Comunque continu e disse Berenguer 
un tipo da cui stare alla larga;  malato.
In che senso?
Nellunico senso che c. Non sta bene di testa. E odia tutte le donne. Non accetta che una
donna sia pi intelligente di lui. E neanche che possa decidere al posto suo. Questo lo ferisce e lo
corrode. Stai attento che non ti faccia del male.
Credi che potrebbe farmene?
Con Berenguer non si sa mai.
Ci salutammo davanti allauto di Tito. Ci stringemmo la mano e lui mi disse stammi bene;
Daniela mi ha parlato spesso con affetto di te. Peccato che non vi siate frequentati di pi.
Da piccolo ne sono stato innamorato un giorno intero.
Lo dissi mentre lui entrava in macchina e non so se mi abbia sentito. Da dentro mi fece un vago
gesto di saluto. Non lho mai pi rivisto. Non so neanche se  ancora vivo.
Soltanto quando mi ritrovai in mezzo allintenso traffico che si formava intorno al monumento a
Colombo, pieno di turisti che si facevano fotografie, mentre tornavo a casa pensando se te ne dovevo
parlare o meno, mi resi conto che Albert Carbonell era la prima persona che non chiamava signor
Berenguer il signor Berenguer.
Quando aprii la porta, Sara mi avrebbe potuto chiedere dove sei stato, e io, al funerale di mia
sorella; e lei, tu hai una sorella? E io, s, una sorellastra. E lei, be, me lavresti potuto dire; e io, non me
lhai mai chiesto, sai, non ci vedevamo mai. E perch adesso non mi hai detto che era morta? Perch
avrei dovuto parlarti del tuo amico Tito Carbonell, che mi vuole rubare il violino, e avremmo litigato di
nuovo. Ma quando aprii la porta di casa, tu non mi chiedesti dove sei stato e io non risposi al funerale
di mia sorella e tu non potesti chiedere tu hai una sorella? Allora mi accorsi che in ingresso cera la tua
borsa da viaggio. Adri la guard stupito.
Vado a Cadaqus rispose Sara.
Vengo con te.
No.
Se ne and senza dare spiegazioni. Accadde tutto cos in fretta che non mi resi conto
dellimportanza che questo doveva avere per tutti e due. Appena Sara fu uscita, Adri, ancora
disorientato, con il cuore in subbuglio, corse ad aprire i suoi armadi e si sent improvvisamente
sollevato: i vestiti erano al loro posto. Ti eri portata solo qualche indumento di ricambio, pensai.
...
.
...
Capitolo quarantanove.
...
.
...
Non sapendo che fare, Adri non fece niente. Era stato di nuovo abbandonato da Sara; ma
adesso sapeva il perch. Ed era solo una fuga momentanea. Momentanea? Per non pensarci pi, si butt
a capofitto nel lavoro, ma faceva fatica a concentrarsi su quella che stava diventando la stesura
definitiva di Llull, Vico, Berlin, tre organizzatori delle idee, un libro dal titolo pesante, ma che lui
aveva sentito il bisogno intimo di scrivere per allontanarsi dalla sua Storia del pensiero europeo che lo
opprimeva forse perch ci si era dedicato per tanti anni, forse perch vi aveva riposto molte speranze,
forse perch se nerano fatte eco persone che lui ammirava... Lunit, una delle possibili unit del
libro, era data dal divenire storico. E aveva riscritto i suoi tre saggi da cima a fondo. Ci lavoravo da
mesi. Avevo iniziato, amore mio, il giorno in cui avevo visto in televisione le immagini raccapriccianti
delledificio a Oklahoma City sventrato da una bomba collocata da Timothy McVeigh. Non ti avevo
detto niente perch queste cose  meglio farle e poi, casomai, parlarne. Avevo iniziato a lavorarci
perch ho sempre creduto che quelli che uccidono in nome di qualcosa non hanno diritto a contaminare
la storia. Centosessantotto morti aveva fatto Timothy McVeigh. E migliaia di disgrazie, pene e
sofferenze che non figuravano nelle statistiche. In nome di quale intransigenza, Timothy? E, non so
come, mi ero immaginato un altro intransigente, di un altro tipo di intransigenza, che gli poneva la
domanda: perch, Timothy, questa distruzione, se Dio  Amore?
Il governo americano pu andare a farsi fottere.
Timothy, figliolo: che religione pratichi? intervenne Vico.
Mandare affanculo quelli che rovinano il mio Paese.
Questa  nulla religio Ramon Llull, paziente. Le religioni note sono tre, Timothy. Esse sono:
ebraismo, che  un errore terribile, e il signor Berlin mi perdoni; islam, che  il credo errato degli
infedeli nemici della Chiesa; e cristianesimo, lunica giusta e veritiera, in quanto religione del Buon
Dio, che  Amore.
Non ti capisco, vecchio. Io ammazzo il governo.
E i quaranta bambini che hai ammazzato sono il governo? Berlin, pulendosi gli occhiali con il
fazzoletto.
Danni collaterali.
Ora sono io che non ti capisco.
1:1.
Cosa?
Uno a uno.
Il colonnello che non ferma la strage di donne e bambini di un villaggio sentenzi Vico 
reo e meritevole di condanna.
E se ammazza solo uomini, no? Berlin, burlone, al suo collega, inforcando gli occhiali.
Perch non andate tutti affanculo, eh?
Questo giovane ha unossessione verbale per il culo osserv Llull, fortemente meravigliato.
Tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada, Timothy ricord Vico. E stava
per dire quale versetto di Matteo era, ma non lo ricord perch era passato troppo tempo.
Mi fate il favore di lasciarmi in pace, vecchi decrepiti che non siete altro, cazzo?
Domani uccideranno te, Tim rimembr Llull.
168:1.
E cominci a dissolversi.
Che ha detto? Avete capito qualcosa?
S. Centosessantotto, due punti, uno.
Sembra cabalistico.
No. Questo giovane non ha mai sentito parlare della Cabala.
Centosessantotto a uno.
Llull, Vico, Berlin  stato un libro febbrile, di scrittura veloce, ma che mi lasci sfinito perch
ogni giorno, quando mi alzavo e quando andavo a dormire, aprivo larmadio di Sara e i vestiti erano
ancora l. Scrivere cos  molto difficile. E un giorno finii di scrivere, che non vuol dire che avessi
finito il libro. A Adri venne allora voglia di buttare tutti i fogli dal balcone. Si limit invece a dire
Sara, ubi es? Poi, dopo qualche minuto di silenzio, invece di uscire sul balcone, fece una pila con tutti i
fogli, li mise in un angolo del tavolo, disse Lola Piccola, esco, senza accorgersi che Caterina era gi
andata via, e and alluniversit, come se fosse un luogo adatto a distrarsi.
Che fai?
Laura si gir. Dal modo in cui camminava, sembrava che stesse prendendo le misure del
chiostro.
Penso. E tu?
Mi distraggo.
Come va il libro?
Lho appena finito.
Wow! fece lei, contenta.
Gli prese entrambe le mani, ma subito dopo le lasci andare come se si fosse scottata.
Ma non ne sono affatto convinto.  impossibile mettere insieme tre personalit cos forti.
Lhai finito o no?
Be, s. Ma adesso lo devo leggere tutto di seguito e ci trover un sacco di intoppi.
Quindi non  finito.
No. Lho scritto. Adesso lo devo solo finire. E non so se  pubblicabile, davvero.
Tu non mollare, vigliacco.
Laura gli sorrise con quello sguardo che lo turb un po. Soprattutto perch quando diceva
vigliacco aveva ragione.
Dieci giorni dopo, a met luglio, fu Tod, con la sua flemma, a chiedergli ehi, Ardvol, alla fine
stai scrivendo quel libro o no. Guardavano entrambi dal primo piano il chiostro soleggiato mezzo
vuoto.
Faccio fatica a scrivere perch Sara non c.
Non lo so.
Be, se non lo sai tu...
Non c: abbiamo litigato per un maledetto violino.
Faccio fatica a mettere insieme delle personalit cos... cos...
Cos forti, s: questa  la versione ufficiale che sanno gi tutti lo interruppe Tod.
Perch cazzo non mi lasciate tranquillo?
Versione ufficiale? E la gente come sa che sto scrivendo...
Sei la nostra star.
Ma vai a quel paese.
Ancora qualche momento di silenzio. Le lunghe conversazioni di Ardvol erano piene di
silenzi, stando a fonti attendibili.
Llull, Vico, Berlin recit Tod venendo da lontano.
S.
Cazzo. Vico e Llull, va bene: ma Berlin?
No, per favore, no, lasciami in pace, rompipalle che non sei altro.
La volont di ordinare il mondo con lo studio: questo li unisce.
Cavolo: pu essere interessante.
Per questo mi sono messo a scriverlo, imbecille del cazzo, che mi fai anche essere volgare.
Per credo che ne avr ancora per giorni. E non so se lo potr terminare: considerala la
versione ufficiale.
Tod si appoggi al parapetto di pietra.
Sai? disse dopo una lunga pausa. A me piacerebbe molto che ci riuscissi. Lo guard di
sfuggita. Mi interesserebbe leggere una cosa cos.
Gli diede un colpetto sul braccio in segno di complicit e si incammin verso il suo studio,
allangolo del chiostro. Sotto, una coppietta attraversava il chiostro mano nella mano, senza alcun
interesse per il resto del mondo, e Adri li invidi. Sapeva che se Tod gli aveva detto mi
interesserebbe leggere una cosa cos non era per adularlo e ancor meno perch avrebbe fatto bene al
suo spirito leggere un libro in cui si mettesse in relazione lirrelazionabile e ci si sforzasse di dimostrare
che i grandi pensatori facevano la stessa cosa di Tolstoj ma con le idee. Lo spirito di Tod era di
grammatura leggera e se smaniava di vedere uscire il libro che ancora non esisteva era perch ormai da
qualche anno aveva lossessione di minare la posizione del dottor Bassas allinterno del suo
dipartimento e delluniversit, e il modo migliore di farlo era creare nuovi idoli, di qualsiasi disciplina
fossero. Se non fosse per te, mi dovrei addirittura sentire lusingato per il fatto di essere utilizzato nelle
lotte degli altri per il potere.  della famiglia, il violino, Sara. Non posso fare questo a mio padre. 
morto per colpa di questo violino e adesso vuoi che lo regali a uno sconosciuto che dice che  suo? E se
non lo capisci  perch sullargomento ebrei non vuoi sentire ragioni. Ti lasci abbindolare da
gangster come Tito e il signor Berenguer. Elo, Elo, lem sabactni.
Nello studio deserto, gli venne in mente allimprovviso. O meglio, si decise allimprovviso.
Doveva essere leuforia del libro quasi finito. Compose il numero e aspett pazientemente, mentre
pensava fa che ci sia, fa che ci sia, fa che ci sia, perch senn... Guardo lorologio: quasi luna.
Sicuramente erano a tavola.
Pronto.
Max, sono Adri.
Dimmi.
Pu venire al telefono?
Leggero tentennamento.
Mmm, vediamo... un attimo.
Voleva dire che cera! Non era fuggita a Parigi, al Huitime arrondissement, n era andata in
Israele. La mia Sara era ancora a Cadaqus. La mia Sara non si era voluta allontanare molto...
Dallaltra parte del filo ancora silenzio. Non si sentivano passi e neanche voci mormorate. Trascorsero
non so quanti lunghissimi secondi. La voce era di nuovo quella di Max: Senti, dice che... Mi dispiace,
ma... Dice di chiederti se hai restituito il violino.
No: voglio parlarci.
Be... Allora dice... dice che non vuole venire al telefono.
Adri stringeva forte la cornetta. Gli si era seccata la gola di colpo. Non trov le parole. Come
se lavesse capito, Max disse mi dispiace, Adri. Davvero.
Grazie, Max.
Riattacc nel momento in cui si apriva la porta dello studio. Laura fece unespressione stupita
vedendolo l. And in silenzio alla sua scrivania e per qualche minuto rigir i cassetti. Adri non aveva
praticamente cambiato posizione, lo sguardo fisso nel vuoto, sentendo le parole delicate del fratello di
Sara come fossero una condanna a morte. Dopo un po sospir forte e guard Laura.
Stai bene? fece lei raccogliendo delle cartelle pienissime, come quelle che si portava sempre
su e gi.
Certo. Ti invito a pranzo.
Non so perch lo dissi. Non fu per vendetta. Forse fu perch volevo dimostrare a Laura e al
mondo intero che non succedeva niente, che era tutto sotto controllo.
Seduto davanti agli occhi azzurri e alla pelle perfetta di Laura, Adri lasci la met della pasta
nel piatto. Nessuno dei due aveva praticamente aperto bocca. Laura gli riemp il bicchiere dacqua e lui
fece un gesto per ringraziarla.
Allora, come va? chiese Adri facendo la faccia simpatica, come se avessero dato il via alle
chiacchiere.
Bene. Vado quindici giorni nellAlgarve.
Bello. Tod  un po fuori, no?
Perch?
Dopo qualche minuto arrivarono alla conclusione che s, forse un po s; e che era meglio che
non racconti niente del mio libro che non esiste ancora perch non c niente di pi sgradevole che
scrivere sapendo che sono tutti l in attesa di vedere se potrai mettere insieme Vico, Llull e tutto il
resto.
Chiacchiero troppo, lo so.
E per dimostrarglielo, gli raccont che aveva conosciuto delle persone molto simpatiche con cui
si sarebbe incontrata nellAlgarve, perch stavano facendo il giro della Penisola in bicicletta e
Anche tu ci vai in bicicletta?
Non ho pi let. Ci vado a riposarmi. A staccare la spina dalle solite storie della facolt.
E a rimorchiare un po.
Lei non rispose. Ma gli lanci unocchiata fugace che le serv a capire che cosa avevo, perch le
donne hanno unincredibile capacit di cogliere al volo le situazioni che ho sempre invidiato.
Che ne so, Sara. And cos. A casa di Laura, minuscola ma sempre pulita e in ordine, cera un
disordine controllato, focalizzato soprattutto nella stanza da letto. Un disordine nientaffatto caotico,
tipico dei giorni prima di una partenza. Pile di indumenti, scarpe in esposizione, un paio di guide
turistiche e una macchina fotografica. Come cane e gatto, si misero a far vedere che.
 di quelle elettroniche? fece Adri, prendendo la macchina con diffidenza.
M-mmm. Digitali.
Tu sempre con le ultime invenzioni.
Laura, in piedi, si tolse le scarpe e si mise una specie di sandali che le stavano benissimo.
E tu devi ancora usare una Leica.
Non ho una macchina fotografica. Non lho mai avuta.
E i ricordi?
Qui. Adri si indic la testa. Non spariscono. E sono sempre a portata di mano.
Lo dissi senza ironia perch sono incapace di predire il futuro.
Posso fare duecento foto con questa. Gli prese la macchina dalle mani con un gesto che
voleva nascondere limpazienza e la lasci sul comodino accanto al telefono.
Brava fece lui, senza mostrare interesse.
E poi le posso mettere nel computer. Le guardo di pi che se stessero in un album.
Bravissima. Ma per fare questo c bisogno di un computer.
Laura gli si piazz davanti, in atteggiamento di sfida.
Allora? disse, con le mani sui fianchi. Vuoi che adesso ti faccia una conferenza sulla qualit
delle foto digitali?
Adri la guard negli occhi azzurri e labbracci. Rimasero cos a lungo e piansi un po. Per
fortuna, lei non lo notava.
Perch piangi?
Non piango.
Bugiardo. Perch piangi?
A met pomeriggio avevano contribuito a rendere caotico il disordine della stanza. E rimasero
unora buona stesi sul letto, guardando il soffitto. Laura studi la medaglietta di Adri.
Perch la porti sempre?
Perch s.
Ma tu non credi in...
Mi serve per ricordare.
Ricordare che?
Non lo so.
In quel momento, squill il telefono. Era sul comodino dalla parte di Laura. Si guardarono,
come a volersi chiedere, in una sorta di silenzio colpevole, se aspettavano qualche telefonata. Laura
non si mosse, la testa sul petto di Adri, ed entrambi sentivano il telefono che, monotono, insisteva,
insisteva, insisteva. Adri guard i capelli di Laura pensando che lei si muovesse. Niente. Il telefono
continu a squillare.
...
.
...
SESTO.
...
.
...
Stabat Mater. Tutto ci che temiamo ci  concesso.
.
HLNE CIXOUS.
...
.
...
Capitolo cinquanta.
...
.
...
Due anni dopo il telefono squill allimprovviso e Adri ebbe un sussulto, come ogni volta che
lo sentiva. Rimase a guardare a lungo lapparecchio. La casa al buio, tranne la lampada da lettura nello
studio. La casa in silenzio, la casa senza te, tranne lo squillo insistente del telefono. Mise un segnalibro
nel libro di Carr, lo chiuse e rimase ancora qualche secondo a guardare il telefono che urlava, come se
questo risolvesse tutto. Lo lasci squillare ancora un bel po e alla fine, quando chi telefonava aveva
ormai dimostrato quanto fosse ostinato, Adri Ardvol si sfreg la faccia con le mani aperte, prese la
cornetta e disse pronto.
Aveva lo sguardo triste e umido, unottantina danni e un aspetto stanco, infinitamente
abbattuto. Stava sul pianerottolo e respirava con ansia, stringendo forte una piccola borsa da viaggio
come se il contatto con quelloggetto fosse ci che lo teneva in vita. Sentendo arrivare Adri, che saliva
lentamente a piedi le scale, si gir. Si guardarono per qualche secondo.
Mijnheer Adrian Ardefol?
Adri apr la porta di casa e lo invit a entrare mentre luomo, in un inglese approssimativo,
certificava di essere lautore della telefonata di quella mattina. Insieme allo sconosciuto, ero sicuro di
far entrare a casa una storia triste, ma non avevo scelta. Chiusi la porta per evitare che i segreti si
spargessero sul pianerottolo e sulle scale; in piedi, l nellingresso, mi offrii di parlare olandese e notai
subito che gli occhi umidi dello sconosciuto brillarono un po mentre faceva un gesto di ringraziamento
per la proposta di Adri, che dovette spolverare urgentemente il suo olandese arrugginito per chiedere
allo sconosciuto che cosa desiderava.
 una lunga storia. Per questo le ho chiesto se potevamo vederci con calma.
Lo fece entrare nello studio. Not che luomo, al suo ingresso in quella stanza, non aveva
potuto dissimulare un gesto di ammirazione, come il visitatore del Louvre che si trova dimprovviso in
una sala inattesa, piena di sorprese. In mezzo alla stanza, lospite diede una timida occhiata tuttintorno,
guardando gli scaffali pieni di libri, i dipinti, gli incunaboli, la vetrina degli strumenti, i due tavoli, il
tuo autoritratto e, sul tavolo, il Carr, che non avevo ancora potuto finire, e il manoscritto sotto la lente
dingrandimento, il mio ultimo acquisto: le sessantatr pagine autografe di The Dead con curiosi
commenti al margine, probabilmente dello stesso Joyce. Quando ebbe osservato tutto, guard Adri in
silenzio.
Adri lo fece sedere dallaltra parte della scrivania, uno davanti allaltro, e per qualche secondo
pensai quale dovesse essere la particolare sofferenza che produceva quellespressione di dolore rimasta
imbalsamata sul volto di quello sconosciuto. Questi apr la zip della borsa con una certa difficolt ed
estrasse qualcosa avvolto con cura in una carta. Apr il pacchetto con molta attenzione. Adri vide uno
straccio sporco, scuro di sporcizia, in cui si intuivano ancora dei quadretti chiari e scuri. Lo sconosciuto
scans la carta e lasci lo straccio sul tavolo; con gesti che sembravano liturgici, lo dispieg con
attenzione, come se dentro ci fosse un tesoro di grande valore. Gli sembr un sacerdote che preparava il
corporale sullaltare. Disteso lo straccio, vidi, con una certa delusione, che dentro non cera niente.
Come una frontiera, una cucitura, in mezzo, lo divideva in due parti uguali. Non seppi percepirne i
ricordi. Allora lo sconosciuto si tolse gli occhiali e si asciug locchio destro con un fazzoletto di carta.
Notando il rispettoso silenzio di Adri, senza guardarlo negli occhi disse che non stava piangendo, ma
che da qualche mese aveva una scomodissima allergia che gli provocava eccetera, eccetera, e sorrise
come a chiedere scusa. Si guard intorno e butt il fazzoletto nel cestino. Poi, con un gesto quasi
liturgico, indic lo straccio vecchio e sudicio con le due mani stese davanti. Come fosse un invito a
porre domande.
Cos questo? chiesi.
Lo sconosciuto mise le mani aperte sullo straccio per qualche secondo, come se stesse recitando
mentalmente una preghiera, e disse, con una voce trasformata, adesso si immagini di star pranzando a
casa con sua moglie, sua suocera e le sue tre bambine, sua suocera un po raffreddata, e
allimprovviso...
Lo sconosciuto alz la testa, adesso s che aveva gli occhi pieni di lacrime vere, non di allergie
o simili. Ma non fece alcun gesto per asciugarsi le lacrime di dolore, guard fisso davanti a s, e ripet
si immagini di star pranzando a casa con sua moglie, sua suocera raffreddata e le sue tre bambine, con
la tovaglia nuova sul tavolo, quella a quadretti bianchi e blu, perch oggi la piccola Amelietje, che  la
grande, compie gli anni, e allimprovviso qualcuno sfonda la porta senza aver prima bussato ed entra
armato fino ai denti, seguito da altri cinque soldati, con passi pesanti, e tutti insieme gridano schnell,
schnell e raus, raus, e ti trascinano fuori da casa tua per sempre, a met pasto, per tutta la vita, senza la
possibilit di guardare indietro, la tovaglia della festa, quella nuova, quella che aveva comprato la mia
Berta due anni prima, senza la possibilit di prendere niente, con quello che porti addosso. Che vuol
dire raus, pap, dice Amelietje, e non potei evitare che ricevesse un colpo sulla nuca con il calcio di un
fucile impaziente che insisteva con raus, raus, perch il tedesco si capisce da solo perch  la lingua, e
chi dice che non lo capisce  in malafede, peggio per lui. Raus!
Due minuti dopo scendevano lungo la strada, la suocera tossendo, con una custodia di violino
tra le braccia perch sua figlia, tornando dalle prove, laveva lasciata nellingresso; le bambine con gli
occhi spalancati, la mia Berta, pallida, stringendo in braccio la piccola Juliet. Gi lungo la strada, quasi
di corsa perch i soldati sembravano avere molta fretta, e gli sguardi muti dei vicini dietro le finestre. Io
presi la mano di Amelia, che quel giorno compiva sette anni e piangeva perch la botta alla nuca le
faceva male e perch i soldati tedeschi facevano paura, e la povera Trude, di soli cinque anni, mi
supplic di prenderla in braccio e io la presi e Amelia doveva correre per seguire il nostro passo. Solo
quando arrivammo alla piazza del Vetro, dovera il camion, mi accorsi che stavo ancora stringendo con
forza tra le mani il tovagliolo a quadretti bianchi e blu.
Alcuni erano pi umani, mi hanno poi raccontato. Quelli che dicevano vi potete portare
venticinque chili di bagaglio e avete mezzora per prepararlo, schnell, eh? Allora tu pensi a tutto quello
che c in una casa. Che prendi da portare via? Da portare dove? Una sedia? Un libro? La scatola di
scarpe con le fotografie? Stoviglie? Lampadine? Il materasso? Mamma, che vuol dire schnell. E quanti
sono venticinque chili? Alla fine prendi quel portachiavi inutile appeso nellingresso, dimenticato, che,
se sopravvivi e non lhai dovuto barattare con un tozzo di pane ammuffito, diventer il simbolo sacro di
quella vita felice e normale che hai vissuto prima della disgrazia. Perch si  portata via questo,
mamma? Zitto, rispose mia suocera.
Uscire di casa per sempre, accompagnato dal ritmo degli stivali dei soldati, uscire dalla vita con
mia moglie pallida di panico, le bambine terrorizzate, mia suocera sul punto di svenire e io che non
potevo farci niente. Chi ci aveva denunciati, se abitavamo in un quartiere cristiano. Perch. Come lo
sapevano. Come fiutavano gli ebrei. Sul camion, per non vedere la disperazione delle bambine,
pensavo chi, come e perch. Quando ci avevano fatto salire sul cassone, pieno di gente spaventata, io
con Trude e Berta la coraggiosa con la piccola in braccio eravamo rimasti da una parte; mia suocera e
la sua tosse erano un po pi in l. Allora Berta cominci a gridare dov Amelia, Amelietje, figlia mia,
dove sei, non ti separare, Amelia, e una manina si fece strada e si aggrapp ai miei pantaloni. La povera
Amelietje, spaventata, ancora pi spaventata perch si era trovata sola per qualche istante, mi guard
dal basso chiedendomi aiuto, anche lei avrebbe voluto essere presa in braccio, ma non lo chiedeva
perch Truu era pi piccola, e quello sguardo non lho dimenticato mai, mai pi, laiuto che ti implora
una figlia e che tu non sai, non puoi offrire, andrai allinferno per non aver aiutato la tua bambina
bisognosa di aiuto. Riuscii solo a darle il tovagliolo a quadretti bianchi e blu e lei lo afferr con tutte e
due le mani, guardandomi riconoscente, come se le avessi regalato un tesoro di grande valore, il
talismano che avrebbe fatto s che lei non si perdesse mai, ovunque andasse.
Il talismano non funzion, perch dopo quel viaggio a scossoni sul camion e due, tre o quattro
giorni su un puzzolente e asfissiante vagone merci piombato, mi strapparono Truu dalle mani malgrado
la mia disperazione, e quando mi diedero quella botta in testa che mi lasci stordito, la piccola Amelia
era gi lontana da me, inseguita, mi sembra, da alcuni cani che abbaiavano senza sosta. La piccola
Juliet e Berta che la teneva in braccio non so pi dove erano andate a finire, perch non ci eravamo
potuti neanche guardare per lultima volta, io e Berta, fosse solo per comunicarci la muta disperazione
in cui finiva la nostra felicit tanto lavorata. E la madre di Berta ancora tossiva afferrata al violino, e
Trude, dov Truu che mi sono lasciato prendere dalle mani. Non le ho mai pi viste. Eravamo scesi
dal treno solo da qualche istante e avevo perso per sempre le mie donne. Rsrsrsrsrsrsrsrs. E anche se
mi spingevano e mi urlavano ordini nellorecchio, storcendo il collo, disperato, nella direzione in cui
forse erano loro, ebbi il tempo di vedere due soldati che, con una sigaretta in bocca, strappavano dei
neonati come la mia Juliet dalle braccia delle loro madri e li sbattevano contro il legno del vagone per
farsi ubbidire dalle donne, che ccazzo, una buona volta. Fu allora che decisi di smettere di parlare con il
Dio dAbramo e con il Dio di Ges.
Rsrsrsrsrsrs. Rsrsrsrsrsrsrsrs.
Scusi... dovette dire Adri.
Luomo mi guard stupito, assente. Forse non era neanche cosciente di essere davanti a me,
come se la storia che mi stava raccontando lavesse ripetuta migliaia di volte per cercare di attenuare il
dolore.
Stanno suonando... disse Adri guardando lorologio mentre si alzava.  un amico che...
E usc dallo studio prima che laltro potesse reagire.
Di, di, di, di che pesa... fece Bernat, entrando in casa infrangendo atmosfere e con un
pacco voluminoso tra le braccia. Dove lo lascio?
Era gi nello studio e rimase sorpreso nel vedere uno sconosciuto.
Oh, scusate.
Sul tavolo disse Adri, entrando dietro a lui.
Bernat poggi il pacco sul tavolo e sorrise timidamente allo sconosciuto.
Buonasera gli disse.
Il vecchio chin la testa a mo di saluto ma non disse niente.
Vediamo, aiutami fece Bernat mentre cercava di tirar fuori il computer dal pacco. Adri tenne
fermo lo scatolone e lapparecchio usc afferrato dalle mani di Bernat.
Ora sono...
S, lo vedo. Torno pi tardi?
Siccome parlavamo in catalano, mi permisi di essere pi esplicito: gli dissi che quella era una
visita inaspettata e che avevo la sensazione che sarebbe andata ancora per le lunghe. Vediamoci
domani, se puoi.
Non ci sono problemi. Riferendosi discretamente al visitatore sconosciuto: Ci sono
problemi?.
No, no.
Benissimo. A domani, allora. Per il computer: Nel frattempo, non lo toccare.
Non mi verrebbe mai in mente.
Qui ci sono la tastiera e il mouse. Mi porto via lo scatolone. E domani ti porto la stampante.
Grazie, davvero.
Ringrazia Lloren: io faccio solo da intermediario.
Guard lo sconosciuto e gli disse arrivederci. Laltro fece un altro movimento della testa a mo
di saluto. Bernat usc dicendo non c bisogno che mi accompagni, stai, stai.
Usc dallo studio e sentirono chiudersi la porta di casa. Io mi sedetti di nuovo vicino al mio
ospite. Feci un gesto e dissi qualcosa per scusarmi della breve interruzione. Con la mano gli indicai di
proseguire, come se non ci fosse stata linterruzione di Bernat che mi aveva portato il vecchio computer
di Lloren per vedere se mi decidevo una buona volta ad abbandonare linsana abitudine di scrivere a
mano e con la penna stilografica. La donazione includeva un corso accelerato di ics sessioni, dove il
valore ics dipendeva dalla pazienza sia del cliente che del donante. Ma era vero che avevo finalmente
acconsentito a provare sulla mia pelle il brivido del computer, che tutti trovavano fantastico e di cui io
non sentivo proprio la necessit.
Al mio segnale il vecchio riprese il racconto, a quanto sembrava nientaffatto disturbato
dallinterruzione, come se recitasse un testo a memoria, e disse per anni e anni mi sono fatto la
domanda, le domande, che sono molte e si confondono in una sola. Perch sono sopravvissuto io.
Perch, se ero un uomo inutile che aveva permesso, senza offrire alcuna resistenza, che i soldati si
portassero via le mie tre figlie, mia moglie e mia suocera raffreddata. Neanche un gesto di resistenza.
Perch dovevo sopravvivere io; perch, se la mia vita fino ad allora era stata assolutamente inutile,
contabile di Hauser en Broers, una vita piatta, e lunica cosa buona che avevo fatto era stata mettere al
mondo tre figlie, una nera come il giaietto, laltra bruna come i legni nobili del bosco e la piccola
bionda come il miele. Perch. Perch, poi, il grande castigo che era langoscia di non sapere con
certezza, perch non le ho mai viste morte, di non sapere con certezza se sono veramente tutte morte, le
mie tre figlie, mia moglie e mia suocera che tossiva. Due anni di ricerche al termine della guerra mi
hanno portato ad accettare le parole del giudice che ha stabilito, per le prove e gli indizi  lui le
chiamava evidenze  trovati, che potevo dare per certo che fossero tutte morte, probabilmente lo stesso
giorno del loro arrivo a Auschwitz-Birkenau, perch in quei mesi, stando ai documenti confiscati nel
Lager, tutte le donne, i bambini e gli anziani venivano portati nelle camere a gas: si salvavano solo gli
uomini abili al lavoro. Perch sono sopravvissuto io? Quando mi separarono dalle mie bambine e da
Berta credevo che portassero me a morire, perch nella mia innocenza pensavo che il pericolo per loro
fossi io e non le donne. Invece per loro il pericolo erano le donne e i bambini, soprattutto le bambine,
perch attraverso loro pu estendersi la maledetta razza ebrea e attraverso loro, in un futuro, potrebbe
scatenarsi la grande vendetta. Furono coerenti con questa idea, per questo sono vivo, ridicolmente vivo,
adesso che Auschwitz  diventato un museo dove solo io sento puzza di morte. Forse sono
sopravvissuto fino a oggi che le racconto questa storia perch sono stato vigliacco il giorno del
compleanno di Amelietje. O perch quel sabato piovoso, nella baracca, rubai un tozzo di pane marcio
al vecchio Moshes che veniva da Vilnius. O perch mi scansai quando il Blockfhrer decise di darci
una lezione e cominci ad agitare il calcio del fucile, e il colpo che doveva ferire me ammazz un
ragazzino che non sapr mai come si chiamava ma che era di un paesino dellUcraina vicino al Felfld
ungherese e che aveva i capelli neri come il carbone, pi neri di quelli della mia Amelia, poveretta. O
forse  stato per... Che ne so... Perdonatemi, fratelli, perdonatemi, bambine mie, Juliet, Truu e Amelia,
e tu, Berta, e tu, mamma, perdonatemi per essere sopravvissuto.
Interruppe la relazione dei fatti, ma continu a tenere lo sguardo fisso davanti a s, nel vuoto,
perch un tale dolore non si pu esprimere guardando qualcuno negli occhi. Deglut, e a me, immobile
sulla sedia, non venne neanche in mente che allo sconosciuto, dopo aver parlato tanto, potesse far
piacere un bicchier dacqua. Come se non ne avesse bisogno, continu il suo racconto e disse cos ho
vissuto a testa bassa tutta la vita, piangendo la mia vigliaccheria e cercando il modo di riparare alla mia
cattiveria, finch non ebbi lidea di nascondermi l dove il ricordo non potesse mai entrare. Cercai un
rifugio: probabilmente sbagliai, ma avevo bisogno di un riparo e provai ad avvicinarmi al Dio di cui
diffidavo perch non aveva mosso un dito per salvare degli innocenti. Non so se potr capirlo, ma la
disperazione assoluta ti fa comportare in modo strano: chiesi di entrare in una certosa, ma mi dissero
che la mia non era una buona idea. Non sono mai stato religioso; sono cristiano per battesimo, ma a
casa mia la religione non  mai stata pi di unabitudine sociale e i miei genitori mi hanno trasmesso
questo disinteresse per la sfera religiosa. Mi sono sposato con la mia cara Berta, la mia coraggiosa
moglie, che era ebrea, ma di famiglia non religiosa, e che per amore non ha esitato a unirsi a un goy.
Lei mi ha reso ebreo di cuore. A partire dal rifiuto dei certosini, iniziai a mentire e negli altri due posti
dove bussai non accennai ai motivi del mio dolore, n lo mostrai. Da una parte e dallaltra imparai cosa
dovevo dire e cosa dovevo tacere, di modo che quando bussai alla quarta porta, quella dellabbazia di
San Benedetto di Achel, sapevo gi che nessuno avrebbe posto ostacoli alla mia tarda vocazione e li
supplicai, se lobbedienza non stabiliva altrimenti, di farmi vivere facendo sempre i lavori pi umili del
monastero. Da quel giorno ho ripreso a parlare, seppure poco, con Dio e ho imparato a farmi ascoltare
dalle mucche. Mi resi allora conto che il telefono squillava gi da un po, ma non me la sentivo di
rispondere. Se non altro, era la prima volta in due anni che squillava senza avermi spaventato. Lo
sconosciuto, che non lo era pi tanto, si chiamava Matthias e che per un certo periodo si era chiamato
frate Robert, guard lapparecchio e poi guard Adri, aspettandosi una reazione. Poich il padrone di
casa non mostrava alcun interesse a rispondere, continu a parlare.
Ed ecco qua disse, per aiutarsi a riprendere il discorso. Ma forse aveva gi detto tutto, perch
cominci a ripiegare lo straccio sporco come se stesse raccogliendo il banco dopo un giorno molto duro
di mercato. Lo faceva attentamente, con tutta la cura. Lasci lo straccio ben piegato davanti a s. Ripet
en dat is alles, come se non ci fosse bisogno di altre spiegazioni. Allora Adri ruppe il suo lunghissimo
silenzio e chiese perch  venuto a raccontarmi tutto questo. E aggiunse ancora che centro io con la
sua storia?
Nessuno dei due si era accorto che nel frattempo il telefono si era stufato di squillare
inutilmente. Adesso arrivava solo, molto attenuato, il rumore delle macchine su carrer de Valncia.
Tacevano entrambi, come se il rumore del traffico dellEixample barcellonese fosse per loro
particolarmente interessante. Infine guardai il vecchio negli occhi e lui, senza guardarmi a sua volta,
disse con tutto ci le confesso che non so dove sia Dio.
Be, io...
Per tanti anni nel monastero ha fatto parte della mia vita.
Le  stata utile lesperienza?
Non credo. Ma hanno cercato di insegnarmi che il dolore non  opera di Dio bens una
conseguenza della libert umana.
A questo punto mi guard e continu, alzando un po la voce, come fosse a un comizio, e disse
e i terremoti? E le alluvioni? E perch quando qualcuno fa del male Dio non lo impedisce? Eh?
Mise i palmi delle mani sullo straccio sporco: Ne ho parlato a lungo con le mucche quando
facevo il monaco contadino. Sono sempre arrivato alla disperante conclusione che il colpevole  Dio.
Perch non  possibile che il male risieda solo nella volont del malvagio.  troppo facile. Mi d
persino il permesso di ucciderlo: morta la bestia, morto il veleno, dice Dio. E non  vero. Senza bestia,
il veleno rimane per i secoli dei secoli dentro di noi.
Guard da una parte e dallaltra senza far caso ai libri che lavevano meravigliato tanto quando
era entrato nello studio. Riprese il filo: Sono arrivato alla conclusione che se Dio onnipotente permette
il male, Dio  uninvenzione di cattivo gusto. E qualcosa si  spezzato dentro di me.
La capisco. Neanchio credo in Dio. Il colpevole ha sempre nome e cognome. Si chiama
Franco, Hitler, Torquemada, Amalric, Idi Amin, Pol Pot, Adri Ardvol o come vuole. Ma ha nome e
cognome.
Non creda. Lo strumento del male ha nome e cognome, ma il male, lessenza del male... tutto
questo non lho ancora risolto.
Non mi dica che crede al Diavolo.
Mi guard qualche secondo in silenzio, come se stesse soppesando le mie parole, cosa che
addirittura mi inorgogl. Invece no: la sua testa era da unaltra parte. Sicuramente non aveva voglia di
filosofare: Truu, quella con i capelli castani, Amelia, quella con i capelli di giaietto, Juliet, la piccola,
bionda come il sole. E mia suocera raffreddata. E la mia fortezza, mia moglie, che si chiamava Berta e
che devo credere sia morta cinquantaquattro anni e dieci mesi fa. Non posso evitare di sentirmi in colpa
per il fatto di essere ancora vivo. Ogni giorno mi sveglio pensando di starle deludendo, giorno dopo
giorno... e adesso che ho ottantacinque anni e non sono ancora riuscito a morire, vivo lo stesso dolore
con la stessa intensit del primo giorno. Per questo, poich malgrado tutto non ho mai creduto al
perdono, ho provato a vendicarmi....
Come?
... e ho scoperto che la vendetta non pu mai essere totale. Ti puoi solo compiacere della
caduta dellunico imbecille che si  fatto catturare. Ma avrai sempre linsoddisfazione di pensare a
quelli che rimangono impuniti.
La capisco.
Non mi capisce mi interruppe secco. Perch la vendetta provoca ancora pi dolore e non
comporta alcuna soddisfazione. E io mi chiedo: se non posso perdonare, perch non mi rallegra la
vendetta? Eh?
Tacque, e rispettai il suo silenzio. Mi ero mai vendicato io di qualcuno? Sicuramente s, nelle
mille cattiverie della vita quotidiana sicuramente s. Lo guardai negli occhi e insistetti: In quale parte
della sua storia compaio io?.
Lo dissi un po disorientato, non so se aspettandomi un qualche tipo di protagonismo in quella
vita cos dolorosa o volendo precipitare ci che gi temevo.
Lei entra in scena proprio adesso rispose, cercando di nascondere un sorriso.
Cosa vuole?
Sono venuto a recuperare il violino di Berta.
Il telefono ricominci a squillare, come se si trattasse di un entusiastico applauso agli interpreti
di un recital memorabile.
Bernat attacc la spina e accese il computer e mentre aspettavamo che lo schermo si animasse
gli raccontai quello che era successo il giorno prima. Via via che mi ascoltava, gli si apriva sempre pi
la bocca dallo stupore.
Cosa? fece, assolutamente fuori di s.
Hai capito bene gli risposi.
Tu sei... Tu sei... Tu sei matto!
Colleg il mouse e la tastiera. Batt con rabbia il pugno sul tavolo e si mise a camminare per la
stanza. And verso la vetrina degli strumenti e lapr con un po troppo impeto, come se si volesse
accertare di quello che gli avevo appena detto. La richiuse con furia.
Attento a non rompermi il vetro lo avvertii.
Affanculo il vetro. Affanculo tu, merda, perch non mi hai avvisato, cazzo!
Perch me lavresti tolto dalla testa.
Ovviamente! Ma come hai potuto...
Semplice. Luomo si alz, and verso la vetrina, lapr e tir fuori lo storioni. Lo accarezz e
Adri lo osserv con curiosit e un po di diffidenza. Luomo si mise a piangere abbracciato al suo
violino; Adri lo lasci fare. Luomo prese un archetto dalla vetrina, tese i crini, mi guard per
chiedermi il permesso e si mise a suonare. Non suonava molto bene. S, insomma: per niente bene.
Non sono un violinista. Lo era lei. Io ero solo un dilettante.
E Berta?
Era una gran donna.
S, ma...
Era il primo violino della Filarmonica di Anversa.
Si mise a suonare una melodia ebrea che io avevo sentito pi di una volta ma che non sapevo
esattamente cosa fosse. E poich sul violino non gli veniva, la fin cantando. Mi fece venire la pelle
doca.
Tu mi hai fatto venire la pelle doca, cazzo, regalando quel violino!
 stato giusto cos.
Era un impostore, fesso! Non lo vedi? Cazzo, Dio mio. Il nostro Vial affanculo. Dopo tanti
anni... Che direbbe tuo padre, eh?
Non essere ridicolo. Non lhai mai voluto usare.
Ma morivo dalla voglia di farlo, idiota! Non sai interpretare un no? Non sai che quando tu mi
dicevi usalo, portalo alla tourne, Bernat faceva un sorriso di timidezza e lasciava lo strumento nella
vetrina negando con la testa e dicendo non  possibile, non  possibile, troppa responsabilit? Eh?
Questo  un no.
No vuol dire s, cazzo. Vuol dire che muoio dalla voglia di usarlo! Bernat, con gli occhi che
avrebbero voluto assalirmi: Ci vuole tanto a capirlo?.
Adri rimase qualche istante in silenzio, come se facesse molta fatica a digerire tanta filosofia
della vita.
Sentimi bene: sei proprio un disgraziato continu Bernat. Ti sei fatto abbindolare da
qualcuno che  venuto a spiattellarti un racconto lacrimevole.
Indic il computer: E io che venivo ad aiutarti.
Forse  meglio che lo facciamo un altro giorno, no? Oggi siamo... un po...
Cazzo, guarda che sei proprio imbecille, dare il violino al primo piagnucolone che suona alla
tua porta! Non riesco proprio a capirlo.
Quando ebbe finito di cantare la melodia, il vecchio lasci il violino e larchetto nella vetrina e
si sedette di nuovo, mentre diceva timidamente alla mia et si pu solo suonare il violino per se stessi.
Non funziona niente, le dita non rispondono e il braccio non  abbastanza forte per reggere bene lo
strumento.
Capisco.
Essere vecchio  osceno. La senescenza  oscena.
Capisco.
Non lo capisce. Io avrei desiderato morire al posto di mia moglie e delle mie figlie, e invece
sto diventando un anziano decrepito, come se avessi qualche interesse ad afferrarmi alla vita.
Non dimostra la sua et.
Fandonie. Il corpo cede su tutto. Sarei dovuto morire pi di cinquantanni fa.
E allora perch cazzo voleva un violino, quel cretino, se desiderava solo morire? Non vedi che
 contraddittorio?
Ho preso una decisione, Bernat. Ormai  fatta.
Bastardo. Dimmi dov questo cretino disgraziato che lo convinco io a...
 fatta. Non ho pi lo storioni. Ho lintima sensazione di... aver contribuito a fare giustizia.
Mi sento bene. Con due anni di ritardo.
Io mi sento malissimo. Adesso capisco: il cretino disgraziato sei tu.
Si sedette, poi si rialz. Non ci poteva credere. Affront Adri: Perch dici con due anni di
ritardo?.
Il vecchio si sedette. Gli tremavano un po le mani. Le poggi sullo straccio sporco che era
ancora ben piegato sul tavolo.
Non ha pensato al suicidio? lo dissi nel tono di un dottore che chiede al malato se gli piace la
camomilla.
Sa come pot comprarlo, Berta? rispose il vecchio.
No.
Posso fare senza, Matthias, tesoro. Posso fare la mia vita come...
S, certo. Puoi usare il violino di sempre e non succeder niente. Ma ti dico che vale la pena
fare questo sforzo. La mia famiglia mi pu prestare la met dellimporto.
Non voglio avere debiti con la tua famiglia.
 anche la tua, Berta! Perch non puoi accettare che...
A quel punto intervenne mia suocera; a quei tempi non era ancora raffreddata. Erano i tempi tra
una guerra e laltra, quando la vita tornava con furia e i musicisti potevano dedicarsi alla musica e non
a marcire nelle trincee; erano i tempi in cui Berta Alpaerts provava per ore e ore uno storioni
inabbordabile, dal suono bellissimo, sicuro, profondo, che Jules Arcan le offriva a un prezzo per niente
ragionevole. Era il giorno in cui Trude, la seconda, compiva mezzanno. Non avevamo ancora Juliet.
Era lora di cena. Per la prima volta, da quando viveva con noi, mia suocera non era a casa quando
arrivammo dal lavoro e nessuno aveva preparato da mangiare. Mentre io e Berta improvvisavamo
qualcosa, mia suocera arriv carica e lasci sul tavolo una custodia scura, magnifica. Cal un silenzio
pesante. Ricordo che Berta mi guardava cercando una risposta che io non potevo darle.
Aprila, figlia disse mia suocera.
Poich Berta non osava, sua madre la incoraggi: Vengo dal laboratorio di Jules Arcan.
Allora Berta si precipit sulla custodia e lapr. Ci chinammo tutti sul tavolo per vederlo e il
Vial ci fece locchiolino. Mia suocera aveva deciso che, avendo tutte le necessit coperte a casa nostra,
i suoi risparmi potevano servire a soddisfare il desiderio di sua figlia. La povera Berta rimase un paio
dore muta dalla sorpresa, incapace di suonare, incapace di prendere in mano lo strumento, come se
non ne fosse degna, finch Amelietje, la nostra grande, che era molto piccola, quella con i capelli di
giaietto, le disse di, mamma, voglio sentire come suona. Come lo faceva suonare bene, la mia Berta...
Benissimo... L cerano tutti i risparmi di mia suocera. Tutti. E qualche altro segreto che non ci ha mai
voluto dire. Credo che abbia venduto un appartamento che aveva a Schoten.
Luomo tacque, con lo sguardo perso oltre la parete piena di libri. Poi, come se fosse una
conclusione alla sua storia, disse ci ho messo tanti anni ad arrivare fino a lei, fino al violino di Berta,
signor Ardefol.
Questo non  un argomento valido, Adri, cazzo. Ti pu aver raccontato una qualsiasi storia
inventata, non lo vedi?
Come  arrivato fino a me? chiese Adri, incuriosito.
A forza di pazienza e di aiuti... I detective mi hanno detto che suo padre lasciava molte tracce
ovunque passasse. Faceva molto rumore quando si muoveva.
Questo succedeva tanti anni fa.
Ma io ho passato tanti anni a piangere. Finora non ero pronto a fare certe cose, tra cui
recuperare il violino di Berta. E anche cos, ci ho messo altri due anni a venire a trovarla.
Un paio di anni fa degli approfittatori mi hanno parlato di lei.
Non agivano dietro mie istruzioni. Lunica cosa che io volevo era solo trovarla.
Volevano fare da intermediari nella vendita insistette Adri.
Lungi da me gli intermediari: ho avuto pessime esperienze con questo tipo di gente. Guard
Adri con gli occhi fissi nei suoi. Non mi verrebbe mai in mente di parlare di compravendita.
Adri lo osserv, immobile. Il vecchio gli si avvicin come se volesse eliminare intermediari tra
di loro: Non sono venuto per una compravendita: sono venuto per una restituzione.
Ti hanno fregato, Adri. Ti sei fatto fregare da un astuto truffatore. Una persona intelligente
come te...
Poich Adri non rispondeva, luomo continu a parlare: Una volta trovata, la volevo prima
conoscere. A questa et, non ho pi fretta per nulla.
Perch ha voluto fare cos?
Per sapere se dovevo farle pagare il suo operato.
Le dico sin dora che mi sento colpevole di tutto.
Per questo lho studiata prima di venire a trovarla.
Che vuol dire?
Ho letto La volont estetica e laltro, quello grosso. Storia del... del...
Schioccava le dita per aiutare la memoria invecchiata.
... del pensiero europeo disse Adri con mal celato orgoglio.
Esatto. E una raccolta di articoli di cui ora non ricordo il titolo... Li ho riletti ossessivamente
in questi ultimi mesi. Ma non me ne faccia parlare perch...
Si tocc la fronte per dire che la sua testa non era pi quella di una volta.
E perch?
Non lo so bene. Probabilmente perch ho imparato a rispettarla. E perch, stando a quanto mi
hanno detto gli investigatori, lei non ha niente a che fare con...
Non volli smentirlo. Io non avevo niente a che fare con..., ma avevo molto a che fare con mio
padre. Forse, per, non era estetico parlarne in quel momento. Per questo tacqui. Ripetei solo perch mi
ha voluto studiare, signor Alpaerts.
Ho tempo in abbondanza. E cercando di riparare al male ho commesso tanti errori: il primo,
quello di credere che, nascondendomi, lorrore sarebbe sparito; e il pi grave, quello di provocare altri
orrori per mancanza di previsione.
Mi parl per ore e ore e non pensai neanche a offrirgli un bicchier dacqua. Capii che tutta
quella pena profonda aveva origine da storie confuse e disordinate che la rendevano ancora pi
profonda e straziante.
Matthias Alpaerts era entrato a casa mia dopo pranzo, verso le due, due e mezza. Alle nove di
sera non ci eravamo ancora mossi dallo studio, tranne un paio di interruzioni per andare al bagno. Da
ore le finestre lasciavano entrare il buio della strada e il riflesso tremulo dei fari delle macchine. Ci
guardammo e mi accorsi che stavo per svenire.
Data lora, la trattativa fu rapida: fagioli corallo, patata e cipolla, tutto lesso. E una frittata.
Mentre preparavo, mi chiese di poter tornare al bagno e io mi scusai di essere un padrone di casa cos
poco attento. Matthias Alpaerts fece un gesto di discolpa ed entr con urgenza in bagno. Mentre la
pentola a pressione fischiava, tornai nello studio e misi il violino sul tavolo. Lo guardai attentamente.
Gli feci una dozzina di foto con la tua storica macchina che era l dove lavevi lasciata; finch finii il
rullino. Tavola armonica, fondo, fasce, voluta e cavigliera, tastiera e vari particolari del filetto. A met
operazione, Matthias Alpaerts torn dal bagno e mi osserv in silenzio.
Sta bene? dissi senza guardarlo mentre cercavo di fotografare il Laurentius Storioni me fecit
attraverso la effe.
Alla mia et devo stare attento; niente di speciale.
Rimisi il violino nella vetrina e guardai Matthias Alpaerts negli occhi.
Come so che mi ha detto la verit? Come so che lei  Matthias Alpaerts?
Il vecchio tir fuori dalla borsa un documento indefinibile con la sua foto e me lo pass.
Io sono io, come pu vedere. Recuper il documento. Sulla domanda se dico la verit o
meno, temo di non poterle offrire alcuna prova.
Spero comprenda che me ne devo assicurare disse Adri, pensando pi a Sara e a quanto
saresti contenta se io fossi abbastanza coraggioso da restituire il violino.
Non so che altro mostrarle... fece Alpaerts con una punta di allarme mentre nascondeva il
documento nel portafoglio. Mi chiamo Matthias Alpaerts e sono, purtroppo per me, lunico
proprietario di questo violino.
Non le credo.
Non so che altro posso dirle. Come pu capire, a casa non abbiamo alcun certificato di...
Quando sono tornato a casa non ho pi trovato neanche le foto di famiglia. Avevano distrutto tutto:
avevano devastato i miei ricordi.
Mi permetta di diffidare di lei dissi senza volere.
Ha tutto il diritto di farlo replic lui. Ma far qualsiasi cosa per recuperare questo
strumento:  ci che mi lega alla mia storia e a quella delle mie donne.
La capisco, davvero. Ma...
Lui mi guard come se emergesse dal pozzo dei suoi ricordi, grondando dolore da tutto il viso.
Raccontarle questa storia mi ha fatto tornare allinferno. Vorrei che non fosse stato uno sforzo
inutile.
La capisco. Ma in un documento in mio possesso non figura il suo nome come proprietario
dello strumento.
No? stupito, disorientato, al punto da farmi anche un po pena.
Rimasero entrambi in silenzio. Dalla cucina cominciava ad arrivare lodore della verdura che
bolliva in pentola.
Ah! Certo! salt: Devessere a nome di mia moglie, certo: a cosa stavo pensando!.
E sua moglie si chiama?
Si chiamava mi corresse, crudele con se stesso: Si chiamava Berta Alpaerts.
No, signore. Non  neanche questo il nome che figura nel mio documento.
Silenzio. Mi dispiaceva quasi di aver iniziato quella sorta di mercanteggiamento disperato. Ma
Adri rimase zitto. Allora Matthias Alpaerts lanci un gridolino e disse, certo, lha comprato mia
suocera!
Come si chiamava sua suocera?
Ci pens qualche secondo, come se facesse fatica a ricordare una cosa cos semplice. Mi guard
con gli occhi che gli brillavano e disse Netje de Boeck.
Netje de Boeck. Netje de Boeck... Il nome che aveva scritto mio padre e che non ho mai
dimenticato proprio perch avevo la coscienza sporca. Quindi Netje de Boeck era una suocera
raffreddata.
Ti hanno ingannato!
Basta, Bernat. Questo per me  stato decisivo.
Imbecille del cazzo.
Netje de Boeck, ripet il mio ospite. So solo che il violino arriv a Birkenau come un membro
della famiglia: sul vagone in cui eravamo rinchiusi mi accorsi che la mia suocera raffreddata lo
stringeva tra le braccia, come fosse una nipote. Faceva un freddo che gelava i pensieri. Con grandi
sforzi mi avvicinai allangolo dove lei era seduta, accanto a unaltra donna anziana. Sentii le manine di
Amelia aggrappate ai miei pantaloni, che mi seguivano in quel difficile percorso per il vagone pieno di
gente triste.
Mamma, perch lha preso?
Non voglio che ce lo rubino.  di Berta. Netje de Boeck era una donna di carattere.
S, mamma, ma...
Allora mi guard con i suoi occhi neri e mi disse Matthias, non vedi che sono tempi di
disgrazie? Non mi hanno neanche dato il tempo di prendere le mie gioie; ma questo violino non me lo
ruberanno. Chiss che...
E ricominci a guardare davanti a s. Chiss che un giorno non ci possa dare da mangiare,
doveva voler dire mia suocera. Non osai strapparle il violino dalle mani per buttarlo sul fondo marcio
del vagone e dirle di pensare a Amelia, perch la bambina era ancora attaccata alla mia gamba e non mi
voleva abbandonare. Io avevo Truu in braccio e Juliet e Berta non le ho mai pi viste, perch erano su
un altro vagone. Come vuole che la inganni, signor Ardefol? In un altro vagone, verso lincertezza
della morte sicura. Perch sapevamo che andavamo verso la morte.
Pap, mi fa molto male qua dietro.
Amelietje si toccava la nuca. In qualche modo riuscii a lasciare Trude a terra ed esaminai la
nuca di Amelia. Un bel bernoccolo, con una ferita in mezzo che cominciava a infettarsi. Potei solo
applicarvi un bacio amoroso e impotente. Lei, poverina, da quel momento non si lament pi. Ripresi
la piccola in braccio. Dopo un po, Truu mi gir la faccia in modo che la guardassi negli occhi e mi
disse ho fame, pap, quando arriviamo. Allora dissi alla piccola Amelietje mi devi aiutare perch sei la
grande, e lei disse s, pap. Con qualche difficolt, lasciai Truu a terra e chiesi il tovagliolo a sua
sorella. Con un coltello che mi prest un uomo barbuto e silenzioso tagliai attentamente il tovagliolo in
due parti uguali e ne diedi una a ciascuna delle mie figlie. La povera Trude non disse pi che aveva
fame e Amelietje e Truu rimasero insieme, in piedi, appoggiate alle mie gambe, attaccate in silenzio a
quel pezzetto di tovagliolo miracoloso.
La cosa pi crudele era sapere che noi stessi portavamo le nostre figlie alla morte tenendole per
mano: io ero complice nellassassinio delle mie figlie, che mi si afferravano al collo o alle gambe
mentre laria del vagone, freddissima, diventava irrespirabile e nessuno si guardava negli occhi perch
eravamo tutti tormentati dagli stessi pensieri. Solo Amelietje e la piccola Truitje avevano un tovagliolo
a quadretti tutto per loro. Matthias Alpaerts and verso il tavolo e mise la mano aperta sullo straccio
sporco gi accuratamente ripiegato. Quello che mi  rimasto del giorno del compleanno di Amelia, la
mia figlia maggiore, che quando  stata uccisa aveva sette anni appena compiuti. E Truu ne aveva
cinque, e Julietje due, e Berta trentadue, e Netje, la mia suocera raffreddata, ne aveva poco pi di
sessanta...
Prese lo straccio e lo guard con fervore, poi prosegu non so ancora quale miracolo mi ha fatto
recuperare le due met. Lasci il tovagliolo sul tavolo, di nuovo con la devozione con cui il sacerdote
piega e dispiega il corporale sullaltare.
Signor Alpaerts dissi alzando un po la voce.
Lanziano mi guard, stupito per linterruzione. Per qualche istante sembr che non sapesse
dovera.
Dovremmo mangiare qualcosa.
Mangiammo in cucina, senza formalit. Nonostante il dolore, Alpaerts mangi con appetito.
Esamin con curiosit loliera con il beccuccio lungo; gli insegnai a usarla e innaffi la verdura con
lolio doliva. Visto il successo, tirai fuori il tuo porr che non usavo da tanto tempo, da quando eri
morta: lavevo messo da parte per non romperlo. Credo di non avertelo ancora detto. Ci misi un po di
vino, gli feci una dimostrazione di come si usava e, per la prima e ultima volta, Matthias Alpaerts rise
di cuore. Bevve dal porr, si macchi, sorridendo ancora, e senza che venisse a proposito mi disse
bedankt, heer Ardefol. Forse mi voleva ringraziare per la risata che si era fatto; ma non lo volli
confermare.
Non sapr mai con certezza se Matthias Alpaerts abbia davvero vissuto tutto quello che mi ha
raccontato. In fondo al cuore lo so; ma non ne avr mai la certezza assoluta. In ogni caso, mi sono
arreso a una storia che mi ha vinto, pensando a te e a ci che avresti desiderato che facessi.
Hai dilapidato il tuo patrimonio, amico mio. Se posso ancora chiamarti amico.
Se il violino  mio, perch ti preoccupi tanto?
Perch ho sempre pensato che avrei ereditato il violino se tu fossi morto prima di me.
Perch se una cosa  certa,  che la storia di quel tizio non  vera. E anche se non saremo mai
pi amici, poi ti insegner a usare il computer.
Mi ha detto se guarda attraverso lapertura di risonanza, mijnheer Ardefol, vedr che c
scritto Laurentius Storioni Cremonensis me fecit 1764 e accanto ci sono due segni, come due stellette.
E sotto a Cremonensis, una riga irregolare, pi grossa o pi fina, che va dalla emme fino allultima
enne. Se non ricordo male, perch sono passati cinquantanni.
Adri prese il violino e lo osserv. Non ci aveva mai fatto caso, ma era proprio cos. Guard
Matthias, apr la bocca, la richiuse e pos il violino sul tavolo.
Certo che era cos ratific Bernat. Ma lo sapevo anchio e il violino non era mio,
purtroppo.
Adri lasci di nuovo il violino sul tavolo. Adesso doveva prendere una decisione. In fondo so
che non mi  stato molto difficile. Ma rimanemmo insieme ancora un paio dore prima di salutarci. Gli
diedi la custodia originale, quella con una macchia scura che non c stato verso di fare andar via.
Sei un completo imbecille.
Il dolore atroce ha fatto s che Matthias Alpaerts abbia continuato a vivere come se avesse gli
anni del giorno in cui ha perso tutto.  stato questo dolore a vincermi.
Ti ha vinto la sua storia. No: la sua narrazione.
Forse s. E allora?
Luomo accarezz delicatamente, con la punta delle dita, la tavola armonica del violino. La sua
mano si mise a tremare. Imbarazzato, la nascose e si gir verso di me: Il dolore si concentra e diventa
pi intenso quando a soffrire  un essere indifeso. E la convinzione che questo si sarebbe potuto evitare
con un atto eroico ti tormenta tutta la vita e tutta la morte. Perch non gridai; perch non strozzai il
soldato che colp con il calcio del fucile la piccola Amelia; perch non gridai; perch non feci fermare
il treno; perch non ammazzai le SS che ci dicevano tu a destra, tu a sinistra, tu, mi senti?.
Dove sono le mie figlie!
Che dici?
Dove sono le mie figlie. Me le hai strappate dalle mani!
Matthias, in piedi, le braccia aperte, gli occhi spalancati, davanti al soldato che aveva chiamato
lufficiale.
Che vuoi che ne sappia io. Su. Circolare!
No! Amelia, quella con i capelli di giaietto, Truu, quella con i capelli castani come il legno del
bosco, erano con me.
Ho detto di circolare. Mettiti a destra e non rompere.
Le mie figlie! E Juliet, quella con i riccioli doro! Una bambina piccola e sveglia. Era in un
altro vagone, mi senti!
Il soldato, scocciato da tanta insistenza, lo colp con il calcio del fucile sulla fronte. Cadendo,
mezzo stordito, vide per terra uno dei due pezzi di tovagliolo, lo prese e ci si afferr come se fosse una
delle sue bambine.
Vede? chin la testa davanti a Adri, scostando un po i capelli: aveva una cosa strana sulla
testa, una specie di cicatrice lontana di quel dolore ancora vicino.
O ti metti in fila o ti spappolo il cranio disse la voce calma del dottor Budden, lufficiale,
portando la mano alla fondina chiusa. Era pi tardi del solito ed era un po nervoso; soprattutto dopo la
conversazione con il dottor Voigt, che gli esigeva risultati in un esperimento o in un altro, inventi,
diamine, non  poi cos difficile. Ma voglio un resoconto dei risultati. Matthias Alpaerts non pot
vedere gli occhi di quel mostro perch la visiera gli copriva quasi tutto il viso. Si mise
disciplinatamente nella fila di destra, che non lo portava, lui non lo poteva sapere, alle camere a gas,
bens ai padiglioni di disinfestazione per diventare mano dopera gratuita ad maiorem Reich gloriam. E
Budden, come il flautista di Hamelin, pot fare la sua selezione di bambini e bambine. Voigt, qualche
metro pi in l, pot far esplodere con un proiettile la testa di Netje de Boeck, la suocera raffreddata di
Matthias. E lui ripet a Adri: davanti alla minaccia di quellufficiale ho abbassato la testa e da allora
penso che il fatto di non essermi ribellato sia ci che ha fatto morire le mie figlie, Berta e la mia
suocera raffreddata. Berta e Juliet non le ho mai pi riviste da quando salimmo sul treno. Povera Berta:
non abbiamo potuto neanche guardarci per lultima volta. Guardarci, solo guardarci, Signore, Dio mio;
solo guardarci, anche da lontano. Guardarci... Mie care, vi ho abbandonato. E non feci niente per
vendicarmi della paura che quegli orchi mettevano a Truu, a Amelia e a Juliet. Perdonatemi, ammesso
che questa vigliaccheria meriti il perdono.
Non si torturi.
Io avevo trentatr anni. Potevo lottare.
Le avrebbero fatto esplodere il cranio e la sua famiglia sarebbe morta lo stesso. Adesso vivono
tutte nel suo ricordo.
Scemenze. Questo  un martirio. Quella ridicola protesta fu lunico atto di ribellione che mi
permisi.
Lo capisco: deve essere impossibile toglierselo dalla testa; questo  ci che ho creduto di
Matthias Alpaerts: il suo dolore. Che lo porter alla morte, oggi, domani o dopodomani. Questo era il
suo dolore, questo e il fatto di essersi spostato quando doveva ricevere il calcio del fucile che invece
ammazz un bambino. O di non aver dato un tozzo di pane a un compagno: i suoi grandi peccati gli
corrodevano lanima.
Come Primo Levi?
Era la prima volta in tutto il pomeriggio che Bernat non mi insultava. Lo guardai sorpreso e lui
si spieg: voglio dire che si  suicidato quando era gi anziano. Avrebbe potuto farlo prima, sin dal
momento in cui era uscito dallorrore. O come Paul Celan, che lha fatto, anche lui, anni e anni dopo.
Non si sono suicidati perch avevano vissuto lorrore, ma perch lavevano scritto.
Ora non ti seguo.
Ormai lavevano scritto; potevano morire.  come la vedo io. Ma si erano anche accorti che
scrivere  rivivere, e passare tanti anni a rivivere linferno  insopportabile: sono morti perch hanno
scritto lorrore che avevano vissuto. E alla fine, tanto dolore e tanto panico ridotto a mille pagine o a
duemila versi, fare entrare tanto dolore in mezza spanna di carta stampata sembra quasi un sarcasmo.
O in un dischetto come questo fece Bernat estraendone uno da una custodia. Tutta una vita
di orrori qua dentro.
A quel punto mi ero gi reso conto che, andando via, Matthias Alpaerts aveva dimenticato lo
straccio sporco sul tavolo dello studio. O forse laveva abbandonato. O me laveva regalato. Me ne ero
reso conto, ma non avevo osato toccarlo. Tutta una vita di orrore nello straccio sporco, come se fosse
un dischetto di computer. O un libro di poesie scritto dopo Auschwitz.
S. Senti... scusa, Bernat.
S.
Non ho la testa per il computer, adesso.
Tipico. Appena vedi uno schermo ti tiri indietro.
Bernat si sedette abbattuto e si sfreg il viso con le mani, un gesto che io consideravo solo mio.
Poi il telefono cominci a squillare e Adri ebbe un sussulto.
...
.
...
Capitolo cinquantuno.
...
.
...
Lha detto Orazio: Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi / finem di dederint,
Leuconoe, nec Babylonios / temptaris numeros.
Silenzio. Qualcuno guardava fuori dalla finestra. Qualcun altro teneva gli occhi bassi.
E che vuol dire, prof? la ragazza temeraria con la treccia immensa.
Non hai fatto latino? Adri, sorpreso.
Be...
E tu? al ragazzo accanto alla finestra.
Io, veramente...
Silenzio. Adri Ardvol si rivolse sconvolto a tutta la classe: Qualcuno ha fatto latino?
Qualche studente di idee estetiche e della loro storia ha mai fatto un corso di latino?.
Dopo un faticoso tira e molla, venne fuori che laveva fatto solo una ragazza: quella con la
fascia verde in testa. Adri respir a fondo un paio di volte per calmarsi.
Prof, ma che vuol dire la frase di Orazio?
Vuol dire quello che c scritto negli Atti, nella seconda lettera di Pietro e nellApocalisse.
Silenzio ancora pi pesante. Finch qualcuno si decise e chiese e che c scritto negli Atti e in
tutto il resto?
Negli Atti e in tutto il resto c scritto che il giorno del Signore verr come un ladro in piena
notte.
Quale signore?
Qualcuno ha letto la Bibbia, almeno una volta?
Non essendo disposto a sopportare un altro vergognoso silenzio, disse sapete che vi dico?
Lasciamo perdere. Anzi no: venerd portatemi una frase tratta da unopera letteraria che parli di questo
topos.
Che  un topos, prof?
E venerd dovrete aver letto una poesia. Ed essere andati a teatro. Ne parleremo a lezione.
A quel punto, davanti alle facce disorientate degli studenti, si svegli, gli occhi spalancati. E
quando si rese conto che non era stato un sogno ma il ricordo dellultima lezione, gli venne da
piangere. In quel momento si accorse che si era svegliato dallincubo perch squillava il telefono.
Sempre il maledetto telefono.
Il computer acceso sul tavolo dello studio. Non lo avrei mai creduto possibile. La luce dello
schermo faceva impallidire i visi di Lloren e di Adri, che lo osservavano attentamente.
Vedi?
Lloren muoveva il mouse e il cursore si spostava sullo schermo.
Ora fallo tu.
E Adri, con la punta della lingua di fuori, faceva muovere il cursore.
Ma sei mancino?
S.
Aspetta. Te lo metto dalla tua parte.
Ehi, non ce la faccio. Questo tappetino  troppo piccolo.
La risata di Lloren fu interiore, ma Adri la sent.
Non ridere:  vero.  troppo piccolo per me.
Una volta superato lostacolo con un po di allenamento, Adri Ardvol fu iniziato ai misteri
della creazione di un file di testo, che era, pi o meno, come una specie di rotolo infinito, straordinario,
magico. E il telefono cominci a squillare, ma Adri come se nulla fosse.
S, lo vedo, si capisce che...
Che?
Che devessere molto pratico; ma mi spaventa un po.
Poi devi imparare a usare la posta elettronica.
Oh, no. No, no... ho molto lavoro.
 facilissimo. E la posta  fondamentale.
So scrivere lettere e ho una cassetta della posta sotto casa. Senn, c il telefono.
Dice pap che non vuoi il cellulare. Silenzio incredulo:  vero?.
Il telefono si stanc di gridare inutilmente e si azzitt.
Non ne ho bisogno. Ho un bellissimo telefono a casa.
Ma se neanche rispondi quando squilla!
No tagli corto Adri. Perdi il tempo. Tu mi insegni a scrivere con questo aggeggio e...
Quanti anni hai?
Venti. Indicando il quadro di dialogo: Qui ti dice come salvare il testo per non perdere
quello che hai scritto.
Questo mi fa una paura... Vedi? La carta non si pu perdere.
Certo che si pu perdere. E si pu anche bruciare.
Sai che ti ricordo quando avevi due giorni, in clinica?
Ah, s?
Tuo padre era pazzo di gioia. Era insopportabile.
Anche adesso lo .
Be, io volevo dire...
Vedi? Lloren indicava lo schermo. Cos salvi il file.
Non ho visto come hai fatto.
Cos, vedi?
Vai troppo in fretta.
Guarda: prendi il mouse.
Adri lo prese con timore, come se la bestia lo potesse mordere.
Prendilo bene. Cos. Metti la freccetta l, dov scritto file.
Perch dici che  insopportabile?
Chi?
Tuo padre.
Boooh... Perch... Fermandogli la mano con il mouse: No, no, a sinistra.
Non ci vuole andare.
Spostalo sul tappetino.
Cavolo,  pi difficile di quanto sembri.
Macch. Pochi minuti di pratica. Adesso clicca.
Che vuol dire clicca?
Fai clic con il mouse. Cos.
Ehi! Come ho fatto? Oh,  scomparso!
Vabbe... ricominciamo.
Perch  insopportabile tuo padre? Pausa, cercando di spostare il cursore con grossi problemi.
Mi senti, Lloren?
Cos.
Ti fa studiare il violino contro la tua volont.
No, non  questo.
No?
Be, un po s.
Non ti piace il violino.
S che mi piace.
A che anno stai?
Con il piano vecchio sarebbe il settimo.
Caspita.
Secondo mio padre dovrei gi fare il corso di virtuosismo.
Ognuno ha i suoi tempi.
Secondo mio padre non ci metto interesse.
E ha ragione?
Be... No. Lui vorrebbe... Ma perch non torniamo alla lezione?
Cosa vorrebbe Bernat?
Che io fossi un Perlman.
E tu chi sei?
Lloren Plensa. E questo sembra che mio padre non lo capisca.
E tua madre?
Lei s.
Tuo padre  un bravuomo.
Lo so. Siete molto amici.
Nonostante questo,  un bravuomo.
Be, s. Per  una palla.
Cosa studi? Solo violino?
No, no!... Sono iscritto ad Architettura.
Che bello, no?
No.
E perch la studi?
Non ho detto che la studio. Ho detto che sono iscritto.
E perch non la studi?
 la condizione che mi ha messo mio padre. Imitando Bernat: Per poter trarne profitto un
domani.
E tu che vorresti studiare invece di Architettura?
Mi piacerebbe essere maestro.
Che bello, no?
Ah, s? Vallo a dire a mio padre.
Non gli piace?
 troppo poco per un figlio suo. Vorrebbe che io fossi il miglior violinista del mondo, il
miglior architetto e il miglior qualsiasi cosa del mondo. Ed  esasperante.
Un momento di silenzio. Adri stava premendo con forza il mouse, che non si poteva lamentare.
Quando se ne rese conto, lo liber dalla pressione. Dovette respirare per calmarsi: E perch non gli
dici che vuoi fare il maestro?.
Glielho detto.
E lui?
Maestro? Tu maestro? Mio figlio, maestro?
Che c? Che hai contro i maestri?
Niente: che volete che abbia? Ma perch non pu essere un ingegnere o un... non lo so, eh?
Voglio insegnare a leggere e a scrivere. E a moltiplicare.  bello.
Io sono daccordo Tecla, con uno sguardo di sfida verso suo marito.
Io no Bernat, serio, si pass il tovagliolo sulle labbra. Lasci il tovagliolo sul tavolo e
guardando il piatto vuoto disse la vita del maestro  massacrante e piena di grattacapi. E poi si
guadagna poco. Negando con la testa: Non  proprio una buona idea.
Ma a me piace.
A me no.
Ehi,  lui che deve studiare. Non tu. Va bene?
Va bene, benissimo... fate quello che vi pare. Tanto alla fine lo fate sempre...
Che vuol dire che alla fine lo facciamo sempre? Tecla, su tutte le furie: Eh?.
Be, che... niente.
No, no, dillo... Cos che facciamo sempre e che tu non vuoi fare?
Allora Lloren si alz con il piatto in mano, lo port in cucina e si chiuse in camera sua mentre
Tecla e Bernat affilavano ancora lascia perch tu hai detto che faccio sempre quello che mi pare e non
 vero! Per niente! Mai!
Ma alla fine ti sei iscritto ad Architettura sottoline Adri.
Perch non parliamo di unaltra cosa?
Hai ragione. Di, che altro posso fare con questo computer?
Vuoi provare a scrivere un testo?
No. Mi sembra che per oggi...
Scrivi una frase e poi la salviamo come se fosse un documento prezioso.
Va bene. Sai che saresti un bravo maestro?
Dillo a mio padre.
Adri scrisse Lloren Plensa mi sta insegnando a usare questo aggeggio. Chi perder prima la
pazienza, lui o io? O forse il Mac?
Ehi, questo  un romanzo! Adesso guarda come facciamo a salvarlo per poterlo riaprire
quando vuoi.
Mentre Adri, guidato dal suo paziente Virgilio, seguiva tutti i passi per salvare per la prima
volta nella vita un file, per chiudere cartelle, lasciare tutto in ordine e spegnere il computer, Lloren
disse credo che me ne andr via di casa.
Be... Questa  una cosa che...
Non lo dire a mio padre, eh?
No, no. Ma prima devi trovare un posto.
Vado con altri.
Devessere una scocciatura. Che farai con il violino se vivi con altra gente?
Perch?
Pu dare fastidio.
Allora non me lo porto.
Be, a meno che tu non vada a vivere con una fidanzata.
Non ho una fidanzata.
Lo dicevo per...
Lloren si alz, un po scocciato. Adri volle rimediare: Scusami... Non  una cosa che mi
riguarda se hai o no una fidanzata.
Ti ho detto che non ho una fidanzata, va bene?
Ho sentito, s.
Ho un fidanzato.
Qualche secondo di sconcerto. Adri ci mise un po troppo a reagire.
Benissimo. Lo sa tuo padre?
Certo! Questo fa parte del problema. E se gli dici che abbiamo parlato di tutto questo... Mi
ammazza e ti ammazza.
Non ti preoccupare. E tu fai la tua vita, dammi retta.
Quando Lloren diede ormai per conclusa la sua prima lezione di uso del computer a un alunno
ribelle e particolarmente maldestro e cominci a scendere per le scale, Adri pens com facile dare
consigli ai figli degli altri. E mi venne una voglia matta di aver avuto un figlio nostro, con il quale avrei
potuto parlare della vita come avevo fatto per qualche minuto con Lloren. Come mai gli amici parlano
cos poco tra loro che io non sapevo niente di Lloren?
Erano nella sala da pranzo, il telefono continuava a squillare e Adri non si strinse la testa tra le
mani in un gesto di insofferenza perch davanti a lui cera Bernat che gli spiegava la sua idea. Per non
sentire lapparecchio apr la porta-finestra del balcone e nella stanza entr una zaffata di traffico e
rumore mista alle grida di alcuni bambini e al tubare dei piccioni sporchi che arruffavano le penne sul
davanzale del piano di sopra. Usc sul balcone e Bernat lo segu. Dentro, quasi in penombra, Santa
Maria de Gerri riceveva la luce di ponente che le arrivava dalla parte di Trespui.
Non hai bisogno di organizzare tutto questo!  da una dozzina danni che hai una stabile
professione musicale.
Ho cinquantun anni. Non  un grande merito.
Suoni nella OBC.
Che?
Dico che suoni nella OBC! lui alz la voce.
E allora?
E fai quartetto con i Coma, accidenti!
Come secondo violino.
Stai sempre a confrontarti con gli altri.
Che?
Ho detto che stai sempre...
Perch non entriamo?
Adri entr nella sala da pranzo, e Bernat dietro. Il telefono suonava ancora. Chiusero la
finestra del balcone e il chiasso della strada si trasform in un sottofondo ignorabile.
Che dicevi? fece Bernat, un po inquieto per gli squilli persistenti del telefono.
Adri pens adesso gli dici di riflettere sul suo rapporto con Lloren. Lui soffre, soffrite tutti,
no?
Dicevo che stai sempre a confrontarti con gli altri.
Non mi sembra. Ma se cos fosse?
Tuo figlio  triste. Usi lo stesso stile che usava mio padre con me, ed  un inferno.
Ho la sensazione che tu voglia impedire persino che ti sfiori un granello di felicit.
Dove vuoi arrivare?
Se organizzi questa conferenza, per esempio, vai incontro a una delusione sicura. E al
malumore. E al malumore di chi ti circonda. Non c bisogno che tu lo faccia.
Se ce n bisogno o no, sono io a doverlo dire.
Come vuoi.
E perch hai detto che non era una buona idea?
Corri il rischio che non venga nessuno.
Sei proprio un bastardo. Guard il traffico attraverso il vetro. Senti, ma perch non rispondi
al telefono?
Perch adesso sto con te ment Adri.
Guard verso Santa Maria de Gerri senza vederla. Si sedette su una poltrona e guard di
sfuggita il suo amico. Adesso gli parlo di Lloren, si giur.
Tu ci verrai se la organizzo, no? Bernat, imperturbabile.
S.
E Tecla. E Lloren, siete gi tre persone di pubblico.
S: io, Tecla e Lloren, tre. E lo studioso, quattro. E tu, cinque. Tombola.
Non fare lo stronzo.
Come state, tu e Tecla?
Non  il massimo, ma tiriamo avanti.
Sono contento. E Lloren come sta?
Bene, bene. Ci pens prima di continuare: Io e Tecla siamo in una specie di stabilit
instabile.
E che vuol dire?
Be, che da mesi Tecla fa allusioni alla possibilit di separarci.
Accidenti...
E Lloren trova mille scuse per non farsi vedere per casa.
Mi dispiace. Come gli vanno le cose, a Lloren?
Vado con i piedi di piombo per non fare troppi casini, e Tecla fa un esercizio di pazienza,
nonostante le insinuazioni di lasciar perdere. Questa  una stabilit instabile.
Come gli vanno le cose, a Lloren?
Bene.
Silenzio. Apparentemente, lo squillo del telefono infastidiva solo Bernat.
Adesso gli dico che in questi giorni, in cui Lloren viene spesso qui, lo vedo un po triste. E
Bernat:  il suo atteggiamento. Io, no:  colpa tua, Bernat, che gli organizzi la vita senza il suo
permesso. E Bernat, secco, direbbe non ti immischiare. E io, mi devo immischiare, mi fa pena. E
Bernat, sillabando: non-ti-ri-guar-da. Capito? E io, va bene, ma  triste: vuole fare il maestro. Perch
non lasci che tuo figlio faccia quello che vuole? E Bernat si alzerebbe infuriato come se avessi dato via
di nuovo il nostro storioni, se ne andrebbe masticando bestemmie e non mi parlerebbe mai pi.
A che pensi? fece interessato Bernat.
Che... Che lo devi preparare molto bene. Ti devi assicurare una ventina di persone. E scegli
una sala con capienza per venticinque. Successo garantito.
Molto astuto.
Tacquero. Ho il coraggio di dirgli che quello che scrive non mi piace ma non so parlargli di
Lloren. Lo squillo del telefono torn alla carica. Adri si alz, sollev la cornetta e la riabbass.
Bernat non os dire niente. Adri si risedette e riprese la conversazione come se nulla fosse.
Non ti puoi aspettare una folla. A Barcellona si organizzano almeno ottanta-cento eventi
culturali al giorno. E poi la gente ti conosce come musicista, non come scrittore.
Come musicista, no: sono uno dei tanti violinisti che grattano le corde sul palco. Come
scrittore, sono autore unico di cinque libri di racconti.
Che tra tutti non hanno venduto neanche un migliaio di copie.
Solo Plasma  arrivato a un migliaio.
Mi hai capito.
Sembri il mio editore: sempre incoraggiante.
Chi te lo presenter?
Carlota Garriga.
Bene.
Bene? Geniale. Lei da sola  gi un richiamo.
Quando Bernat se ne and, non gli aveva ancora detto una parola di Lloren. E lui era rimasto
dellidea di fare la sessione suicida dedicata alla propria opera letteraria: Bernat Plensa, un percorso
narrativo ci sarebbe stato scritto sugli inviti. A quel punto il telefono, come fosse in agguato,
ricominci a suonare e, come sempre, Adri trasal.
Adri aveva deciso di trasformare una lezione di Storia delle idee estetiche in unaltra cosa e per
questo aveva dato loro appuntamento in un altro posto e a unaltra ora, come aveva fatto quando erano
andati nel vestibolo della stazione della metro di Universitat. O come quando avevano fatto, che ne so,
delle cose divertenti che quel pazzo dellArdvol si inventava. Sembra che un giorno avesse fatto
lezione nel giardino di carrer de la Diputaci, e la gente passava di l e lui come se fosse la cosa pi
normale del mondo.
Qualcuno ha dei problemi di orario?
Tre braccia alzate.
Deduco quindi che tutti gli altri ci saranno, e puntuali.
Che faremo?
Ascolterete. E interverrete, se vi va.
Ma ascolteremo cosa?
Scoprirlo fa parte del contenuto della lezione.
A che ora finiremo? il ragazzo biondo seduto a met aula, quello con due ammiratrici fedeli
che adesso lo guardavano entusiaste per lopportunit della domanda.
Vale per lesame? il ragazzo con la barba da quacchero sempre seduto accanto alla finestra,
separato da tutti.
Dobbiamo prendere appunti? la ragazza con la treccia immensa.
Dopo aver risolto tutti i dubbi, fin la lezione come sempre, ordinandogli di leggere poesia e di
andare a teatro.
Arrivato a casa, trov un telegramma di Johannes Kamenek che lo invitava a tenere una
conferenza alluniversit domani. Stop. Domani Stop? Kamenek  impazzito.
Johannes.
Oh, finalmente!
Che c?
 un favore. Voce agitata di Kamenek.
E perch tanta fretta?
Devi avere il telefono staccato. O guasto.
Veramente... no. Ma... Se telefoni di mattina c una signora che...
Stai bene?
Be, prima del tuo telegramma s. Mi dici di venire a tenere una conferenza domani.  un
errore?
No, no. Devi accorrere a spegnere un incendio. Ulrike Hrstrup non pu pi venire. Ti prego.
Accidenti: e su che?
Su quello che vuoi. Pubblico assicurato perch sono i partecipanti alle giornate. Sta
funzionando benissimo. E allultimo momento...
Cos successo alla Hrstrup?
Trentanove di febbre. Non si  potuta mettere in viaggio. Avresti i biglietti a casa prima di
stasera.
E deve essere domani?
Domani alle due. Dimmi di s.
Dissi di no, non sapevo ancora di cosa potevo parlare, accidenti, Johannes, non mi fare questo, e
lui parla di quello che vuoi ma vieni, ti prego, allora dovetti dire di s, mi portarono misteriosamente i
biglietti a casa e lindomani volai a Stoccarda e poi verso la mia amata Tubinga. In aereo pensai al tema
che mi sarebbe piaciuto trattare e mi feci uno schema. A Stoccarda mi aspettava un tassista pachistano
che aveva ricevuto le dovute istruzioni e che mi lasci davanti alluniversit, dopo aver violato la legge
per vari chilometri da brivido.
Non so come pagarti il favore disse Johannes, che mi accolse allingresso della facolt.
Lhai detto,  un favore: non si paga. Parler di Co?eriu.
No! Ne hanno parlato proprio oggi.
Merda.
Avrei dovuto... Accidenti, mi dispiace. Puoi... non lo so...
Johannes, pur tentennando, mi stringeva il braccio e mi faceva camminare verso lauditorium.
Improvviser. Lasciami qualche minuto per/Non abbiamo qualche minuto fece Kamenek
continuando a tirarmi il braccio.
Bene. Ho tempo per andare al bagno?
No.
Che non mi vengano poi a parlare dellimprovvisazione mediterranea e della preparazione
metodica dei tedeschi...
Hai ragione: ma Ulrike era gi una sostituta.
Accidenti: sono il tappabuchi. E perch non la rimandate?
Impossibile. Non si  mai fatto. Mai. Abbiamo gente di fuori che...
Ci fermammo davanti alla porta dellauditorium. Mi abbracci pieno di vergogna, mi disse
grazie, amico, e mi fece entrare nella sala, dove il trenta per cento del paio di centinaia di persone che
assistevano alle giornate su linguistica e pensiero guardavano che strano aspetto aveva Ulrike Hrstrup,
calvo e piuttosto pancione, per niente femminile. Mentre Adri riordinava mentalmente le idee che non
aveva, Johannes Kamenek ricordava ai presenti i problemi di salute della professoressa Hrstrup e la
fortuna che avevano tutti di poter ascoltare il professor Adri Ardvol, che vi parler di... che vi
parler adesso.
E si sedette accanto a me, immagino come una sorta di gesto di solidariet. Notai come si
afflosciava e si distendeva fisicamente, povero Johannes. E per poter riordinare le idee, cominciai a
recitare, lentamente e in catalano, quella poesia di Foix che inizia:  per la Mente che mi sapre
Natura / allocchio goloso; per essa mi so immortale / poich lordino, e di qua e di l del male / il
tempo  uno e per il mio ordine dura. E la tradussi letteralmente. Da Foix e dallimportanza del
pensiero e del presente, passai a spiegare che vuol dire la bellezza e perch lumanit la insegue da
secoli. Il professor Ardvol apr molti interrogativi e non seppe o non volle dare le risposte. E apparve,
inevitabile, il male. E il mare, il mare oscuro. Parl dellamore per il sapere, senza preoccuparsi che
rientrasse perfettamente nel tema di quelle giornate su linguistica e pensiero. Parl poco di linguistica e
molto di sto riflettendo sulla natura della vita ma mi si interpone la morte. Allora, come un lampo, gli
apparve il funerale di Sara, con un Kamenek perplesso e silenzioso. E dopo molto disse per questo Foix
finisce il sonetto con queste parole: ... e nei secoli mi muovo, / lento, come la roccia sopra al mare
scuro; ed erano passati cinquanta minuti. Usc subito per una lunga sosta in bagno.
Prima della cena che il comitato organizzatore gli offriva in segno di riconoscenza, Adri volle
fare due cose a Tubinga, approfittando del fatto che aveva laereo il giorno successivo. Da solo, ti
prego. Davvero, Johannes. Lo voglio fare da solo.
Bebenhausen. Era molto restaurato. Si facevano ancora visite turistiche, ma nessuno chiedeva
alla guida che vuol dire secolarizzato. Da lontano, pens a Bernat e ai suoi libri. Erano passati pi di
ventanni e non era cambiato niente: n a Bebenhausen n con Bernat. Poi, quando cominciava a
imbrunire, entr nel cimitero di Tubinga e passeggi come aveva fatto tante volte, da solo, con Bernat,
con Sara... Sentiva il rumore dei propri passi, un rumore secco, duro, sul fondo di terra battuta. Senza
proporselo, cammin fino alla tomba vuota di Franz Grbbe, sul limitare. Davanti a lui, Lothar Grbbe
e sua cugina Herta Landau, di Bebenhausen, quella signora cos gentile che aveva scattato una
fotografia a lui e a Bernat, stavano ancora sistemando delle rose bianche come lanima del figlio e
nipote eroe. Sentendo i suoi passi, Herta Landau si volt e, vedendolo, dissimul lo spavento.
Lothar... disse con la voce strozzata, assolutamente terrorizzata.
Lothar Grbbe si volt. Lufficiale SS si era fermato davanti a loro e per il momento aspettava,
muto, che gli altri si spiegassero.
Sto pulendo tutte queste tombe disse alla fine Lothar Grbbe.
Documenti fece lSS-Obersturmfhrer Adrian Hartbold-Bosch, immobile davanti allanziano
e alla donna pi giovane. Herta, molto agitata, non riusciva ad aprire la borsa. Lothar era preso da un
tale panico che cominci a comportarsi come fosse coperto da un velo di indifferenza, come se fosse
gi morto, finalmente al tuo fianco, Anna, e a fianco del coraggioso Franz.
Accidenti... esclam. Li ho dimenticati a casa.
Li ho dimenticati a casa, Obersturmfhrer! lo rimprover lSS-Obersturmfhrer
Hartbold-Bosch.
Li ho dimenticati a casa, Obersturmfhrer! grid Lothar, guardando lufficiale negli occhi,
impercettibilmente marziale. Il tenente indic la tomba.
Che ci fate sulla tomba di un traditore. Eh?
 mio figlio, Obersturmfhrer disse Lothar. E indicando Herta, erta e terrorizzata: Questa
donna, non la conosco neanche.
Mi accompagni.
Linterrogatorio lo diresse lo stesso Obersturmfhrer Adrian Hartbold-Bosch. Non fosse mai
che, malgrado let, quel Lothar non avesse qualche contatto con il gruppo dellabietto Herbert Baum.
Ma  solo un vecchio! (frate Miquel). Vecchi e bambini sono ugualmente pericolosi per la sicurezza del
Reich. Ai suoi ordini (frate Miquel). Fategli vomitare tutte le informazioni. Con ogni mezzo? Con ogni
mezzo. Torturatelo sulla pianta dei piedi, per cominciare. Quanto tempo? Il tempo di tre avemarie ben
recitate. Proseguite con il cavalletto per la durata di un credoinunumdeum. S, eccellenza.
Herta Landau, miracolosamente non arrestata, disperata, ci mise mezzora a poter stabilire un
contatto telefonico con Berlino, dove la informarono su come doveva fare per parlare con Auschwitz, e
dopo unora buona riusc miracolosamente a sentire la voce di Konrad: Heil Hitler. Hallo.
Impaziente: Ja, bitte?.
Konrad, sono Herta.
Chi?
Herta Landau, tua cugina. Ammesso che tu abbia ancora una famiglia.
Che succede, adesso?
Hanno arrestato Lothar.
Chi  questo Lothar? tono scocciato.
Lothar Grbbe, tuo zio. Chi vuoi che sia.
Ah! Il padre dellabietto Franz?
Il padre di Franz, s.
E cosa vuoi?
Intercedi, per compassione. Lo possono martirizzare e finiranno per ucciderlo.
Chi lha arrestato?
Le SS.
Ma perch?
Perch ha messo dei fiori sulla tomba di Franz. Fai qualcosa.
Be... Io che...
Per lamor di Dio!
Adesso sono molto occupato. Vuoi che ci comprometta tutti e due?
Ma  tuo zio!
Qualcosa deve aver fatto.
Non dire questo, Konrad!
Senti, Herta: chi  causa del suo mal pianga se stesso.
Hollndisch? Herta sent dire a Konrad. E poi al telefono: Tu non lo so, ma io sto lavorando.
Sono molto occupato e non posso stare dietro a queste scemenze. Heil Hitler!.
E sent come quel bastardo di Konrad Budden riattaccava il telefono e condannava Lothar.
Allora si mise a piangere sconsolatamente.
Lothar Grbbe, di sessantadue anni, non era un individuo pericoloso. Per la sua morte poteva
servire da esempio: padre di traditore abietto che mette fiori su una tomba come fosse un monumento
della resistenza interna? Una tomba che...
LObersturmfhrer Hartbold-Bosch rimase a bocca aperta, pensando. Certo! Ai due gemelli che
reggevano il muro: Fate scavare la tomba del traditore!.
La tomba dellabietto e codardo traditore Franz Grbbe era vuota. Lothar il Vecchio si era
burlato delle autorit mettendo di nascosto dei fiori in un posto in cui non cera niente.  pi pericolosa
una tomba vuota che con un sacco pieno dossa dentro: il vuoto la rende universale, facendone un
monumento.
Che facciamo del prigioniero, eccellenza?
Adrian Hartbold-Bosch trasse un respiro profondo. Con gli occhi chiusi e la voce bassa e
tremante disse appendetelo a un gancio da macellaio, come si puniscono i traditori del Reich.
Non credete che... sia troppo crudele?  un vecchio.
Frate Miquel... voce minacciosa dellObersturmfhrer. Accorgendosi del silenzio, guard i
suoi subordinati, tutti a capo chino. Allora aggiunse gridando, vomitando: Portate via questa
carogna!.
Lothar Grbbe, terrorizzato dalla morte che lo aspettava, fu portato nella cella disolamento.
Poich non capita tutti i giorni di punire un traditore, dovettero montare il marchingegno per collocare
il gancio che prima avevano dovuto affilare come si deve. Mentre lo issavano con una corda, sudava e
soffocava in un vomito provocato dal panico. Ebbe tempo di dire non ti preoccupare, Anna, non 
niente. Mor di paura mezzo secondo prima di essere infilzato con quella necessaria furia con cui si
impalano i traditori.
Chi  questa Anna? chiese uno dei gemelli ad alta voce.
Ma che vuoi sapere, adesso rispose laltro.
...
.
...
Capitolo cinquantadue.
...
.
...
Nella Sala Sagarra dellAteneu, alle sette e mezza di quel marted con grosse nuvole scure in
cielo, tutte le sedie disponibili, una cinquantina, erano occupate da giovani che sembravano ascoltare
estasiati la musica di sottofondo eccessivamente sdolcinata. Un anziano dallaspetto disorientato, dopo
uninterminabile esitazione, scelse un sedile in fondo, come se avesse paura che al termine lo potessero
interrogare. Due donne di et avanzata in prima fila, chiaramente deluse perch non avevano visto
traccia di rinfresco, si facevano confidenze, caricandosi a vicenda a furia di sventagliate. Su un tavolo
di lato erano esposti i cinque volumi dellopera completa di Bernat Plensa. Tecla era l, in prima fila,
cosa che sorprese abbastanza Adri. Guardava indietro, come se stesse controllando chi entrava. Adri
le si avvicin e la salut con un bacio, e lei gli sorrise per la prima volta dallultima discussione in cui
era intervenuto invano per mettere pace. Era davvero tanto che non si vedevano.
Promette bene, no? fece Adri alzando le sopracciglia per indicare la sala.
Non me laspettavo. E poi, tanti giovani.
M-mmm.
Come va con Lloren?
Benissimo. So gi fare documenti di testo e salvarli su un dischetto. Adri pens un attimo:
Ma sono ancora incapace di scrivere qualcosa direttamente al computer. Sono legato alla carta.
Arriver anche quello.
Ammesso che debba arrivare.
A quel punto suon il telefono e nessuno ci bad. Adri alz la testa e le sopracciglia. Nessuno
sembrava farci caso, come se non suonasse.
Anche sul tavolo dei relatori cerano i cinque libri pubblicati da Bernat, messi in modo che la
gente potesse vedere la copertina. La musica di sottofondo sdolcinata si interruppe, ma il telefono, pi
debole, continuava a squillare, e apparve Bernat in compagnia di Carlota Garriga. Adri si sorprese di
non vederlo con il violino in mano e sorrise al pensiero. Autore e relatrice si sedettero. Bernat ammicc
verso di me e guard con soddisfazione lambiente della sala. Carlota Garriga cominci a dire che
aveva sempre ammirato la letteratura di Bernat Plensa e lui mi ammicc di nuovo; per qualche istante
immaginai che avesse organizzato tutto quellambaradan solo per me. Quindi decisi di rimboccarmi le
maniche e di ascoltare con attenzione ci che diceva la dottoressa Garriga.
Mondi quotidiani, con personaggi infelici, che non riescono a decidersi se amare o uscire di
scena, il tutto servito con una notevole capacit stilistica, e questo fa parte di un altro aspetto che
tratter pi avanti.
Mezzora dopo, quando la Garriga aveva gi trattato tutti i temi, anche quello delle influenze,
Adri alz la mano per chiedere allautore se cera un motivo per cui i personaggi dei primi quattro
libri si assomigliavano cos tanto sia dal punto di vista fisico che psicologico, e subito dopo si pent di
aver fatto quella domanda. Dopo qualche secondo di riflessione, Bernat disse s, s, il signore ha
ragione.  una cosa voluta. Un modo di affermare che questi personaggi sono i precursori di quelli che
verranno nel romanzo che sto scrivendo adesso.
Lei sta scrivendo un romanzo? chiesi sorpreso.
S. Mi manca ancora molto, ma s, lo sto scrivendo.
Una mano in fondo alla sala: era la ragazza con la treccia immensa, che chiese ci potrebbe
spiegare quale sistema utilizza per inventarsi i racconti, e Bernat sbuff soddisfatto dicendo pff, che
domanda. Non so se sar in grado di rispondere. Ma parl cinque minuti di seguito di come faceva a
inventarsi i racconti. Poi si lanci il ragazzo con la barba da quacchero, che gli chiese dei suoi modelli
letterari. Allora guardai soddisfatto indietro, verso il pubblico, e rimasi di sasso perch in quel
momento entrava Laura. Non la vedevo da mesi, da quando se nera andata in non so che altro posto
della Svezia. Non sapevo neanche che fosse tornata. Era bella, s. Ma no. Che ci faceva l? Poi, il
ragazzo biondo con le due ammiratrici si alz e disse che lei o la signora...
La dottoressa Garriga disse Bernat.
S conferm il ragazzo con le due ammiratrici. Avete detto un po di sfuggita che lei 
musicista e non capivo come mai se  musicista si  messo anche a scrivere. Voglio dire, se ci si pu
dedicare contemporaneamente a tante arti. Quindi, se magari dipinge anche, di nascosto, o fa lo
scultore.
Le ammiratrici risero dellarguzia dellammirato e Bernat rispose che tutto nasceva dalla
profonda insoddisfazione dellanimo umano. Il suo sguardo incroci allora quello di Tecla. Notai una
leggera, leggerissima esitazione, e Bernat aggiunse mi spiego: lopera darte nasce
dallinsoddisfazione; con la pancia piena non si fa arte: si fa un riposino. E qualcuno dei presenti
sorrise.
Al termine dellincontro, Adri and a salutare Bernat e questi gli disse vedi?, sala piena, e
Adri rispose s, congratulazioni, davvero. Tecla diede un bacio a Adri: sembrava pi tranquilla,
adesso, come se si fosse tolta un peso, e prima che la Garriga si unisse a loro disse non mi aspettavo
che venisse tanta gente, sai? E Adri non os chiedere come mai non  venuto il mio amico Lloren. La
Garriga, unitasi al gruppo, volle salutare il professor Ardvol, che non conosceva di persona, e Bernat
propose perch non andiamo a cena tutti insieme.
Non posso, mi dispiace. Davvero. Andate a festeggiare, ve lo meritate.
Quando usc, la sala era gi vuota. Nellandrone, Laura faceva finta di guardare le informazioni
sui prossimi eventi e non appena sent i passi di Adri si volt: Ciao.
Ciao.
Ti invito a cena fece lei, seria.
Non posso.
Di...
Non posso, davvero. Devo andare dal medico.
Laura rimase a bocca aperta, come se le si fossero bloccate a met strada le parole che voleva
dire. Guard lorologio, ma non disse niente. Anzi, un po offesa, disse va bene, daccordo, non
importa. E con un sorriso forzato: stai bene?
No. E tu?
Neanche. Forse vado a vivere a Uppsala.
Ah... Be... Se  la cosa migliore per te...
Non lo so.
Ne possiamo parlare in un altro momento? disse Adri alzando il polso con lorologio a mo
di scusa.
Vai dal medico, s, vai.
Adri le diede un bacio casto sulla guancia e usc di corsa, senza guardarsi indietro. Gli arriv
ancora la risata rilassata di Bernat e mi sentii davvero bene, benissimo, perch Bernat si merita tutto
questo. Cominciava a piovere e, con gli occhiali schizzati di pioggia, si mise a cercare un impossibile
taxi.
Scusami. Si pul le scarpe zuppe sullo zerbino.
Non ti preoccupare. Lo fece entrare indicandogli di andare a sinistra, direttamente nello
studio. Pensavo che te ne fossi dimenticato.
Dalla parte destra dellappartamento veniva rumore di piatti e posate della vita quotidiana. Il
dottor Dalmau entr dietro a lui e chiuse la porta. Stava per prendere il camice dallappendiabiti, ma ci
ripens. Si sedettero da una parte e dallaltra del tavolo. Si guardarono in silenzio. Dietro al dottore, la
riproduzione di un modigliani pieno di gialli. Fuori, il ticchettio della pioggia primaverile.
Allora, che c?
Adri alz una mano per chiedere attenzione.
Senti?
Che cosa?
Il telefono.
S. Adesso rispondono.  sicuramente per mia figlia e rimarr occupato un paio dore.
Ah.
In effetti, in fondo allappartamento il telefono smise di squillare e una voce femminile disse
pronto? S, sono io; chi vuoi che sia?
Che altro? fece il dottor Dalmau.
Solo questo: il telefono. Sento sempre lo squillo del telefono.
Vediamo, spiegati meglio.
Sento in continuazione lo squillo del telefono, uno squillo che mi colpevolizza e che mi divora
dentro, non c verso di togliermelo dalla testa.
Da quando?
Da pi di due anni. Quasi tre. Dal quattordici luglio del millenovecentonovantasei.
Quatorze juillet.
Oui. Da quando il telefono ha suonato il quattordici luglio del millenovecentonovantasei.
Suonava sul comodino dalla parte di Laura, in una stanza disordinata con valigie fatte a met. Si
guardarono, come a volersi chiedere, in una sorta di silenzio colpevole, se aspettavano qualche
telefonata. Laura non si mosse, aveva la testa sul petto di Adri, e tutti e due sentivano il telefono che,
monotono, insisteva, insisteva, insisteva. Adri guard i capelli di Laura pensando che lei si muovesse.
Niente. Il telefono continu a farsi sentire. Alla fine, come un miracolo, si ristabil il silenzio. Adri si
rilass; in quel momento si accorse che, mentre il telefono squillava, si era irrigidito. Pass una mano
sui capelli di Laura. Immobilizz il gesto perch il telefono riprese a squillare.
Uffa, quanto rompono fece lei, rannicchiandosi di pi verso Adri.
Suon per un altro bel po.
Rispondi disse lui.
Non ci sono. Sto con te.
Rispondi.
Laura si mise a sedere controvoglia, alz la cornetta e disse pronto con la voce spenta. Qualche
secondo di silenzio. Si volt e gliela pass, nascondendo benissimo la sorpresa.
 per te.
Impossibile, pens Adri. Ma prese lapparecchio. Si accorse, meravigliato, che era un telefono
senza fili. Forse era la prima volta che ne usava uno. Si stup di pensarlo, e di ricordarlo adesso davanti
al dottor Dalmau quasi tre anni dopo.
Pronto?
Adri?
S.
Sono Bernat.
Come mi hai trovato?
 lungo da spiegare. Senti...
Capii che il tentennamento di Bernat era di mal augurio.
Dimmi...
Sara.
Tutto  finito qui, amore. Tutto.
...
.
...
Capitolo cinquantatr.
...
.
...
I giorni troppo brevi accanto a te, lavandoti, coprendoti, ventilandoti, chiedendoti perdono. I
giorni che ho dedicato a rendere pi lieve il dolore che ti ho causato. I giorni di via crucis soprattutto
tua e, scusami, non voglio offenderti, anche mia mi hanno fatto diventare un uomo diverso. Prima
avevo degli interessi. Adesso sono rimasto senza motivi e passo le mie giornate a pensare davanti a te,
che sembra riposi placidamente. Che ci facevi a casa? Eri tornata ad abbracciarmi o a rimproverarmi?
Venivi a cercarmi o volevi solo prendere altri vestiti perch pensavi al Huitime arrondissement? Io ti
avevo telefonato, ricordati, e Max mi aveva detto che non volevi parlare con me. S, s, scusami: Laura,
s;  tutto molto penoso. Il fatto  che non cera bisogno che tornassi: non te ne saresti mai dovuta
andare perch non avremmo mai dovuto litigare per un violino di merda. Ti giuro che lo restituir al
suo proprietario appena sapr chi . E lo far in nome tuo, amore. Mi senti? Da qualche parte ho il
foglio con il nome che mi hai dato.
Vada a dormire, signor Ardvol linfermiera con gli occhiali di celluloide, Dora.
Il dottore mi ha detto di parlarle.
Non ha smesso un attimo in tutto il giorno. La povera Sara deve avere una testa cos.
Esamin la flebo, regol il flusso e osserv il monitor in silenzio. Senza guardarlo negli occhi:
Di cosa le parla?.
Di tutto.
 stato due giorni interi a raccontarle mille storie.
Non le  mai successo di dispiacersi per i silenzi che ha avuto con la persona che ama?
Dora diede unocchiata generale in giro e disse, guardandolo negli occhi, far un favore a tutte
noi se se ne va a dormire e torna domani.
Non mi ha risposto.
Non ho la risposta.
Adri Ardvol guard Sara: E se si sveglia mentre non ci sono?.
Le telefoneremo, non si preoccupi. Non si muover di qui.
Non os dire e se muore, perch era impensabile, adesso che a settembre si sarebbe inaugurata
la mostra di disegni di Sara Voltes-Epstein.
A casa continuavo a parlare con te, ricordando le cose che ti raccontavo. E adesso, qualche anno
dopo, ti sto scrivendo in gran fretta perch tu non muoia del tutto quando io non ci sar pi.  tutto
falso, lo sai. Ma  tutto vero, una grande e profonda verit che nessuno potr mai smentire. Questi
siamo io e te. Questo sono io con te, luce della mia vita.
Oggi  venuto Max disse Adri. E Sara non rispose, come se non le importasse.
Ciao, Adri.
Lui, che era assorto a guardarla, si volt verso la porta. Max Voltes-Epstein, con un assurdo
mazzo di rose in mano.
Ciao, Max. Indicando le rose: Non occorre che....
Adora i fiori.
Ho vissuto tredici anni accanto a te senza sapere che adori i fiori. Mi vergogno di me stesso.
Tredici anni senza accorgermi che ogni settimana cambiavi il mazzetto di fiori nel vaso in ingresso.
Garofani, gardenie, gigli, rose, fiori di ogni tipo. Adesso, improvvisamente, mi era esplosa
questimmagine addosso, come unaccusa.
Lasciali qui, s, grazie. Indicai vagamente fuori dalla porta: Adesso chiedo un vaso.
Posso stare tutto il pomeriggio. Mi sono organizzato per... Se vuoi andare a riposare...
Non potrei.
Hai una faccia... Hai una faccia molto sciupata. Dovresti metterti a letto qualche ora.
Rimasero entrambi a osservare Sara per un po, rivivendo ognuno la propria storia. Max
pensava perch non lho accompagnata io, non sarebbe stata da sola. Ma come facevo a saperlo, come
facevo a saperlo. Adri pensava di nuovo, ostinatamente, se non fossi stato nel letto di Laura sarei stato
a casa a fare ritocchi a Llull, Vico e Berlin e avrei sentito rsrsrsrsrsrsrsrsrs, avrei aperto, avresti
lasciato a terra la borsa da viaggio e quando avessi avuto quel ccazzo di emorragia cerebrale, lictus
infernale, io ti avrei raccolta da terra, ti avrei portata a letto, avrei telefonato a Dalmau, alla Croce
Rossa, al Pronto Soccorso, a Medicus Mundi, e ti avrebbero salvata,  stata colpa mia, perch al
momento dellattacco non ero con te. Dicono i vicini che sei uscita sul pianerottolo, perch la borsa era
gi dentro, e che ti hanno raccolta dopo che eri caduta per tre o quattro gradini e mi ha detto la
dottoressa Real che la prima cosa che hanno fatto  stata salvarti la vita e che adesso vedranno se hai
qualche lussazione o qualche costola rotta, poveretta, ma se non altro ti hanno salvato la vita, perch un
giorno ti sveglierai e mi dirai prenderei molto volentieri un caff, come la prima volta che sei tornata.
Dopo aver passato la prima notte con te in ospedale, ancora con lodore di Laura addosso, tornando a
casa vidi nellingresso la tua borsa da viaggio e constatai che eri tornata con tutto quello che ti eri
portata via. Da allora voglio pensare che tornavi per rimanere. Ti giuro che ho sentito la tua voce dire
prenderei molto volentieri un caff. Dicono che quando ti sveglierai non ricorderai niente. Neanche la
botta che hai preso sulle scale. I vicini di sotto, i Mund, ti hanno sentita e hanno dato lallarme, mentre
io scopavo con Laura e sentivo un telefono squillare e nessuno voleva rispondere. Mille anni dopo
Adri si riscosse.
A te aveva detto che sarebbe venuta a casa?
Qualche istante di silenzio. Era esitazione o non se lo ricordava?
Non lo so. Non mi ha detto niente. Improvvisamente ha preso la borsa e se n andata.
Che aveva fatto prima?
Aveva disegnato. E aveva passeggiato in giardino, guardando il mare, guardando il mare,
guardando il mare...
Non era da Max ripetere le frasi. Era sconvolto.
Guardando il mare.
S.
Vorrei sapere se aveva deciso di tornare o...
Che importanza ha adesso?
Molta. Per me, molta. Perch ho proprio la sensazione che volesse tornare.
Mea culpa.
Adri pass il pomeriggio silenzioso con un Max perplesso, che non riusciva ancora a capire
cosera successo. E il giorno dopo tornai accanto a te con i tuoi fiori preferiti.
Cos? chiese Dora arricciando il naso, non appena arrivai.
Gardenie gialle. Esitazione di Adri: Sono i fiori che pi le piacciono.
Qui entra ed esce molta gente.
Sono i pi bei fiori che le possa portare. Quelli che le hanno fatto compagnia per tanti anni
mentre lavorava.
Dora guard attentamente il quadretto.
Di chi ? chiese.
Abraham Mignon. Diciassettesimo secolo.
Ha valore, no?
S, molto. Per questo glielo porto.
Qui  in pericolo. Se lo porti a casa.
Invece di darle retta, il professor Roig mise il mazzetto di gardenie gialle nel vaso e ci vers
dellacqua da una bottiglia.
Le ho detto che ne avrei avuto cura io.
Sua moglie deve rimanere in ospedale. Qualche mese almeno.
Verr ogni giorno. Passer qui le mie giornate.
Lei deve vivere. Non pu passare qui le sue giornate.
Non potevo passarci le mie giornate, ma ci passai molte ore e capii perch uno sguardo
silenzioso ti pu ferire pi di un coltello affilato; che orrore, lo sguardo di Gertrud. Io la imboccavo, lei
mi guardava negli occhi e inghiottiva la minestra, ubbidiente. Mi guardava negli occhi e mi accusava
senza dirlo.
La cosa peggiore  linsicurezza;  orribile non sapere se. Ti guarda e non sei in grado di capire
quello sguardo. Mi accusa? Vuole parlare della sua immensa sofferenza e non pu? Mi vuole dire
quanto mi odia? O forse mi vuole dire che mi ama, mi vuole chiedere di salvarla? La povera Gertrud 
in fondo a un pozzo e io non posso tirarla fuori.
Ogni giorno Alexandre Roig andava a trovarla e stava con lei a lungo, guardandola, lasciandosi
ferire dal suo sguardo, asciugandole il sudore sulla fronte, senza osare dire niente per non peggiorare la
situazione. E lei, dopo uneternit, cominciava a sentire le grida di Tiberium in Tiberim, Tiberium in
Tiberim, lultima cosa che aveva letto prima del buio. E cominciava a vedere un volto, due volti o tre,
che le dicevano qualcosa, che le mettevano un cucchiaio in bocca, che le asciugavano il sudore, e lei
chiedeva che succede, dove sono, perch non mi dite niente, allora si vide lontano, molto lontano, di
notte, e non capiva niente, o non voleva capire, e, piena di confusione, si rifugiava di nuovo in Svetonio
e diceva morte eius ita laetatus est populus, ut ad primum nuntium discurrentes pars: Tiberium in
Tiberim! clamitarent. Lo diceva gridando, ma tutto Svetonio le si raggomitolava in testa e nessuno
sembrava poterla sentire. Forse perch parlava in latino e... No. S. Ci metteva secoli a ricordare di chi
era la faccia che aveva sempre davanti e che le diceva non so che cosa che non sento. E un giorno cap
cosera che ricordava di quella sera, cominci a collegare i fatti e rabbrivid. Si mise allora a gridare di
paura, come poteva. E Alexandre Roig non sapeva cosa fosse peggio, se sopportare il silenzio
insopportabile o affrontare una volta per tutte le conseguenze delle sue azioni. Non sapeva se faceva
bene, ma un giorno,
Dottore, perch non parla?
S che parla.
Scusi, ma mia moglie non ha mai parlato da quando  uscita dal coma.
Sua moglie parla, signor Roig. Da qualche giorno. Non glielhanno detto? Non capiamo
unacca perch lo fa in una lingua strana e noi non... Ma parla. Eccome se parla.
In latino?
Latino? No. Non credo. Insomma, io con le lingue...
Gertrud parlava e riservava il silenzio solo a lui. Questo lo spavent pi dello sguardo affilato
come un coltello.
Perch non mi dici niente, Gertrud? le chiese, prima di darle la maledetta minestra di
semolino, che sembra che non abbiano altro in questo ospedale.
Tuttavia la donna si limit a guardarlo con la stessa intensit di sempre.
Mi senti? Mi stai sentendo adesso?
Lo ripet in estone e, in onore a suo nonno, in italiano. Gertrud rimaneva in silenzio e apriva la
bocca per ricevere la minestra di semolino di ogni giorno, come se la conversazione non le interessasse
proprio.
Cosa racconti agli altri?
Dellaltra minestra. Alexandre Roig ebbe la sensazione che Gertrud reprimesse un sorriso
ironico e le mani gli cominciarono a sudare. Le diede la minestra in silenzio, cercando di non incrociare
gli occhi di sua moglie. Quando fin, le si avvicin fin quasi a sfiorarla, poteva quasi odorarle i pensieri,
ma non la baci. Allorecchio le disse che cosa racconti, Gertrud, che non puoi raccontare a me. E lo
ripet in estone.
Da due settimane era uscita dal coma; da due settimane gli avevano detto professor Roig, come
temevamo, sua moglie  rimasta tetraplegica a causa dei traumi subiti. Oggi no, ma chiss se tra
qualche anno potremo nutrire speranze per alleviare o addirittura guarire questo tipo di lesione, e io
rimasi senza parole perch mi stavano succedendo troppe cose molto grosse e non mi rendevo conto
della vera dimensione della disgrazia. Tutta la mia vita ne veniva sconvolta. E adesso quellangoscia di
voler sapere cosa diceva Gertrud.
No, no, no.  normale che il paziente abbia una leggera regressione:  normale che parli in
unaltra lingua, come quando era piccola. Svedese?
S.
Mi dispiace, ma qui, tra il personale...
Non si preoccupi.
La cosa pi strana  che con lei non parli.
Figlia di puttana. Poveretta.
Passarono solo due settimane finch il professor Alexandre Roig riusc finalmente a portare sua
moglie a casa. Lasci gli aspetti tecnici nelle mani di Dora, una voluminosa esperta in cure palliative
raccomandata dallospedale, e si dedic a dare la minestra a Gertrud, a evitare il suo sguardo e a
pensare che sai tu e che pensi di quello che io so e che non so se sai e che  meglio che non senta
nessuno.
La cosa pi strana  che con lei non parli ripeteva Dora.
Pi che strana, preoccupante.
Ogni giorno chiacchiera di pi, signor Roig, appena ti ci avvicini si mette a dire qualcosa in
norvegese, vero?, come se... Lei dovrebbe nascondersi, per vederlo.
Lo fece, con la complicit di quella matrona con la cuffia da infermiera che aveva preso Gertrud
come un affare personale e che ogni giorno le diceva oggi sei pi bella che mai, Gertrud, e che quando
Gertrud parlava le prendeva la mano insensibile e le diceva cosa dici, non ti capisco, tesoro, non vedi
che non so lislandese, povera me. E il professor Alexandre Roig, che a quellora avrebbe dovuto
essere chiuso nel suo studio, aspett tutto il tempo necessario nella stanza accanto finch Gertrud
volesse parlare di nuovo, e a met pomeriggio, al momento del riposino, quando linfermiera complice
le si avvicin per il rituale cambio di posizione, Gertrud disse esattamente ci che io temevo, e mi misi
a tremare come una foglia di betulla.
Dio me ne guardi, non  stata una cosa voluta, per quanto nel pi nero del suo intimo fosse un
desiderio che si annidava inconfessato. Fu la sonnolenza, dopo due lunghe ore di strada buia, mentre
Gertrud dormicchiava sul sedile accanto al mio e io guidavo e pensavo disperatamente a come le avrei
detto che me ne volevo andare, che mi dispiaceva molto, davvero, ma che avevo deciso, che era cos, la
vita a volte gioca brutti scherzi e non me ne importava niente di cosa potessero dire la famiglia o i
colleghi o i vicini, perch abbiamo tutti diritto a una seconda opportunit e io adesso ce lho. Sono
innamoratissimo, Gertrud.
A quel punto la curva non segnalata e la decisione che aveva preso senza volerla prendere,
essendo cos buio sembrava pi facile, aveva aperto lo sportello, si era sganciato la cintura di sicurezza
ed era saltato sullasfalto, mentre la macchina continuava dritta, senza frenare, e le ultime parole che
aveva sentito di Gertrud erano state un grido che diceva che succede, che succede, Saaaaandreee... e
qualcosaltro che non aveva capito bene, poi il vuoto aveva ingoiato lautomobile, Gertrud e il suo urlo
di paura, e da allora, nientaltro, lo sguardo come la lama di un coltello e basta. Io, solo in casa, quando
Dora mi cacciava dallospedale, pensavo a te, pensavo a cosa avevo fatto di male e cercavo disperato il
foglietto su cui mi avevi scritto il nome del proprietario del violino e sognavo di andare a Gant o a
Bruxelles con il Vial nella sua custodia macchiata di sangue, arrivavo in una casa benestante, suonavo
il campanello che faceva prima un dong signorile e poi un dang elegante, e mi apriva una domestica
con la cuffietta inamidata che mi diceva il signore desidera.
Vengo a restituire il violino.
Ah, s, prego. Era ora, eh?
La domestica altezzosa chiudeva la porta e spariva. E la sua voce, smorzata, diceva signore,
vengono a restituire il Vial. Immediatamente dopo usciva un uomo con i capelli bianchi, patriarcale,
con una vestaglia scozzese bordeaux e nera, che stringeva con forza una mazza da baseball e mi diceva
lei  quel bastardo di Ardefol?
Ss.
E porta con s il Vial?
Eccolo.
Flix Ardefol, vero? diceva, alzando la mazza al di sopra delle spalle.
No. Flix era mio padre. Io sono quel bastardo di Adri Ardefol.
E si pu sapere perch ci ha messo tanto a riportarmelo? Mentre la mazza minacciava ancora
il mio cranio.
 una lunga storia, signore, che adesso... sono stanco e la mia amata  in ospedale,
addormentata.
Luomo con i capelli bianchi e laria patriarcale gettava la mazza a terra, la domestica la
raccoglieva e lui mi strappava la custodia dalle mani. Senza muoversi da l, accovacciato, lapriva,
toglieva le pelli di camoscio che proteggevano lo strumento e tirava fuori lo storioni. Splendido. In quel
momento mi pentivo di ci che avevo fatto perch luomo dai capelli bianchi e dal fare patriarcale non
era degno di quel violino. Io mi svegliavo sudato e tornavo accanto a te in ospedale e ti dicevo sto
facendo tutto quello che posso, ma non trovo il foglio. No, non mi chiedere di rivolgermi al signor
Berenguer perch non mi fido, insozzerebbe tutto. Dove eravamo?
Alexandre Roig le mise il cucchiaio davanti alla bocca. Per qualche secondo Gertrud non lapr;
si limitava a guardarlo negli occhi. Su, di, apri la boccuccia, le dissi, per non dover sostenere quello
sguardo. Alla fine, grazie a Dio, lapr e riuscii a farle inghiottire il brodo caldo con quattro ditalini e
pensai che la cosa migliore era sicuramente far finta di non aver sentito quello che aveva detto a Dora
quando pensava che io non fossi a casa, per cui dissi Gertrud, ti amo, perch non mi parli, che hai, mi
dicono che quando non ci sono parli, perch, come se avessi qualcosa contro di me. Per tutta risposta,
Gertrud apr la bocca. Il professor Roig le diede altre due cucchiaiate e la guard negli occhi: Gertrud.
Dimmi che hai. Dimmi che pensi.
Qualche giorno dopo, Alexandre Roig era gi in grado di riconoscere che quella donna non gli
faceva pena, gli faceva paura. Mi dispiace di non sentir pena per te, ma la vita  cos. Sono innamorato,
Gertrud, e ho il diritto di rifarmi una vita, e non voglio che tu me lo impedisca n facendomi pena n
con le minacce. Sei stata una donna vitale, sempre pronta a imporre il tuo criterio, e adesso ti ritrovi
limitata ad aprire la bocca per ricevere la minestra. E a stare zitta. E a parlare in estone. E come farai a
leggere i tuoi marziali e i tuoi livi? Quellimbecille del dottor Dalmau dice che questa regressione 
normale. Finch un giorno Alexandre Roig, nervoso, decise di non abbassare la guardia; non 
regressione:  sangue avvelenato. Lo fa per farmi soffrire... Mi vuole solo far soffrire! Se mi vuole
rovinare, non lo permetter. Ma non vuole che io sappia cosha in mente. Non so come neutralizzare la
sua mossa. Non so come. Avevo trovato il modo ideale, ma lei non ha mollato. Il modo ideale ma
molto azzardato, non so proprio come sono potuto uscire dalla macchina.
Non aveva la cintura di sicurezza?
S. Credo di s. Non lo so.
Non  forzata n rotta.
Forse s. Non lo so: io ero... La macchina ha fatto un balzo cos forte che si  aperto lo
sportello e io sono saltato fuori.
Per salvarsi?
No, no. Mi ha fatto saltare il balzo. Quando mi sono ritrovato a terra ho visto che la macchina
andava gi e non lho pi vista, sentivo solo lei che gridava Saaaaandreeeee.
Il dislivello era di tre metri.
Per me se lera inghiottita il paesaggio. Poco dopo credo di essere svenuto.
La chiamava Sandre?
S. Perch?
Perch crede soltanto di essere svenuto?
Non... Sono confuso. Lei come sta?
Male.
Si salver?
Allora lispettore gli disse quello che lui tanto temeva; gli disse non so se lei  credente o no,
ma qui c stato un miracolo; il Signore ha ascoltato le sue preghiere.
Non sono credente.
Sua moglie non morir. Ma...
Dio mio.
S.
Mi dica esattamente cosa vuole, signor Ardvol.
Per un momento, dovetti fare ordine nelle idee inordinabili. La quiete del laboratorio di Pau
Ullastres mi aiut a calmarmi. Alla fine dissi questo violino  stato rubato durante la Seconda guerra
mondiale. Da un nazista. Credo che sia stato sequestrato proprio a Auschwitz.
Accidenti.
S. E per vicissitudini che adesso non  il caso di raccontare, da vari anni appartiene alla mia
famiglia.
E lo vuole restituire mi anticip il liutaio.
No! O forse s, non lo so. Ma vorrei sapere a chi  stato sottratto. Chi era il precedente
proprietario. Poi se ne parler.
Se il precedente proprietario  andato a finire a Auschwitz...
Va bene, certo. Ma deve avere qualche parente, no?
Pau Ullastres prese il violino e si mise a suonare alcuni pezzi di una partita di Bach, non ricordo
quale. La 3? E io mi sentivo sporco perch gi da troppo tempo non ero accanto a te; poi, quando
finalmente fui di nuovo accanto a te ti presi la mano e ti dissi sto facendo i passi necessari per
restituirlo, Sara, ma per il momento non sono andato molto avanti. Lo voglio restituire al suo vero
proprietario, non a qualcuno che se ne approfitti. E il liutaio si  raccomandato vivamente, signor
Ardvol, di agire con molta cautela, senza precipitarsi. Ci sono molti spudorati in cerca di storie come
la sua. Capisci, Sara?
Gertrud.
La donna guardava il soffitto; non si cur neanche di deviare lo sguardo. Alexandre aspett che
Dora chiudesse la porta di casa e li lasciasse soli prima di parlare:  stata colpa mia le disse in tono
dolce. Perdonami... Immagino che mi sia addormentato...  stata colpa mia.
Lei mi guard in un modo che sembrava venire da molto lontano. Apr la bocca come se stesse
per dire qualcosa. Dopo qualche secondo eterno, per, si limit a deglutire e a distogliere lo sguardo.
Non lho fatto apposta, Gertrud.  stato un incidente...
Lei lo guard e ora fu lui a deglutire: questa donna sa tutto. Mai uno sguardo mi aveva ferito
cos tanto. Dio mio.  capace di dire uno sproposito al primo che arrivi perch adesso sa che io so che
lei sa. Ho paura di non avere scelta. Non voglio che tu sia un ostacolo alla felicit che mi merito.
Mio marito mi vuole ammazzare. Qui non mi capisce nessuno. Avvisate mio fratello; Osvald
Sikeme;  maestro a Kunda; mi deve salvare. Vi prego, ho paura.
No...
S.
Ripeti chiese Dora.
gata diede unocchiata al quaderno. Guard il cameriere che si allontanava e ripet mio marito
mi vuole ammazzare. Qui non mi capisce nessuno. Avvisate mio fratello; Osvald Sikeme;  maestro a
Kunda; mi deve salvare. Vi prego, ho paura. E aggiunse sono sola al mondo, sono sola al mondo.
Qualcuno che mi capisca, che parli e che io lo capisca.
E tu che le hai detto?  stata la prima volta da quando me ne occupo che ha conversato con
qualcuno. Finora parlava solo alle pareti, povera donna. Che le hai detto?
Signora... sono i nervi del...
Mio marito sa che io so che mi vuole uccidere. Ho molta paura. Voglio tornare in ospedale.
Qui sola con lui... ho paura di tutto... Non mi crede?
Certo che le credo. Ma...
Non mi crede. Mi uccider.
Che motivo pu avere per ucciderla?
Non lo so. Finora stavamo bene. Non lo so. Lincidente... gata voltava la pagina del
quaderno e continuava a decifrare la sua pessima scrittura affrettata... Lincidente mi  sembrato...
Come mai lui non... Alz la testa con aria desolata: Povera donna, continuava a dire frasi sconnesse.
E tu le credi? Dora, sudando di angoscia.
Che ne so!
Guardarono la terza donna, silenziosa. Come se avessero fatto la domanda a lei, questa parl per
la prima volta.
Io s che le credo. Dov Kunda?
Sulla costa settentrionale. Nel golfo di Finlandia.
E tu come mai sai lestone e... Dora, ammirata.
Be, sai...
Che voleva dire ho conosciuto Aadu Mr, s, quel giovane bello, un metro e novanta, sorriso
buono, insomma. Lho conosciuto otto anni fa e me ne sono innamorata come una scema; mi sono
innamorata di Aadu Mr lorologiaio e sono andata a vivere a Tallinn con lui, sarei andata in capo al
mondo, laddove i contorni delle montagne finiscono e comincia il terribile dirupo che se scivoli ti porta
dritto allinferno per aver pensato, un momento o laltro, che la Terra era rotonda. Fino a l sarei andata
se Aadu me lavesse chiesto. E a Tallinn ho lavorato da un parrucchiere, poi ho venduto gelati in un
posto dove di notte permettevano di bere alcolici ed  arrivato un momento che parlavo estone cos
bene che nessuno capiva se avevo quellaccento perch ero dellisola di Saaremaa o per che cosaltro, e
quando rispondevo che ero catalana, non riuscivano a crederci. Dicono che gli estoni sono freddi come
il ghiaccio, ma non  vero perch con la vodka in corpo diventano affabili e chiacchieroni. Poi un
brutto giorno Aadu  scomparso e non ne ho pi saputo nulla; be, veramente s, ma mi fa male
ricordarlo, e sono tornata qui perch non ci facevo niente in mezzo al ghiaccio, senza Aadu
lorologiaio, a vendere gelati a estoni mezzo sbronzi. Non mi sono ancora ripresa dalla botta e Helena
mi ha telefonato e mi ha detto vediamo se possiamo fare qualcosa, tu sai lestone, vero? E io, s,
perch? E lei, sai, ho unamica infermiera che si chiama Dora e che ha un problema con...  spaventata
e... dice che pu essere qualcosa di grave... E io sono sempre alla ricerca di qualsiasi occupazione che
mi faccia dimenticare il metro e novanta di Aadu e quellanima dubitativa e dolce che un bel giorno ha
smesso di esserlo, cos ho detto certo, il mio estone  bello fresco: dove dobbiamo andare, cosa bisogna
fare?
No, no... Voglio dire... Come mai lo sai cos bene? Perch io ho fatto una fatica incredibile a
sapere che parlava estone. Non lo riconoscevo proprio, sai? Finch non ha detto qualcosa, ora non
ricordo, e io, dopo aver chiesto norvegese, svedese, danese, finlandese, islandese, ho detto estone e mi
 sembrato che le brillassero gli occhi in modo diverso. Solo per questo, s. E ho indovinato.
Il bello  che non sappiamo se il marito  un assassino seriale o se lei  una disturbata. Se
siamo in pericolo o meno, capite cosa intendo?
Credo secondo intervento di Helena di non aver mai visto tanta paura in una donna. A
partire da adesso  meglio stare in guardia.
Le dobbiamo chiedere dellaltro.
Volete che ci parli di nuovo?
S.
E se arriva il... Eh?
Alexandre Roig, dopo aver fatto una breve ma appassionata visita al suo nuovo amore, era
arrivato alla decisione definitiva. Mi dispiace, Gertrud, ma non ho scelta: mi obblighi a farlo. Adesso 
il mio turno di vivere. Sal meccanicamente le scale della metropolitana mentre si diceva questa notte al
massimo.
Intanto Gertrud parlava e parlava in estone e gata, mascherata da infermiera, lei che sveniva
alla prima goccia di sangue, con lanimo pieno di angoscia traduceva a Dora, diceva io lo stavo
guardando al buio, guardavo il suo profilo. S, perch da un po di giorni  strano, molto strano, non so
che ha. Lui faceva cos, stringeva le mascelle, e la povera Gertrud voleva alzare un braccio per indicare
come era cos, ma si rendeva conto che non poteva muovere nientaltro che il pensiero e allora disse in
quel momento sembrava che mi stesse mostrando la sua anima, che mi stesse odiando per il solo fatto
di esistere. E ha detto  finita, affanculo tutto; s, s;  finita, affanculo tutto.
Lha detto in estone?
Come?
Lha detto in estone?
E io che ne so... A quel punto ho visto che toccava la cintura di sicurezza e la macchina ha
cominciato a volare e io ho detto Saaaandreeeee, figlio di puttaaaanaaaaa... E nientaltro; nientaltro...
Poi mi sono svegliata e lui era davanti a me e diceva non  stata colpa mia, Gertrud,  stato un
incidente.
Suo marito non parla estone.
No. Ma lo capisce. O forse lo parla.
E lei non potrebbe parlare in catalano?
In che lingua parlo, io?
A quel punto si sent il rumore della serratura e alle tre donne si gel il sangue.
Mettile il termometro. No, falle una frizione alle gambe!
Come si fa?
Facendo frizione, cavolo. Non dovrebbe essere qui questuomo.
Oh, ci sono visite? fece lui, nascondendo la sorpresa.
Buonasera, signor Roig.
Guard tutte e due. Tutte e tre. Sguardo rapido, diffidente. Apr la bocca. Vide che linfermiera
sconosciuta faceva una frizione al piede destro di Gertrud manipolandolo come fosse plastilina.
... Mi  venuta ad aiutare.
Come sta? indicando Gertrud.
Uguale. Nessuna novit. Riferendosi a gata:  una collega che....
Il professor Roig entr nella stanza, guard Gertrud, le diede un bacio in fronte e un buffetto
sulla guancia e disse adesso torno, tesoro, mi sono dimenticato di comprare la pasta fina. E usc senza
dare spiegazioni alle altre donne. Quando si ritrovarono sole, si guardarono tutte e due. Tutte e tre.
Sara, ieri sera ho trovato il foglio che mi hai dato con il nome. Matthias Alpaerts, c scritto. E
vive a Anversa. Ma sai che c? Che non mi fido proprio della tua fonte.  una fonte imputridita dal
risentimento del signor Berenguer e di Tito. Il signor Berenguer  un ladro e lunica cosa che vuole 
vendicarsi di mio padre, di mia madre e di me. Ti ha usata per i suoi interessi. Lasciami riflettere un
po. Dovrei sapere... Non lo so; ti giuro che faccio tutto quello che posso, Sara.
So che mi vuoi ammazzare, Sandre, anche se mi dici tesoro e compri la pasta fina. So che cosa
hai fatto perch lho sognato. Mi hanno detto che sono stata cinque giorni in coma. Per me, questi
cinque giorni sono stati una visione nitida, lentissima, dellincidente: io ti stavo guardando al buio,
perch da un po di giorni sei molto strano, un po schivo, nervoso, sempre assorto. La prima cosa che
una donna pensa quando suo marito fa cos  che c unaltra donna nei suoi pensieri; il fantasma
dellaltra. S,  la prima cosa che pensi; ma non sapevo che dire, io. Non ti immaginavo a mettermi le
corna. E il primo giorno che ho detto ad alta voce aiuto, credo che mio marito mi voglia uccidere; aiuto,
credo che mi voglia uccidere perch aveva una faccia strana in macchina e ha slacciato la cintura e ha
detto  finita e io Saaandreeee, figlio di puttaaaaaanaaaaaaaaaa, poi un sogno lento in cui tutto si
ripeteva, finch sembra che siano passati cinque giorni. Non so pi quello che stavo dicendo. S, che la
prima volta che ho osato dire ad alta voce credo che mi voglia uccidere nessuno mi ha dato retta, come
se non mi credessero. Per mi guardavano, e questa Dora mi chiedeva che dici, non ti capisco; eppure
era chiarissimo che io dicevo credo che mio marito mi voglia uccidere, ormai senza vergogna, con un
terrore in pi: che nessuno mi credesse, che nessuno mi desse retta.  un modo di essere ancora pi
sepolti in vita.  terribile, Sandre. Ti guardo negli occhi e non sostieni il mio sguardo: cosa starai
calcolando? Perch non mi dici cosa dici agli altri che a me non dici? Cosa vuoi? Che ti dica in faccia
che credo che mi volessi uccidere, che credo che tu mi voglia uccidere? Che ti dica, sostenendo il tuo
sguardo, che credo che tu mi voglia uccidere perch sono dintralcio alla tua vita ed  pi semplice
togliermi di torno come se spegnessi con un soffio la fiamma di una candela piuttosto che darmi delle
spiegazioni? A questo punto, Sandre, le spiegazioni... credo di non averne bisogno; ma non soffiare
sulla fiamma: non voglio morire. Sono immobile, sepolta in questa corazza, mi rimane solo una flebile
fiamma. Non me la togliere. Vattene, chiedi il divorzio, ma non spegnere la fiamma.
gata usc dallappartamento mentre sulle scale si cominciava gi a sentire timidamente lodore
delle prime cene. Le tremavano ancora le gambe. In strada laccolse la zaffata di un autobus. And
dritta verso la metro. Aveva guardato negli occhi un assassino ed era sconvolta. Ammesso che il signor
Roig fosse un assassino. Certo che lo era. E quando stava per scendere le scale, lassassino in persona,
con i suoi occhi come pugnali, si mise al suo fianco e le disse signorina, mi faccia il favore. Lei si
ferm, terrorizzata. Lui le rivolse un timido sorriso, si pass la mano sui capelli e disse: Come lha
trovata, mia moglie?.
Male. Cosa gli doveva dire?
 vero che non c alcuna possibilit di ripresa?
Purtroppo... Be, io...
Ma il processo di miomatosi  risolvibile, da quello che mi hanno detto.
S, certo.
Quindi anche lei crede che sia risolvibile.
S, signore. Ma io...
Se lei  infermiera, io sono cardinale di Roma.
Scusi?
Che ci faceva a casa mia?
Senta, adesso ho fretta.
Che si fa in questi casi? Che deve fare lassassino quando si accorge che qualcuno sta mettendo
il naso dove non deve? Che fa la vittima che non  sicura che laltro sia veramente un assassino?
Esitarono entrambi qualche secondo, come due ebeti. Quindi a gata usc un arrivederci e si mise a
correre gi per le scale, e il professor Roig rimase inchiodato a met scala, senza sapere che fare. gata
scese sulla banchina. In quel momento arrivava un convoglio. Una volta dentro, si volt a guardare
verso la porta: no, quel pazzo non laveva seguita. Finch le porte del vagone non si chiusero non pot
respirare tranquilla.
Di notte, al buio, per non dover sostenere il suo sguardo. Di notte, mentre faceva finta di
dormire, Gertrud riusc a vedere lombra di quel vigliacco di Sandre e sent lodore del cuscino del
divano, quello che prima, quando la vita era viva, si metteva sotto la testa per vedere comodamente la
televisione. Ebbe ancora il tempo di pensare Sandre ha scelto il cuscino, come fece Tiberio per
assassinare Augusto. Non farai molta fatica perch sono gi mezzo morta, ma sappi che oltre che un
bastardo sei un vigliacco. Non mi hai neanche guardata negli occhi per dirmi addio. Gertrud non pot
pensare altro perch lo spasmo del soffocamento era pi intenso di tutta la vita e in un istante divenne
morte.
Dora gli mise una mano sulla schiena e disse signor Ardvol, vada a riposare.  un ordine.
Adri si svegli e si volt, sorpreso. La luce della camera era tenue e le gardenie di Mignon
emanavano un chiarore magico. E Sara dormiva, dormiva, dormiva. Dora e una sconosciuta lo
cacciarono a calci dallospedale. E Dora gli mise in mano una pasticchetta per poter dormire meglio.
Usc meccanicamente sulla strada, prese la metropolitana alla fermata del Clnic, mentre il professor
Alexandre Roig, allingresso della fermata Verdaguer, si incontrava con una ragazza che poteva essere
sua figlia, sicuramente era una sua studentessa, e il miglior detective di tutti, Elm Gonzaga, incaricato
dalle tre donne coraggiose, li segu in modo discreto dopo aver registrato il bacio con una macchina
come quella di Laura, di quelle digitali o come diavolo si chiamano, e tutti e tre aspettarono sulla
banchina finch arriv la metro e la coppia felice entr nel vagone insieme al detective. A Sagrada
Famlia salirono frate Nicolau Eimeric e Aribert Voigt, che parlavano animatamente di alcune grandi
idee che avevano in testa, e, seduto in un angolo, il dottor Mss o Budden leggeva il Kempis e
guardava fuori dal finestrino, nel buio della galleria, mentre dallaltra parte del vagone, vestito con
labito di San Benedetto, sonnecchiava frate Juli di Sant Pere del Burgal. In piedi accanto a lui,
Jachiam Mureda di Pardc guardava con gli occhi spalancati tutto il nuovo mondo che gli si offriva e
pensava di sicuro a tutti i Mureda e alla povera Bettina, la sua sorellina cieca. Vicino a lui, uno
spaventato Lorenzo Storioni che non riusciva a capire cosa gli stava succedendo e per non cadere si
aggrappava alla barra al centro del vagone. Il convoglio si ferm alla stazione di Hospital de Sant Pau,
scesero alcuni passeggeri e sal Guillaume-Franois Vial, con la sua parrucca tarlata, che chiacchierava
con Drago Gradnik, molto pi corpulento di quanto mi sarei potuto immaginare, che dovette abbassare
la testa per entrare nel vagone e aveva un sorriso che mi ricordava lespressione seria dello zio Haim,
anche se nel ritratto che aveva fatto Sara lo zio non sorrideva. Il treno riprese la sua marcia. Mi accorsi
allora che Matthias, Berta la forte, Truu, con i capelli bruni come il legno del bosco, Amelietje, con i
capelli di giaietto, Juliet, la piccola, bionda come il sole, e la coraggiosa Netje de Boeck, la suocera
raffreddata, stavano parlando in fondo al vagone con Bernat. Con Bernat? S. E con me, che ero
insieme a loro sul vagone. Ci raccontavano lultimo viaggio in treno che avevano fatto insieme, in un
vagone piombato, e Amelietje faceva vedere la nuca ferita dalla botta presa con il calcio del fucile,
vedi, vedi?, a Rudolf Hss che era seduto da solo, guardava la banchina e non aveva molta voglia di
guardare il bernoccolo sulla nuca della bambina. Le labbra della bambina avevano gi il colore scuro
della morte, ma ai suoi genitori non importava molto. Erano tutti giovani e freschi, tranne Matthias, che
era vecchio, aveva gli occhi lacrimosi e i riflessi lenti. Mi sembr che lo guardassero diffidenti, come
se facessero fatica ad accettare o a perdonare la vecchiaia del padre. Soprattutto lo sguardo di Berta la
forte, che a volte sembrava quello di Gertrud, o no, un po diverso. E arrivammo a Camp de lArpa,
dove entr Flix Morlin, che parlava accaloratamente con mio padre: non vedevo mio padre da cos
tanti anni che non riuscivo quasi a distinguere il suo viso, ma so che era lui. Dietro di loro, lo sceriffo
Carson in compagnia del suo fedele amico Aquila Nera, entrambi molto silenziosi, facevano uno sforzo
per non guardarmi. Vidi che Carson stava per sputare per terra, ma il coraggioso Aquila Nera glielo
imped con un gesto brusco. Il treno era fermo, non so per quale motivo, con le porte di tutti i vagoni
aperte. Ebbero ancora tempo di salire, pian pianino, il signor Berenguer con Tito a braccetto, mi
sembr, e Lothar Grbbe, che tentennava al momento di entrare nel vagone, e mia madre e Lola
Piccola, che erano dietro a lui, lo aiutarono a decidersi. E quando le porte cominciavano a chiudersi,
entr di corsa, forzandole un po, lo stesso Ali Bahr, da solo, senza linfame Amani. Le porte infine si
chiusero, il treno si mise in marcia e trenta secondi dopo lingresso nel tunnel in direzione della Sagrera
Ali Bahr si piazz in mezzo al vagone e disse, gridando come un pazzo, portate via, Signore
misericordioso, tutte queste carogne! Apr la jellaba, url Allah akbar! e tir una corda che gli usciva
dalle vesti, e tutto divenne luminosamente bianco e nessuno di noi riusc a vedere limmensa palla di
Qualcuno lo stava scuotendo. Apr gli occhi. Era Caterina, china su di lui.
Adri! Mi sente?
Ci mise qualche secondo a fare mente locale, perch il suo sonno veniva da molto lontano. Lei
insistette: Mi sente, Adri?.
S, che c?
Invece di dirgli chiamano dallospedale o c una telefonata dallospedale o semplicemente una
telefonata, dicono che  urgente, o forse, ancora meglio, invece di dirgli la vogliono al telefono e
andarsene a stirare, che era una scusa immigliorabile, Caterina, sempre desiderosa di essere in prima
fila, ripet Adri, mi sente, e io s, che c, e lei Sava si  svegliata.
Io allora mi svegliai del tutto e invece di pensare si  svegliata, si  svegliata, pensai e io non
cero, e io non cero. Adri si alz dal letto senza accorgersi che era nudo e Caterina critic subito, con
unocchiata, leccessiva pancia, ma si tenne losservazione per un altro momento.
Dove? dissi, disorientato.
Al telefono.
Adri rispose nello studio: era la dottoressa Real in persona, che gli disse ha aperto gli occhi e
comincia a parlare.
In che lingua?
Scusi?
La si capisce? E senza aspettare la risposta: Vengo subito.
Dobbiamo parlare prima che la veda.
Benissimo. Vengo subito.
Se non fosse stato per Caterina, che si piazz davanti alla porta di casa, sarebbe andato in
ospedale nudo, perch, preso comera dalla gioia, non si era neanche reso conto delle circostanze
aneddotiche. Adri si fece la doccia piangendo, si vest piangendo e ridendo e si incammin verso
lospedale ridendo, e Caterina chiuse casa quando ebbe finito con lo stiro e disse questuomo piange
quando deve piangere e ride quando dovrebbe piangere.
La dottoressa, magra e con il viso un po segnato, lo fece entrare in una specie di studio.
La vorrei salutare.
Un momento, signor Ardvol.
Lo fece sedere. Lei si sedette al suo posto e lo guard in silenzio.
Che c? si spavent Adri. Sta bene, no?
Allora la dottoressa gli disse quello che tanto temeva; gli disse non so se lei  credente o no, ma
qui c stato un miracolo; il Signore ha ascoltato le sue prehiere.
Non sono credente dissi. E non prego neanche mentii.
Sua moglie non morir. Ma le lesioni...
Dio mio.
S.
Intanto dobbiamo aspettare per vedere quali saranno le conseguenze dellictus.
Gi.
Il problema  che ci sono altri problemi.
Quali.
Qualche giorno fa abbiamo notato che aveva una paralisi flaccida, mi segue?
No.
Be... Il neurologo ha chiesto una Tac e abbiamo visto una frattura della sesta vertebra
cervicale.
Che vuol dire tutto questo?
La dottoressa Real gli si avvicin impercettibilmente e cambi linflessione della voce: Che
Sara ha una grave lesione midollare.
Vuol dire che  paralitica?
S. Dopo un breve silenzio, a voce pi bassa: Tetraplegica.
Con il prefisso tetra-, che vuol dire quattro, e il suffisso -plegia, dal termine pleg, che
vuol dire percossa e anche disgrazia, avevano descritto lo stato di Sara. La mia Sara  disgraziata
quattro volte. Che faremmo senza il greco? Non potremmo capire n conoscere le grandi tragedie
dellumanit.
Non potevo rompere con Dio perch non ci credevo. Non potevo sferrare un pugno alla
dottoressa Real perch non ne aveva alcuna colpa. Potevo solo gridare al cielo dicendo io non cero e
lavrei potuta salvare; se fossi stato l, lei non sarebbe uscita sulle scale, sarebbe caduta a terra e
avrebbe riportato solo una ferita. Ma io stavo scopando con Laura.
Gli fecero vedere Sara. Era ancora un po sedata, riusciva a fatica ad aprire gli occhi. Gli
sembr che gli sorridesse. Lui le disse che lamava tanto, tanto, tantissimo, e lei dischiuse la bocca ma
non disse niente. Passarono quattro o cinque giorni. Le gardenie di Mignon le facevano fedele
compagnia mentre la svegliavano a poco a poco, lentamente. Finch un venerd lo psicologo e il
neurologo, insieme alla dottoressa Real, gli impedirono tassativamente di accompagnarli e rimasero
unora buona nella stanza di Sara, con Dora che faceva la guardia come un cerbero. Io rimasi a
piangere in una specie di sala dattesa e quando loro uscirono non mi lasciarono entrare a darle un
bacio finch non mi fosse sparita ogni traccia di pianto sul viso. E appena mi vide non mi disse
prenderei molto volentieri un caff; disse Adri, voglio morire. E io mi sentii come uno stupido, con
quel mazzo di rose bianche in mano e il sorriso congelato.
Sara mia riuscii infine a dire.
Lei mi guardava seria, senza dire niente.
Perdonami.
Niente. Mi sembr che deglutisse con difficolt. Ma non disse niente. Sembrava Gertrud.
Restituir il violino. Ho gi il nome.
Non mi posso muovere.
Be, senti. Adesso  cos. Bisogna vedere se...
Me lhanno gi detto. Mai pi.
Che ne sanno loro?
Malgrado tutto, sentendo la mia risposta le affior un sorriso rassegnato sulle labbra.
Non potr pi disegnare.
Ma puoi muovere un dito, vero?
S, questo. E basta.
 un buon segno, no?
Non si degn di rispondermi. Per scacciare il disagio del silenzio, Adri continu, in un falso
tono incoraggiante: Prima dobbiamo parlare con tutti i medici. Vero, dottoressa?.
Adri si era girato verso la dottoressa Real, che era appena entrata nella stanza, lui ancora con il
mazzo di rose in mano, come se lo volesse offrire alla nuova arrivata.
S, certo disse la dottoressa.
E gli prese i fiori dalle mani, come se fossero per lei. Sara chiuse gli occhi, come vinta da
uninfinita stanchezza.
...
.
...
Capitolo cinquantaquattro.
...
.
...
Bernat e Tecla furono tra i primi a farle visita. Imbarazzati, non sapevano che dire. Sara non
aveva voglia di sorridere n di scherzare. Disse grazie per essere venuti e non apr pi bocca. Io
ripetevo non appena saremo a casa sistemeremo tutto perch lei possa stare comoda; ma lei guardava il
soffitto, stesa, e non si preoccupava neanche di sorridere. Bernat, esagerando lintonazione, disse sai,
Sara?, sono stato a Parigi con il quartetto e ho suonato nella stessa sala Pleyel, quella mediana, in cui ha
suonato Adri mille anni fa.
Ah, s? Adri, sorpreso.
S.
E tu come sai che ho suonato in quella sala?
Me lhai detto tu.
Gli dovevamo raccontare che  stato proprio l che io e te ci siamo conosciuti? Con la
complicit del maestro Castells e di tua zia, che non ricordo come si chiama. O ce lo teniamo per noi?
Praticamente, io e Sara ci siamo conosciuti l.
Ah, s? Oh, che bello indicando le gardenie di Mignon.
Tecla intanto si era avvicinata a Sara e le aveva messo una mano sulla guancia. Laccarezz a
lungo, in silenzio, mentre io e Bernat cercavamo di far finta che andasse tutto molto bene. Quellidiota
di Adri non ci aveva ancora pensato; se voleva che lei, se voleva che Sara, se voleva che lo sentisse, le
doveva toccare la faccia e non le mani morte. Non sono morte.  vero, s, addormentate.
Quindi, rimasti soli, Adri le mise una mano sulla guancia e lei lo respinse con un gesto molto
brusco, pieno di silenzio.
Sei arrabbiata con me.
Ho problemi ben pi gravi dellessere arrabbiata con te.
Scusa.
Tacquero. La nostra vita cominciava ad avere vetri rotti per terra e ci potevamo fare male.
La notte, a casa, con i balconi aperti per il caldo, Adri vagava come un fantasma senza sapere
cosa doveva fare e indignandosi con se stesso perch, dopo tanta sofferenza, in fondo aveva la
sensazione che la vittima fosse lui. Feci molta fatica a rendermi conto che l cera solo una vittima, che
eri tu. Per questo due o tre giorni dopo mi sedetti al tuo fianco, ti presi la mano, notai come era
insensibile, la rimisi delicatamente dovera, poggiai i polpastrelli delle dita sulla tua guancia e dissi
Sara, sto facendo i passi necessari per restituire il violino ai loro proprietari. Lei non rispose nulla alla
mia mezza verit, ma non respinse le mie dita. Dopo cinque minuti infiniti di silenzio, disse grazie con
un filo di voce che veniva dal profondo del suo essere e io sentii le lacrime che mi stavano per sgorgare
a fiotti, ma mi dominai in tempo perch sapevo che in quella stanza dospedale io non avevo il diritto di
piangere.
O in uno stato che io stessa non consideri, liberamente, uno stato degno per me. S, c
scritto proprio cos.
 molto facile da dire.
No:  cos. Ho fatto una grande fatica a scriverlo, ma  il mio testamento vitale. E ho tutta la
lucidit del mondo per ratificarlo.
Non sei lucida. Sei demoralizzata.
Confondi il culo con le quattro tempora.
Che?
Sono lucida.
Tu sei viva. Puoi continuare a vivere. Io sar sempre al tuo fianco.
Non ti voglio al mio fianco. Ti voglio coraggioso e disposto a fare quello che ti supplico di
fare.
Non posso.
Sei un vigliacco.
S.
Sentimmo delle voci che dicevano cinquantaquattro.*  qua, s. Si apr la porta e sorrisi alle
persone che in quel momento entravano nella stanza interrompendo la nostra conversazione. Degli
amici di Cadaqus. Anche loro sapevano delle rose.
Guarda che belle, Sara disse la donna.
Bellissime.
Sara sorrise pallidamente e fu molto educata. Gli disse che stava bene, non vi preoccupate. E gli
amici di Cadaqus poterono andar via mezzora dopo un po pi sereni perch erano entrati senza
sapere che dire, povera ragazza.
Per molti giorni numerose visite hanno interrotto la nostra conversazione che era sempre la
stessa. E una sera, trascorsi ormai quindici o venti giorni dal suo risveglio, poco prima che uscissi per
andare a casa, Sara mi chiese di metterle davanti il quadretto di Mignon. Per qualche minuto lo
contempl avidamente, senza battere ciglio. Poi scoppi improvvisamente a piangere. Forse furono
quelle lacrime a farmi diventare coraggioso.
...
.
...
Capitolo cinquantacinque.
...
.
...
La mostra fu inaugurata senza di te. Quelli della galleria non potevano rimandare perch
avevano il calendario pieno per i due anni successivi e Sara Voltes-Epstein non lavrebbe mai potuta
visitare, quindi fate pure e poi me lo raccontate, davvero. Si pu filmare tutto, no?
Qualche giorno prima Sara convoc me e Max accanto al suo letto per dirci voglio aggiungere
due disegni.
Quali?
Due paesaggi.
Ma... Max, perplesso.  una mostra di ritratti.
Due paesaggi insistette che sono ritratti di unanima.
Max e Adri si guardarono stupiti.
Quali sono? chiesi.
Il mio paesaggio di Tona e labside di Sant Pere del Burgal.
Mi lasci di stucco il tuo autocontrollo. Perch continuasti a dare ordini: sono tutti e due nella
cartellina nera che  rimasta a Cadaqus. Il disegno di Tona si intitoler In Arcadia Hadriani e laltro
Sant Pere del Burgal: un sogno.
Di quale anima sono i ritratti? A Max bisognava spiegare tutto.
Chi lo deve sapere lo sa gi.
Anima Hadriani dissi sul punto di scoppiare a piangere o di saltare di gioia, non so ancora.
Ma quelli della galleria...
Due disegni, cavolo, Max! Se non hanno soldi, li lasciassero senza cornice.
No, no: lo dico per il concetto dei ritratti...
Guardami, Max.
Soffiasti sui capelli che ti cadevano sugli occhi, io te li sistemai con la mano e mi dicesti grazie.
E a Max: la mostra sar come dico io. Me lo dovete. Trenta ritratti e due paesaggi dedicati alluomo
che amo.
No, no, io non...
Aspetta. Uno  una libera interpretazione del paradiso perduto di Adri. Laltro sono le rovine
di un monastero che, non so perch, Adri ha in testa da sempre senza averlo visto fino a pochissimo
tempo fa. Farete come vi dico. Lo farete per me. Anche se io non potr vedere lesposizione.
Ti ci porteremo.
Rabbrividisco allidea di dare spettacolo con ambulanze e barelle e... No. Filmatelo.
Fu quindi un vernissage senza la protagonista. Max fece luomo forte e disse mia sorella non
c ma  come se ci fosse. Stasera le mostreremo le fotografie e il video che stiamo facendo, e Sara,
seduta sul letto con laiuto di alcuni buoni cuscini, vide per la prima volta tutti i ritratti e i due paesaggi
insieme e, in una ripetizione del vernissage nella cinquantaquattro* con me, Max, Dora, Bernat, il
dottor Dalmau, e non so chi altro, quando il travelling arriv sullo zio Haim, Sara disse fermalo un
attimo. E rimase qualche secondo a guardare limmagine congelata e a pensare chiss che, poi
continuarono. Sul mio ritratto, io che leggo un po a capo chino, non chiese di fermare limmagine. Il
travelling arriv poi sul suo autoritratto, con quello sguardo enigmatico, ma non volle guardare neanche
questo. Osserv attentamente Max che diceva qualche parola ai presenti, vide che aveva assistito molta
gente, e mentre passavano di nuovo le immagini, disse grazie, Max, sono molto belle le tue parole. Poi
disse che aveva visto Murtra, Jose e Chantal Cases, i Riera di Andorra, tutti, e oh, questo  Lloren,
vero?, quanto  cresciuto.
E Tecla, vedi? dissi io.
E Bernat. Quanta gente.
Oh, e questo cos bello? salt su Dora.
Un mio amico disse Max. Giorgio.
Silenzio. Per romperlo, lo stesso Max: Si  venduto tutto. Sai?.
E questo? Fermalo, fermalo! Sara quasi si raddrizza miracolosamente: Ehi,  Viladecans!
Sembra che si voglia mangiare lo zio Haim con gli occhi!....
S, s,  vero, s, cera. Ha passato ore e ore davanti a ogni ritratto.
Accidenti...
Vedendole gli occhi che le brillavano pensai le sta tornando lentusiasmo, pensai  possibile una
nuova vita cambiando le priorit, cambiando lo stile, cambiando tutti i valori di tutte le cose. No? Come
se avesse sentito i miei pensieri, divent seria. Qualche secondo dopo: Lautoritratto non  in
vendita.
Come? Max, allarmato.
Non  in vendita.
Ma  stato il primo che si  venduto.
Chi lha comprato?
Non lo so. Mi informer.
Vi avevo detto che... Tacque un po disorientata.
Tu non ci avevi detto niente. Ma il mondo ti si comincia a confondere con le cose che dici,
quelle che pensi, quelle che desideri e quelle che avrebbero potuto essere se non fosse che.
Posso telefonare da qui? Max, desolato.
Davanti alla stanza delle infermiere c un telefono.
Non c bisogno che li chiami lo interruppe Adri, come se fosse stato colto in fallo.
Notai come Max, Sara, il dottor Dalmau e Bernat mi guardavano. A volte mi succede. Come se
fossi entrato nella vita senza invito e adesso tutti insieme scoprissero limpostura con i loro sguardi
appuntiti di rimprovero.
Perch? disse qualcuno.
Perch lho comprato io.
Silenzio. Sara fece una smorfia: Scemo! disse.
Adri la guard, spalancando gli occhi.
Te lo volevo regalare improvvisai.
Anchio te lo volevo regalare. Le usc una timida risatina nuova, che non le avevo mai sentito
prima della malattia.
Il vernissage allospedale fin con il brindisi tra i presenti, tutti con un triste bicchiere di plastica
pieno dacqua. E Sara non disse neanche una volta mi sarebbe tanto piaciuto esserci. Ma mi guard e
sorrise. Sono sicuro che ti riconciliavi con me grazie a quella mezza verit sul violino. Non fui
abbastanza onesto per smentirla.
Dopo aver bevuto il sorso di rito, aiutata da me, mosse la testa da una parte allaltra e, come se
centrasse qualcosa con il discorso, disse mi far tagliare i capelli molto corti, mi danno fastidio sulla
nuca.
Laura era tornata dallAlgarve molto abbronzata. Tra il casino e le urgenze degli esami di
settembre, ci incontrammo nello studio; lei mi chiese di Sara, io le dissi insomma e lei non insistette.
Passammo molte ore insieme nello studio, ma senza dirci pi niente e facendo finta di non vederci.
Qualche giorno dopo pranzai con Max perch mi era venuto in mente di fare un libro con il titolo
dellesposizione e la riproduzione di tutti i ritratti, formato 2232, che te ne pare? La trovo unottima
idea, Adri: e con i due paesaggi. Daccordo, con i due paesaggi. Un libro caro, ben fatto, senza fretta.
Certo, ben fatto. Discutemmo perch entrambi volevamo pagarlo e alla fine ci mettemmo daccordo
che avremmo fatto a met. Cos mi misi al lavoro con laiuto dei galleristi dellArtiplag e di Bau. E
mi illusi che saremmo stati capaci di iniziare unaltra vita, tu a casa, ben accudita, se ancora volevi
vivere con me, cosa di cui non ero sicuro, e se ti rassegnavi e smettevi di pensare cose strane. Parlai
con tutti i medici: Dalmau mi avvert che, per le informazioni che aveva, Sara non stava ancora bene e
non dovevo avere fretta di portarla a casa, la dottoressa Real aveva ragione. E che era molto meglio per
la salute mentale di tutti che non facessimo ancora molti programmi. Che imparassimo a camminare
per un certo periodo seguendo la quotidianit, credimi. E un giorno Laura, incrociandomi nel corridoio
delle aule, mi si avvicin e mi disse torno a Uppsala. Mi hanno offerto un lavoro allIstituto di storia
delle lingue e...
Che bello.
Dipende. Me ne vado. Se vuoi un avvocato, sono a Uppsala.
Laura, non voglio niente.
Tu non hai mai saputo cosa vuoi.
 vero. Ma adesso so che non verr a trovarti a Uppsala.
Be, io te lho detto.
Tu non puoi stare ad aspettare che gli altri...
Ehi.
Che c.
 la mia vita, non la tua. Il manuale distruzioni lo scrivo io.
Si alz sulle punte e mi diede un bacio sulla guancia, e che io ricordi non ci siamo mai pi
parlati. So che vive a Uppsala. So che ha pubblicato sei o sette articoli molto interessanti. Mi manca ma
mi auguro che abbia trovato una persona pi solida di me. Intanto io e Max avevamo deciso che il libro
di ritratti sarebbe stato una sorpresa, fondamentalmente per evitare che lei ci togliesse lidea dalla testa.
Volevamo che il nostro entusiasmo le provocasse un impatto e la contagiasse. Quindi chiedemmo un
breve prologo a Joan Pere Viladecans, che ce lo scrisse con grande piacere. In poche righe diceva tante
cose dellarte di Sara che mi prese un repentino e febbrile attacco di gelosia nel pensare com
possibile che ci siano tanti aspetti e tanti dettagli nei disegni di Sara che io non so vedere. Tanti quanti
sono anche gli aspetti della tua vita che non ho saputo capire.
A poco a poco, osservandoti in ospedale, scoprii una donna in grado di dirigere il mondo senza
avere bisogno di muovere un dito, soltanto parlando, ordinando, suggerendo, domandando, supplicando
e guardandomi con quegli occhi che ancora oggi mi perforano e mi feriscono damore e di non so che.
Perch io avevo la coscienza molto sporca. Avevo un nome: Alpaerts. Non ero sicuro che fosse il vero
proprietario del violino. Sapevo che non coincideva con il nome che mi aveva lasciato scritto mio padre
in quella sorta di testamento in aramaico. Non te lho mai detto, Sara, ma io non facevo niente per
chiarire la questione. Confiteor.
Quel pomeriggio pallido e lento, senza alcuna visita, cosa che iniziava a essere abituale perch
la gente ha anche un lavoro, mi dicesti rimani un altro po.
Se Dora me lo permette.
Te lo permette. Me ne sono gi occupata io. Ti devo dire una cosa.
Avevo gi intuito che tu e Dora vi eravate subito capite, sin dal primo momento, senza bisogno
di tanti discorsi.
Sara, non credo che sia...
Ehi. Guardami.
La guardai, triste. Ancora con i capelli lunghi, bellissima. Mi dicesti prendimi la mano. Cos.
Un po pi su, in modo che lo veda. Cos.
Che mi devi dire? io, timoroso che tornassi sullargomento.
Che ho avuto una figlia.
Cosa?
A Parigi. Si chiama Claudine,  morta quando aveva due mesi. Cinquantanove giorni di vita.
Non dovevo essere una brava madre, perch non seppi vederle il male. Claudine, occhi scuri come il
carbone, indifesa, piangente. Un giorno non so cosa le prese. Mor tra le mie braccia mentre la portavo
in ospedale.
Sara...
 il dolore pi profondo che una persona possa vivere: la morte di un figlio. Per questo non ne
ho voluti avere altri. Mi sarebbe sembrato ingiusto per Claudine.
Perch non me lavevi detto?
Era colpa mia e non avevo il diritto di trasmetterti tanto dolore. Adesso la ritrover.
Sara.
Che c.
Non  stata colpa tua. E tu non devi morire.
Voglio morire, lo sai.
Non permetter che tu muoia.
Glielo dicevo anchio a Claudine nel taxi. Non voglio che tu muoia, non morire, non morire,
non morire, non morire, Claudine, mi senti, piccolina?
Per la prima volta da quando eri in ospedale avevi pianto. Per tua figlia, non per te, donna forte.
Rimanesti un po in silenzio, lasciando scorrere le lacrime. Te le asciugai delicatamente con un
fazzoletto, in silenzio e con rispetto. Facesti uno sforzo per proseguire: Ma la morte ha pi potere di
noi e la mia piccola Claudine  morta. Tacque, sfinita dallo sforzo. Ancora due lacrime e continu:
Per questo adesso so che la ritrover. La chiamavo la mia piccola Claudine.
Perch dici che la ritroverai?
Perch lo so.
Sara... tu non credi in niente. A volte non so starmene zitto, lo riconosco.
Hai ragione. Ma so che le madri ritrovano le figlie morte. Se cos non fosse, la vita sarebbe
impossibile da sopportare.
Tacqui perch, come quasi sempre, avevi ragione. Adri tacque perch anche lui sapeva che era
impossibile. Non potevo neanche dirle che la malvagit  capace di tutto e di pi, e dire che non
conoscevo ancora la storia della vita di Matthias Alpaerts, di Berta la coraggiosa, della suocera
raffreddata, di Amelietje dai capelli di giaietto, di Truu dalla chioma del colore del legno nobile e di
Juliet, la piccola dai capelli come fili doro.
Quando Sara torn a casa sua al Huitime arrondissement, perlustr lappartamento cercando
Bitxo e pensando dove si  cacciato, dove si  cacciato, dove si  cacciato, dove si  cacciato.
Il gatto era sotto al letto, come se avesse intuito che le cose si stavano mettendo male. Lo fece
uscire a tradimento, mentendogli, dicendogli vieni, bello, vieni, e quando Bitxo si fid del tono della
padrona e usc da sotto il letto, lo prese con lintenzione di buttarlo gi dalla finestra, nel cortile, perch
non voglio mai pi un essere vivo in casa. Mai pi nessuno che mi possa morire. Ma il miagolio di
sconcerto del gatto lo salv e la fece riscuotere. Lo port alla protezione animali sapendo di essere
ingiusta con la povera bestia. Sara Voltes-Epstein pass vari mesi a lutto, disegnando astrazioni nere e
illustrando, muta, nelle ore di lavoro, fiabe che le madri avrebbero letto alle proprie figlie vive e
allegre, mentre lei pensava disegni che la sua piccola Claudine non avrebbe mai visto e cercava di far s
che il dolore non le mangiasse le viscere. E un anno dopo esatto ricevette la visita di un venditore di
enciclopedie. Capisci perch non potevo tornare subito da te? Capisci che non volevo vivere con
nessuno che mi potesse morire? Capisci che ero pazza?
Tacque. Tacemmo. Le lasciai la mano sul petto e le accarezzai la guancia: me lo lasci fare. Le
dissi ti amo e volli pensare che fosse pi tranquilla. Non osai chiederti chi era il padre di Claudine, se
viveva con te quando la bambina  morta. Con il racconto di pochi tratti della tua vita, come se facessi
un disegno al carboncino, sottolineando unombra, omettendo una linea, rivendicavi il diritto a tenere
per te i tuoi segreti, la stanza chiusa della fiaba di Barbabl. E Dora mi lasci andar via a unora
scandalosamente indecente.
...
.
...
Capitolo cinquantasei.
...
.
...
Il giorno in cui riprendesti il discorso e mi chiedesti di nuovo di aiutarti a morire perch da sola
non potevi farlo, rabbrividii perch avevo voluto credere che te ne fossi dimenticata. Allora Adri le
disse come puoi voler morire se stiamo per farti una sorpresa. Quale. Un libro tuo. Un libro mio; un
libro mio? S, con tutti i ritratti; labbiamo fatto io e Max.
Sara sorrise e rimase un po a riflettere. Disse grazie, ma voglio veramente farla finita. Non mi
piace lidea di morire, ma non voglio neanche essere dintralcio e non accetto questa vita che mi tocca
vivere, sempre a guardare questo cazzo di soffitto. Credo che sia stata la prima e unica parolaccia che ti
ho mai sentito pronunciare. O forse la seconda.
Per. S, capisco il per. Io non so come. Io s; me lha detto Dora; ma ho bisogno di qualcuno.
Non me lo chiedere. E se lo facesse qualcun altro, non te ne importerebbe niente? No; voglio dire, non
lo chiedere a nessuno. Qui comando io;  la mia vita, non la tua; il manuale distruzioni lo scrivo io.
Rimasi a bocca aperta. Come se tra Laura e Sara ci fosse... Mi dispiace ammettere che mi misi
a piangere come una fontana davanti al letto di Sara, che, a proposito, stava benissimo con i capelli
corti. Non ti avevo mai vista con i capelli corti, Sara. Lei, non potendomi accarezzare la testa per
consolarmi, si limit a guardare quel cazzo di soffitto e ad aspettare che mi passasse il pianto. Credo
che in quel momento sia entrata Dora con le pasticche ma, vedendo il panorama, sia uscita di nuovo,
discretamente.
Adri.
S...
Mi ami pi di chiunque altro?
S, Sara. Lo sai che ti amo.
Allora fai quello che ti chiedo. E dopo un po: Adri.
S.
Mi ami pi di chiunque altro?
S, Sara. Lo sai che ti amo.
Allora fai quello che ti chiedo. E quasi subito, per la terza volta: Adri, amore.
Dimmi.
Mi ami?
E Adri si rattrist sentendoselo chiedere per la terza volta, perch io darei la vita per te e ogni
volta che mi fai questa domanda penso solo che...
Mi ami o no?
Tu sai tutto e sai che ti amo.
Allora aiutami a morire.
Abbandonare lospedale mi provocava un senso di cattiva coscienza. Camminavo in mezzo alla
Creazione Universale, guardando meccanicamente i dorsi dei libri senza prestargli attenzione. Mentre
in altri momenti passeggiare per prose romanze mi faceva ricordare piacevoli letture o entrare in poesia
significava inevitabilmente prendere un libro e leggere furtivamente dei versi, a caso o secondo una
scelta mirata, come se la Creazione Universale fosse il Paradiso e le poesie mele mai proibite; mentre
prima entrare in saggistica mi faceva sentire compagno di coloro che un giorno avevano cercato di
mettere ordine nelle proprie riflessioni, adesso vagavo guardando i titoli sui dorsi dei libri senza
vederli, affranto, con solo il dolore di Sara negli occhi. Era impossibile lavorare. Mi mettevo davanti
alla pila di fogli manoscritti, cercavo di riprendere a leggere da dove ero rimasto, ma spuntavi subito tu
che mi dicevi se mi ami uccidimi, o tu immobile per anni, paziente, equilibrata, e io che dovevo uscire
ogni cinque minuti dalla tua stanza per poter gridare di rabbia. Chiesi a Dora se avete tenuto da parte i
capelli quando glieli avete tagliati...
No.
Mannaggia!...
 stata lei a chiederci di buttarli.
Accidenti, ma...
S,  un peccato. Ci ho pensato anchio.
E le avete dato retta?
 impossibile non dar retta a tua moglie.
Lunghe notti insonni. A tal punto che dovetti fare cose strane per riuscire a dormire, come
ripassare testi in ebraico, la lingua che avevo abbandonato di pi rispetto alle altre perch avevo poche
opportunit di lavorarci. Cercai testi del Quindicesimo e del Sedicesimo secolo e testi attuali e mi
tornava in mente la figura della venerabile Assumpta Brotons con i pince-nez e un mezzo sorriso che
dapprima mi era sembrato di simpatia e che poi si era rivelato, se non erro, un rictus facciale. La
pazienza che aveva. E quella che mi obbligava ad avere.
Achat.
Ashat.
Achat.
Ahat.
Bravissimo. Lo capisce?
S.
Shtayim.
Shtaim.
Bravissimo. Lo capisce?
S.
Shalosh.
Shalosh.
Bravissimo. Lo capisce?
S.
Arba.
Arba.
Chamesh.
Hamesh.
Sissignore, bravissimo!
Le lettere mi ballavano davanti agli occhi perch non me ne importava niente di niente, perch
ogni mio ardor resta solo accanto a te. Andavo a letto alle ore piccole e alle sei di mattina avevo ancora
gli occhi aperti. Mi appisolavo qualche minuto e prima che arrivasse Lola Piccola mi ero gi alzato,
rasato e lavato, pronto per tornare in ospedale, se non avevo lezione, ad assistere a qualche miracolo
per grazia divina.
Finch una notte mi vergognai cos tanto di me stesso che mi proposi di mettermi davvero al
posto di Sara per tentare di capirla fino in fondo. E il giorno dopo Adri fece in modo di incontrare
Dora, che non era spaventata come me ma si mostrava alquanto perplessa perch quello non era un
caso di malattia irreversibile che prima o poi avrebbe portato Sara alla morte; lei poteva passare molti
anni in quella situazione, e... Dovetti allora sentirmi perorare a favore degli argomenti di Sara, che si
riassumevano in un fallo per lamore che hai per me. Unaltra volta da solo. Solo davanti alla tua
richiesta, alla tua supplica. Ma non mi sentivo capace di soddisfarla. Poi una sera dissi a Sara di s, che
lavrei fatto. Lei mi sorrise e disse se mi potessi muovere mi alzerei e ti darei un bacio in bocca. Ma
lavevo detto sapendo di mentire, non avevo alcuna intenzione di dare seguito a questa decisione. Alla
fine, Sara, ti mentivo sempre; su questo punto e sui passi da fare per restituire il violino, che secondo la
mia versione proseguivano, stavo quasi per mettermi in contatto con... Era patetico ledificio di
menzogne che costruivo solo per guadagnare tempo. Guadagnare tempo a chi? Guadagnare tempo alla
paura, pensare domani si vedr, e cose del genere. Ne parlai con Dalmau, che mi consigli di non
coinvolgere la dottoressa Real.
Me lo dici come se si trattasse di un delitto.
Perch  un delitto. Con la legislazione attuale, qui.
Allora perch mi aiuti?
Perch una cosa  la legge e unaltra i casi in cui la legge non osa legiferare.
Quindi sei daccordo con me.
Cosa vuoi? Che ti firmi una dichiarazione?
No. Scusa. Io. Insomma.
Mi prese, mi fece sedere e, nonostante fossimo nel suo studio e a casa non ci fosse nessun altro,
abbass il tono di voce: con il modigliani giallo muto e scandalizzato a fare da testimone, mi fece un
corso accelerato di morte assistita per amore. E io sapevo che non avrei mai usato quelle nozioni.
Passai un paio di settimane relativamente sereno finch un giorno Sara mi guard negli occhi e mi
chiese quando, Adri? Io aprii la bocca. Guardai quel cazzo di soffitto e la guardai senza sapere che
dire. Dissi ho parlato con... sto... eh?
Il giorno dopo moristi da sola. Io creder sempre che tu sia morta da sola perch avevi capito
che ero un vigliacco, e tu avevi troppa voglia di morire. Non fui abbastanza coraggioso da
accompagnarti nellultimo tratto per rendertelo pi lieve. La versione della dottoressa Real fu che,
malgrado i trattamenti che ti somministravano, ti si era ripetuta lemorragia che aveva provocato
lincidente. E che pur essendo in ospedale, non era stato possibile fare niente. Te ne andasti con la tua
mostra di ritratti ancora aperta. E Max, che venne con Giorgio, disse piangendo che peccato, non ha
saputo che le stavamo preparando il libro; glielo avremmo dovuto dire.
And proprio cos, Sara. Non essendo stato io in grado di aiutarti, te ne andasti da sola, in fretta,
di nascosto, senza guardare indietro, senza poterti accomiatare. Capisci il mio tormento?
...
.
...
Capitolo cinquantasette.
...
.
...
Adri? Mi bast sentire questo per capire che Max era alterato.
S, dimmi.
Ho ricevuto il fax.
Tutto bene?
No. Per niente.
Sai, io con il fax... Devo aver toccato un tasto che non...
Adri.
S.
Il fax lho ricevuto perfettamente. Hai premuto il tasto giusto e mi  arrivato.
Ah, be. Allora nessun problema, no?
Nessun problema? Tu sai cosa mi hai mandato? Sembrava il tono della Trullols quando mi
diceva di fare gli arpeggi in sol maggiore e io li cominciavo in re maggiore.
Certo, la nota biografica di Sara.
S. Con che nota hai iniziato? insistette la Trullols.
Senti, ma che hai?
Da mettere dove? adesso era Max.
Come nota finale del libro dei ritratti. Contento?
No. Adesso ti leggo quello che mi hai mandato.
Non era una domanda: era un avviso. E subito dopo sentii che diceva Sara Voltes-Epstein  nata
a Parigi nel millenovecentocinquanta. Ancora molto giovane, conosce uno stupido che se ne innamora
e che, senza cattive intenzioni, non  mai riuscito a farla felice.
Senti, io...
Continuo?
Non ce n bisogno, no.
Ma Max me la lesse tutta. Era molto arrabbiato e quando ebbe finito cal uno stranissimo
silenzio. Deglutii e dissi Max, io ti ho mandato questo?
Ancora silenzio. Guardai i fogli sulla scrivania. Cerano gli esami di Estetica da correggere.
Sicuramente Lola Piccola ha toccato le mie cose qua sopra. Altri fogli e. Aspetta. Ne presi uno, quello
che avevo mandato per fax, scritto con lOlivetti. Gli diedi una rapida occhiata.
Cavolo. Silenzio. Siamo sicuri che ti ho mandato questo?
S.
Scusami.
La voce di Max suon pi calma: Se non ti dispiace, il profilo biografico lo scrivo io. Ho gi i
dati delle mostre.
Grazie, davvero.
No, niente. E tu scusami... i nervi... In tipografia vogliono il testo subito se vogliamo che il
libro esca prima della chiusura della mostra.
Se vuoi provo a...
No, no: me ne occupo io.
Grazie, Max. Saluta Giorgio.
Grazie. A proposito: perch scrivi cazzo con due c?
Riattaccai. Questo fu il primo avviso, ma io non lo sapevo ancora. Tornai a frugare tra i fogli
sul tavolo. Cera solo quel testo. Lo rilessi preoccupato. Su quel foglio cera scritto Sara Voltes-Epstein
 nata a Parigi nel millenovecentocinquanta. Ancora molto giovane, conosce uno stupido che se ne
innamora e che, senza cattive intenzioni, non  mai riuscito a farla felice. Dopo un doloroso tira e molla
e vari ripensamenti, finisce per accettare di vivere con lo stupido di cui sopra per lunghi anni (troppo
brevi) di vita in comune, che sono diventati gli anni pi importanti della mia vita. I pi essenziali. Sara
Voltes-Epstein  morta a Barcellona nellautunno del novantasei. Ma guarda che ccazzo di vita, lei non
 riuscita neanche ad arrivare a cinquantanni. Sara Voltes-Epstein si dedicava a disegnare la vita per i
bambini degli altri e molto di rado esponeva, di malavoglia, disegni a matita o a carboncino come se le
importasse solo ci che  essenziale: il rapporto con il foglio mediante il tratto della matita o del
carboncino. Era molto brava a disegnare. Era molto buona. Era.
La vita continu, pi triste, ma viva. Luscita del libro di ritratti di Sara Voltes-Epstein mi
riemp di una profonda e inesauribile malinconia. La nota biografica scritta da Max era breve ma
impeccabile, come tutto quello che fa Max. Poi le cose precipitarono: Laura non torn da Uppsala,
come aveva minacciato di fare, e io mi rinchiusi a casa a scrivere sul male perch avevo molte idee per
la testa. Ma Adri Ardvol, per quanto scrivesse disperatamente e riempisse molti fogli, sapeva che non
andava avanti; che era impossibile andare avanti perch sentiva solo lo squillo del telefono: un re
sostenuto molto sgradevole.
Rsrsrsrsrsrsrsrsrs. Adesso era la porta.
Ti dispiace?
Adri la spalanc del tutto. Quella volta Bernat era andato dritto al sodo; aveva con s il violino
e una grossa borsa con mezza vita dentro.
Avete litigato di nuovo?
Bernat entr senza rispondere allevidenza. Rimase i primi cinque giorni in silenzio, mentre io
litigavo con un testo sterile e contro linsistenza del telefono.
A partire dal sesto giorno, Bernat, con tutte le sue buone intenzioni, cerc di convincermi
durante varie cene di seguito a far entrare una buona volta il computer nella mia vita e mi fece ripassare
tutto ci che mi aveva insegnato Lloren e che io avevo dimenticato per mancanza di pratica.
Io il concetto lo capisco. Ma per poterlo usare... lo dovrei usare, e non ho tempo, davvero,
sono molto occupato.
No, tu sei un caso disperato.
Come vuoi che mi ci metta se faccio fatica anche con la macchina da scrivere?
Per la usi, no?
Perch non ho un segretario che mi passi tutto in bella.
Non sai quanto tempo risparmieresti.
Sono figlio del codice, non del volume o del rotolo.
Adesso non ti capisco.
Sono figlio del codice, non del volume.
Neanche adesso. Io voglio solo farti risparmiare tempo, con il computer.
N Bernat riusc a convincermi n io fui capace di parlargli di Lloren e di come doveva evitare
di fare il padre allo stile del mio. Poi un giorno lo vidi che faceva la valigia; erano passate due
settimane esatte da quando aveva chiesto asilo da me. Tornava a casa perch, come mi disse prima di
andar via, non poteva vivere cos, che non so esattamente cosa voglia dire. Se ne and da casa mia
semi-riconciliato con Tecla, e io rimasi di nuovo solo. Solo per sempre.
Lidea mi frullava in testa da un po, finch un giorno telefonai a Max e gli chiesi se sarebbe
stato a casa perch lo dovevo vedere. Cos andai a Cadaqus disposto a tutto.
La casa dei Voltes-Epstein  grande, spaziosa, non troppo bella ma pensata per godersi la vista
delle cale e dellazzurro omerico del Mediterraneo.  un paradiso in cui entravo per la prima volta. Mi
fece molto piacere che Max mi abbracciasse non appena ebbi messo piede in casa. Lo presi come il
modo ufficiale di entrare a far parte della famiglia, anche se troppo tardi. La stanza migliore della casa
era diventata lo studio di Max dalla morte del signor Voltes: una biblioteca impressionante, dicono la
pi fornita dEuropa, sul mondo del vino: pendii soleggiati, vigne, vitigni, pampini, malattie, uve,
monografie su cabernet, ull de llebre, chardonnay, riesling, shiraz e compagnia bella; storia,
distribuzione geografica, crisi storiche, epidemie, la fillossera, nascita di variet, la vigna e la latitudine
e laltezza ideali. La nebbia e la vigna. Il vino che viene dal freddo. Luva moscata. Il vino di montagna
e di alta montagna. Vigne verdi sul mare. Cantine, botti, legni di rovere della Virginia e del Portogallo,
solfiti, anni dinvecchiamento, umidit, oscurit, querce da sughero, tappi, famiglie di sughericoltori,
societ di esportazione di vini, di uva, di sughero, di legno per botti, biografie di enologi storici, di
famiglie di viticoltori, libri di fotografie sui diversi colori dei vigneti. Tipi di suolo. Denominazioni di
origine; denominazione di origine controllata, qualificata e protetta, con pubblicazioni di leggi, liste,
mappe, confini e storie. Le grandi annate della storia. Terre, comarche e zone vitivinicole. Interviste a
enologi e a imprenditori vinicoli. Il mondo dei recipienti per il vino. Lo champagne. Il cava. Lo
spumante. La gastronomia e il vino. Vino bianco, vino rosso, vino ros, vino giovane, vino invecchiato.
Vini dolci e vini liquorosi. E una sezione dedicata ai liquori dolci e secchi. I monasteri e i liquori,
chartreuse, cognac e armagnac, brandy, whisky di tutto il mondo, bourbon, calvado, grappa, acquavite,
orujo, anisette, vodka; la distillazione come concetto. Luniverso del rum. Le temperature. I termometri
da vino. I sommelier che hanno fatto la storia... Appena entrato, Adri fece la stessa faccia sorpresa e
ammirata che aveva fatto Matthias Alpaerts entrando nel suo studio.
Ammirevole riassunse. Tu un cultore del vino e tua sorella che lo mischiava con la gazzosa
e lo beveva nel porr.
Ci devessere di tutto nelle famiglie. Ma dobbiamo distinguere: il porr non  cattivo di per s.
La gazzosa s.
Rimani a pranzo aggiunse. Giorgio  un ottimo cuoco.
Ci sedemmo circondati dal mondo del vino, intorno a noi aleggiava la domanda non formulata:
che vuoi, di cosa vuoi parlare, perch, che Max cercava di non fare. Eravamo circondati anche da un
silenzio misto ad acqua di mare che invitava a stare senza far niente, lasciando passare le ore
placidamente senza che nessuno e nessuna conversazione complicassero la vita. Era difficile affrontare
largomento.
Che vuoi, Adri?
Era complicato. Perch Adri voleva sapere che diavolo avevano raccontato a Sara, eh, per farla
fuggire da me da un giorno allaltro senza avvisarmi n...
Cal un silenzio rotto solo, in parte, dalla leggera brezza salata.
Non te lha detto Sara?
No.
Tu glielhai chiesto?
Non me lo chiedere mai pi, Adri.  meglio che...
Se lei ti diceva cos, allora io...
Max, guardami negli occhi.  morta. Sara  morta! E io voglio sapere che cosa  successo.
Forse non  pi necessario.
S,  necessario. Anche i miei e i tuoi genitori sono morti. Ma io ho il diritto di sapere di cosa
sono colpevole.
Max si alz, and verso la finestra, come se improvvisamente avesse avuto bisogno di verificare
un particolare della marina che vi era incorniciata, come un quadro. Rimase un bel pezzo cos,
osservando tutti i dettagli. O forse pensando.
Quindi non ne sai nulla concluse senza girarsi verso di me.
Non so neanche cos che devo o no sapere.
Mi aveva innervosito tanta reticenza. Feci uno sforzo per calmarmi. E volli essere pi preciso:
Lunica cosa che mi ha detto Sara, quando lho rivista a Parigi,  stata che io le avevo scritto una
lettera in cui le dicevo che era una sporca ebrea che si poteva tenere stretta quella merda di famiglia
altezzosa in cui sembrava che tutti avessero mangiato un palo di scopa e non lavessero cacato.
Accidenti. Questo non lo sapevo.
Pi o meno questo mi ha detto. Ma io non lho scritto!
Max fece un gesto vago e usc dallo studio. Dopo un po torn con una bottiglia fresca di vino
bianco e due calici.
Vediamo che te ne pare.
Adri dovette trattenere i nervi e assaggiare quel saint-milion cercando di distinguere i sapori
che Max via via gli descriveva; cos, a piccoli sorsi, vuotarono lentamente il primo calice parlando di
aromi e non di cosa avevano raccontato le nostre madri a Sara.
Max.
Lo so.
Si serv mezzo bicchiere e lo bevve non pi come un enologo ma come un bevitore. Poi
schiocc la lingua, disse serviti e cominci a dire Flix Ardvol rimase sorpreso dallaspetto del suo
cliente, e io te lo racconto, amore, perch stando a quanto mi ha detto Max, tu sapevi solo vagamente
come erano andate le cose. Hai il diritto di sapere tutto:  la mia penitenza. Quindi ti devo dire che
Flix Ardvol rimase sorpreso dallaspetto del suo cliente, un uomo cos gracilino che quando aveva il
cappello in testa sembrava che avesse aperto un ombrello in mezzo al giardino romantico dellAteneu.
Signor Lorenzo?
S disse Flix Ardvol. Lei deve essere Abelardo.
Laltro si sedette in silenzio. Si tolse il cappello e lo pos delicatamente sul tavolo. Un merlo
pass fischiando tra i due uomini e and nellangolo di vegetazione pi frondosa. Luomo gracilino,
con una voce grossa e in uno spagnolo molto affettato, disse il mio cliente le mander oggi stesso il
pacco qui. Mezzora dopo che io me ne sar andato.
Benissimo. Ho tempo.
Quando parte?
Domattina.
Lindomani Flix Ardvol prese laereo, come spesso faceva. Arrivato a Lione, affitt una
stromberg, come spesso faceva, e in poche ore fu a Ginevra. AllHtel du Lac lo aspettava lo stesso
uomo gracilino con la voce da basso bulgaro che lo fece salire in una stanza. Ardvol gli consegn il
pacco e luomo, dopo aver lasciato delicatamente il cappello su una sedia, lo scart con calma e tolse il
sigillo di sicurezza. Cont lentamente i cinque mazzi di banconote. Ci mise dieci minuti buoni. Su un
foglio, prendeva appunti e faceva calcoli, poi copiava meticolosamente i risultati su un quadernetto.
Controllava addirittura i numeri di serie delle banconote.
Una fiducia spaventosa mastic impaziente Ardvol. Laltro non si degn di rispondere
finch non ebbe finito il lavoro.
Che diceva? chiese mentre infilava le banconote in una valigetta, nascondeva il quaderno,
strappava il foglio con gli appunti, raccoglieva tutti i pezzi e se li infilava in tasca.
Una fiducia spaventosa.
Come crede. Si alz, gli allung un pacchetto preso dalla valigetta e lo fece scivolare fin
davanti a Ardvol.
Questo  per lei.
Adesso devo contare io?
Luomo fece un sorriso cadaverico, recuper lombrello dalla sedia, se lo mise come cappello e
disse se vuole riposarsi la stanza  pagata fino a domani. Se ne and senza voltarsi n salutare. Flix
Ardvol cont le banconote con cura e si sent soddisfatto della vita.
Ripet loperazione con leggere varianti. E presto cominci a farlo con nuovi intermediari e con
pacchi sempre pi grossi. E aument i guadagni. Approfittava dei viaggi, inoltre, per esplorare angoli
nascosti e spulciare scaffali di biblioteche, archivi e magazzini. E un giorno luomo gracilino che si
faceva chiamare Abelardo, che aveva la voce tuonante e parlava uno spagnolo affettato, come se gli
piacesse ascoltarsi, commise un errore. Lasci sul tavolo della stanza dellHtel du Lac, invece di
metterselo in tasca, il foglio strappato in vari pezzetti su cui aveva annotato i calcoli. E quella sera,
ricostruendo pazientemente il puzzle su un vetro, Flix Ardvol riusc a leggere le parole scritte
sullaltro lato del foglio. Due parole: Anselmo Taboada. E degli scarabocchi indecifrabili. Anselmo
Taboada. Anselmo Taboada.
Flix Ardvol ci mise due mesi a dare a quel nome un volto. Un marted piovoso si present
presso il capitanato e aspett pazientemente di essere ricevuto. Dopo una lunghissima attesa, dopo
essersi visto passare davanti militari di ogni ordine e grado e aver sentito spezzoni di conversazioni
estranee, lo fecero accomodare in uno studio grande come due volte il suo ma senza neanche un libro.
Dietro a un tavolo, un po incuriosita, la faccia del tenente colonnello Anselmo Taboada Izquierdo.
Viva Franco. Viva. Senza troppi preamboli, diedero inizio a una conversazione istruttiva e proficua.
Secondo i miei calcoli, colonnello, questa  la quantit che le ho fatto arrivare in Svizzera
disse Flix, facendo scivolare con la mano un foglio sul tavolo, come aveva visto fare a quelluomo che
si faceva chiamare Abelardo con la busta contenente i suoi soldi.
Non so di cosa mi stia parlando.
Sono Lorenzo.
Si sbaglia. Si alz nervoso.
Non mi sbaglio. Ardvol, seduto, tranquillo: Sono entrato a salutarla perch ero di strada:
andavo a trovare il mio grande amico, il governatore di Barcellona. Grande amico mio e anche del
capitano generale che ha lufficio qui accanto.
Lei  amico di don Wenceslao?
Intimo.
Mentre il tenente colonnello si risedeva, dubbioso, Ardvol gli mise sul tavolo un biglietto da
visita personale del governatore civile e gli disse lo chiami e lui stesso la informer.
Non occorre. Dica pure.
Non cera bisogno di grandi spiegazioni, amore mio, perch labilit di mio padre per
intrappolare la gente nella sua ragnatela era prodigiosa:
Oh! smorfia adulatrice di Flix Ardvol mentre dentro di s lo malediceva. Il governatore
civile raccolse da terra la terracotta rotta in tre pezzi.
Vale molto questo? chiese.
Una milionata, eccellenza.
Flix Ardvol fece uno sforzo per non far notare la sua irritazione davanti a quellelefante.
Wenceslao Gonzlez Oliveros lasci i tre pezzi sul tavolo e nel suo spagnolo fiorito disse, con
uninsolita voce da torero castrato, lo far riattaccare con una buona colla, come abbiamo fatto con la
Spagna ferita e disonorata dai ribelli.
No, per carit! sfugg a Ardvol con troppa passione. Glielo restauro io e in due giorni avr
di nuovo il suo regalo qui in ufficio.
Wenceslao Gonzlez Oliveros gli mise una mano sulla spalla e strombazz caro Ardvol,
questo idolo pagano  il simbolo della Spagna ferita dal comunismo, dal catalanismo, dallebraismo e
dalla massoneria che ci hanno forzato a intraprendere una guerra necessaria contro il male.
Ardvol fece un gesto di riflessione profonda che piacque al governatore civile. Questi prese
temerariamente il pezzo pi piccolo, un braccio mozzato della figura, e lo mostr al suo discepolo,
dicendo cerano anche due Catalogne: una falsa, traditrice, cinicamente possibilista...
Io venivo a chiederle un favore molto concreto.
... intrisa di materialismo e quindi scettica sul piano religioso ed etico, fondamentalmente
senza patria.
Per i servizi che prester. Una cosa semplice per lei: il permesso di avere libert di
movimento.
Unaltra Catalogna sorge, amabile e ammirabile, sana, vitale, sicura di se stessa, squisitamente
sensibile come questa figura.
 una terracotta punica, carissima, comprata con i miei risparmi a un medico ebreo che aveva
urgente bisogno di soldi.
Perfida razza ebrea, ci insegna la Bibbia.
No, eccellenza: ce lo dice la Chiesa cattolica. La Bibbia  stata scritta da ebrei.
Questo  ben visto, Ardvol. Vedo che lei  un uomo colto, come me. Ma ci non toglie
perfidia agli ebrei.
No, certamente, eccellenza.
E non mi contraddica pi con il dito alzato, nel caso non fosse stato abbastanza incisivo.
No, eccellenza. Indicando i tre pezzi di terracotta: Statuetta punica, pregiatissima, carissima,
unica, antichissima: cartaginesi e romani.
S. Una Catalogna potenziata dintelligenza, ricca di discendenze nobili e distinte...
E le assicuro che gliela lascer come nuova. Sa, ha duemila anni di antichit.  carissima.
... feconda di iniziative, eletta per atteggiamento cavalleresco e partecipe per emozione,
azione e intuizione...
Io la supplico soltanto di farmi avere un passaporto libero da ogni impedimento, eccellenza.
... dei destini globali della Spagna, la madre che protegge tutti i nostri popoli. Una Catalogna
che sa usare con moderazione, prudenza e intimo decoro il suo splendido dialetto solo allinterno delle
mura domestiche per non offendere nessuno.
Entrare e uscire da questo grande Paese che  la Spagna, senza impedimenti; anche se in
Europa c la guerra; proprio perch in Europa c la guerra, io posso concludere piccoli affari di
compravendita.
Come lavvoltoio in cerca di carogna?
S, eccellenza: e le sar grato, con unimmensa gratitudine sotto forma di oggetti e pezzi di
ancor pi valore di questa terracotta punica, per il rilascio del documento a mio nome.
Una Catalogna della spiritualit, del dinamismo, dello spirito imprenditoriale, da cui il resto
della Spagna deve imparare.
Io sono solo un commerciante. Ma posso dare qualche allegria. S, esatto, senza restrizione di
luoghi, come se fossi un diplomatico. No, non temo il pericolo: so sempre a quale porta bussare.
Dalla stessa prua, si direbbe, del grande vascello che punta sui nuovi orizzonti.
Grazie, eccellenza.
Con Franco, il nostro amato Caudillo, tali orizzonti, prima resi bui e sviliti, sono, nellattuale
alba splendente, alla nostra portata.
Viva Franco, eccellenza.
Preferisco i contanti alle statuette, Ardvol.
Affare fatto. Arriba Espaa. E al tenente colonnello Anselmo Taboada Izquierdo, qualche
settimana dopo, nel suo ufficio senza libri: Vuole che chiami sua eccellenza il governatore civile?.
Titubanza del tenente colonnello Anselmo Taboada. Allora Flix Ardvol gli ricord e ho anche
una grande amicizia con il capitano generale. Le dice niente, adesso, il nome di Lorenzo?
Breve: un secondo al massimo impieg il tenente colonnello a fare un largo sorriso e a dire ha
detto Lorenzo? Ma si sieda, la prego, si sieda!
Sono gi seduto.
Appena un quarto dora di conversazione. Perso il sorriso nel corso della trattativa, il tenente
colonnello Anselmo Taboada Izquierdo dovette capitolare e Flix Ardvol raddoppi la propria parte
per le tre successive operazioni, pi una gratifica fissa a fine anno per il valore di
Concesso si precipit a dire Anselmo Taboada. Concesso.
Viva Franco.
Viva.
E io come una tomba, tenente colonnello.
Sar meglio cos. Per la sua salute, intendo.
Luomo gracilino con lombrello per cappello, che diceva di chiamarsi Abelardo, non lo rivide
mai pi, probabilmente confinato nella gattabuia dellincompetenza professionale. Ardvol, invece,
riusc a far s che i colleghi del suo nuovo amico, un comandante e un capitano, anche loro
dintendenza, oltre a un giudice e a tre imprenditori, gli affidassero i loro risparmi da portare in un
luogo sicuro e con un rendimento pi interessante. Lo fece per quattro o cinque anni, con la guerra in
Europa e a guerra finita, mi disse Max. E si seppe creare un bel gruppetto di nemici tra i militari e i
politici franchisti che avevano capacit di manovra finanziaria. Fu forse per la smania di compensi che
decise di fare quattro o cinque denunce di professori universitari.
Un bel panorama, amore mio: incassava da tutti e spendeva comprando oggetti per il negozio o
manoscritti per s... Sembra che avesse un sesto senso per fiutare chi moriva dalla voglia di essere
comprato o chi aveva troppi segreti e troppe paure, per poterlo strozzare senza timore di rappresaglie.
Max mi disse che a casa vostra sapevate tutto questo perch un vostro zio, degli Epstein di Milano, era
stato una sua vittima. Le truffe di mio padre lo avevano cos sconvolto da portarlo al suicidio. Tutto
questo lha fatto mio padre, Sara. Mio padre che era mio padre, Sara. E mia madre sembra che non ne
sapesse nulla. Il povero Max fece una fatica enorme a raccontarmi questa storia, ma lo fece cos, di
getto, per liberarsi di un peso. E anchio adesso lho vomitata perch era un segreto di cui conoscevi
solo una parte. E Max fin il suo racconto dicendo per questo la morte di tuo padre...
Che cosa, Max?
A casa dicevano che quando qualcuno  andato a stanarlo per dirgliene quattro, qualsiasi fosse
il motivo, la polizia franchista ha guardato da unaltra parte.
Rimasero svariati minuti in silenzio, bevendo piccoli sorsi di vino, fissando il vuoto, pensando
sarebbe stato meglio non iniziare questa conversazione.
Ma io... disse dopo molto Adri.
S, daccordo. Tu, niente. Per lui ha portato alla rovina un cugino dei miei genitori e la sua
famiglia. Alla rovina e alla morte.
Non so che dire.
Non devi dire niente.
Ora capisco di pi tua madre. Ma io amavo Sara.
Capuleti e Montecchi, Adri.
E io non posso riparare al male fatto da mio padre?
Quello che puoi fare  finirti il vino. Che vuoi riparare?
Tu non mi odi.
Lamore di mia sorella per te mi ha aiutato.
Ma lei  fuggita a Parigi.
Era una ragazzina. I miei genitori la costrinsero ad andare a Parigi: a ventanni non sei in
grado di... Le fecero il lavaggio del cervello. Semplicemente.
Cal il silenzio, e il mare, lo sciabordare delle onde, i gridi dei gabbiani, la salsedine dellaria
entrarono nella stanza. Mille anni dopo: E adesso che avevamo litigato era fuggita di nuovo. Qui a
Cadaqus.
E passava le sue giornate a piangere.
Questo non me lavevi detto!
Me lo aveva proibito.
Adri fin il bicchiere e pens che a pranzo avrebbero servito dellaltro vino. Si sent una
campanella che ricordava vagamente quella di un piroscafo dellOttocento e Max si alz disciplinato.
Mangiamo in terrazza. A Giorgio non piace aspettare quando  pronto.
Max. Laltro si ferm, con il vassoio dei calici in mano. Sara ti ha mai parlato di me quando
era qui?
Mi ha proibito di riferirti i nostri discorsi.
Daccordo.
Max cominci ad avviarsi. Ma prima di uscire dallo studio si volt e mi disse mia sorella ti
amava follemente. Abbass la voce perch Giorgio non lo sentisse. Per questo non poteva accettare
che tu non facessi niente per restituire un violino rubato. Questo lha proprio sconvolta. Andiamo?
Dio mio, amore mio.
Adri?
S?
Dove sei?
Adri Ardvol guard il dottor Dalmau e sbatt le palpebre. Vide il modigliani pieno di gialli
che tutto il tempo, per tutto questo tempo, era stato davanti a lui.
Scusa? disse, un po disorientato, cercando di capire dove fosse veramente.
Hai delle assenze?
Io?
Sei stato per un bel po... fuori gioco.
Stavo pensando disse a mo di scusa.
Il dottor Dalmau lo guardava serio, Adri sorrise e disse s, ne ho sempre avute di assenze.
Dicono tutti che sono un savio distratto. Indicandolo con fare accusatore: Anche tu.
Il dottor Dalmau abbozz un sorriso e Adri and avanti con il clich: Savio, non molto. Ma
distratto, ogni giorno di pi.
Parlammo dei figli di Dalmau, il suo argomento preferito, suddiviso nel piccolo, Sergi, nessun
problema, ma Alcia... E io con la sensazione di essere da mesi nello studio del mio amico. Prima di
andarmene pensai a tirar fuori dalla cartella una copia di Llull, Vico e Berlin e gliela firmai. Per Joan
Dalmau, che veglia su di me da quando ha superato Anatomia II. Con profonda riconoscenza.
Per Joan Dalmau, che veglia su di me da quando ha superato Anatomia II. Con profonda
riconoscenza. Barcellona, primavera 1998. Lo guard contento. Grazie, davvero. Sai che mi fa un
grande piacere.
Io sapevo che Dalmau non leggeva i miei libri. Li teneva perfettamente ordinati sullo scaffale in
alto della libreria dello studio. A sinistra del modigliani. Ma io non glieli regalavo perch li leggesse.
Grazie, Adri fece, stringendo il libro in mano. E ci alzammo.
Non c fretta aggiunse, ma mi piacerebbe farti una visita approfondita.
Ah, s? Se lo sapevo, non ti portavo il libro.
I due amici si salutarono con una risata. Poteva sembrare assurdo, ma la figlia adolescente di
Dalmau era ancora al telefono a dire certo,  proprio un imbecille, quante volte te lho detto io!
In strada mi accolse la notte umida di Vallcarca. Passavano poche macchine, che schizzavano
con quella loro incoscienza. Se non ero in grado di raccontare il mio terrore agli amici, non avevo
scampo.  da tanto che sei morta, mentre venivi a parlare con me, e non lho ancora accettato. Vivo
aggrappato ai legni marci di un naufragio; non posso remare verso alcuna destinazione. Sono in balia
del vento e penso a te, penso perch non  potuta andare in modo diverso, penso alle mille occasioni
perse di amarti pi teneramente.
Fu quel marted sera a Vallcarca, sotto la pioggia fina senza ombrello, che capii che ogni io 
unesagerazione. O peggio: che ogni io  un errore, a cominciare dallessere nato nella famiglia
sbagliata. E so di non poter delegare n a un dio n agli amici n alle letture il peso del pensiero e la
responsabilit delle mie azioni. Ma grazie a Max, oltre ad avere ulteriori elementi su mio padre, so una
cosa che mi tiene in vita: che mi amavi follemente. Mea culpa, Sara. Confiteor.
...
.
...
SETTIMO.
...
.
...
... usque ad calcem Cerchiamo dentrare nella morte a occhi aperti...
.
MARGUERITE YOURCENAR.
...
.
...
Capitolo cinquantotto.
...
.
...
Cominciamo ad avere troppi morti in questa casa, aveva capito Adri dal farfugliare di suo
padre. E passeggiava per la Creazione dellUniverso senza vedere i dorsi dei libri. Le lezioni avevano
perso quella loro vivacit perch ogni suo ardor si riassumeva nel sedersi davanti allautoritratto di
Sara, nello studio, contemplando il tuo mistero, amore mio. O anche in silenzio davanti allurgell della
sala da pranzo, come se volesse essere testimone dellimpossibile fuga del sole dalla parte di Trespui.
Molto di rado guardava di malavoglia il mucchio di fogli, a volte lo prendeva, sospirava e ci scriveva
qualche riga o rileggeva, scettico, il lavoro del giorno o della settimana prima trovandolo
dolorosamente superfluo. Non sapeva come evitarlo. Aveva perso anche lappetito.
Senta, Adri.
S?
Sono due giorni che non mangia.
Non si preoccupi: non ho fame.
Proprio per questo mi preoccupo.
Caterina entr nello studio, prese Adri per un braccio e cominci a strattonarlo.
Ma che fa? Adri alz la voce, sconcertato.
Pu mettersi anche a urlare. Ma adesso viene in cucina con me.
Ehi! Mi lasci stare! indignato, Adri Ardvol.
No. Scusi, ma no. Pi indignata e gridando pi di lui: Si  guardato allo specchio?.
A che mi serve.
Su, forza. Voce secca e autoritaria.
Lui era Haim Epstein e Lola Piccola lHauptsturmfhrer che lo portava via dalla baracca
ventisei trasgredendo gli ordini dello Sturmbannfhrer Barber perch qualcuno si era inventato un
gioco divertentissimo, una caccia ai conigli. La Hauptsturmfhrer Katharine lo fece entrare in cucina
dove, invece di mezza dozzina di donne ungheresi spaventate, trov una minestra e un filetto ai ferri
con un pomodoro tagliato a met. La Hauptsturmfhrer Katharine lo fece sedere a tavola e Haim
Ardvol sent fame per la prima volta in molti giorni e si mise a mangiare a capo chino, come se
temesse il rimprovero della Hauptsturmfhrer.
Buonissima per la minestra.
Ne vuole ancora?
S. Grazie.
Per tutta la cena, Katharine, con la visiera del berretto calata sugli occhi, in piedi, picchiettando
minacciosamente il bastone sullo stivale lucido, controll che il recluso non scappasse dalla cucina.
Riusc persino a fargli mangiare uno yogurt per dessert. Quando ebbe finito, il recluso disse grazie,
Lola Piccola, si alz e usc dalla stanza.
Caterina.
Caterina. Non dovrebbe essere a casa sua a questora?
S. Ma non voglio arrivare domani e trovarla rinsecchito in un angolo.
Esagerata.
No, signore. Rinsecchito: pi morto del Mar Morto.
Adri torn nello studio perch pensava che il suo problema fosse un mucchio di fogli scritti a
cui non credeva. Troppe cose da portare sulle spalle da solo. E cos passavano i giorni. E anche i mesi,
lenti, interminabili. Finch un giorno sent il rumore di uno sputo a terra e dissi che vuoi, Carson.
Forse  ora di finirla, no?
No, non  mai ora di finirla se ti senti...
Come ti senti?
Che ne so.
Augh.
S, dimmi.
Se permettete che mi intrometta...
Di, su, Aquila Nera.
Il vento della vasta prateria farebbe bene al tuo spirito malato.
S. Ho gi pensato a un viaggio, ma non so dove andare n cosa fare.
Basterebbe accettare gli inviti a Oxford, Rennes, Tubinga e non so che altro.
Costanza.
Ecco, Costanza.
Avete ragione.
La caccia sar fruttuosa se il nobile guerriero offre il suo petto coraggioso alle nuove gesta di
caccia e di guerra.
Ho capito, grazie. Grazie a tutti e due.
Diedi retta ai miei consiglieri e andai a prendere un po daria per le praterie dEuropa in cerca
di nobili gesta. La voglia di scrivere torn a farsi sentire in modo timido, esitante, grazie forse ai viaggi
e agli incoraggiamenti di chi gli chiedeva quando pubblicherai un altro libro, Ardvol.
Alla fine, una pila di fogli scritti su un lato, che non lo convincevano affatto. Ho perso lo
slancio. Non so dov il male e non mi so spiegare la mia perplessit agnostica. Mi mancano gli
strumenti del filosofo per andare avanti. Mi ostino a cercare il luogo in cui risiede il male e so che non
 dentro a una persona. Dentro a molte persone? Il male  frutto di una volont umana perversa? O
forse no: proviene dal Diavolo che lo inocula a chi crede lui, come mi sembra pensasse il povero
Matthias Alpaerts dagli occhi lacrimosi. Il male  che il Diavolo non esiste. E dov Dio? Il Dio severo
di Abramo, il Dio inesplicabile di Ges, Allah il crudele e lamorevole... Lo vadano a chiedere alle
vittime di tutti gli atti perversi. Se Dio esistesse, la sua freddezza davanti alle conseguenze del male
sarebbe scandalosa. Che ne dicono i teologi? Per quanta poesia ci mettano, in fondo vanno sempre a
sbattere contro il loro limite: male assoluto, male relativo, male fisico, male morale, male da colpa,
male da pena... Dio mio. Se non fosse perch con il male appare il dolore, ci sarebbe da ridere. E le
catastrofi naturali, anche quelle sono il male? Sono un altro male? E il dolore che provocano  un altro
dolore?
Augh.
Che c.
Mi sono perso.
Anchio, Aquila Nera mormor Adri davanti al mucchio di fogli manoscritti con la sua
scrittura illeggibile ma ordinata. Si alz e cammin un po nello studio per sgranchirsi le idee. Sai che
mi succedeva, Sara? Che invece di ragionare, gridavo. Che invece di pensare, piangevo o ridevo, e cos
non si pu fare uno studio. Allora pensai sette, due, otto, zero, sei, cinque.
Aprii la cassaforte di mio padre che non visitavo da anni. Sette, due, otto, zero, sei, cinque. Ero
curioso, non mi ricordavo che cosa cera dentro. Ci trovai un paio di buste piene di documenti vari e
sicuramente del tutto inutili di mio padre e mia madre: ricevute di mille anni fa, appunti scritti al volo
che dopo cinquantanni avevano perso la loro urgenza. Oltre a qualche titolo di azione e cose simili che
misi da parte perch il commercialista ci desse unocchiata, lo valutasse e mi consigliasse il da farsi. E
in una cartellina blu, sola, triste, la lettera in aramaico che mio padre mi aveva scritto troppi anni fa.
Quel messaggio a effetti ritardati. Se adesso mio padre potesse sapere che alla fine ho dato via il Vial,
mi urlerebbe di sicuro quattro improperi e mi darebbe un ceffone. Nella stessa cartellina cera un altro
amuleto, anche questo solitario: la lettera che mi aveva mandato Isaiah Berlin grazie alle manovre di
Bernat. Grazie Bernat, amico, che se tutto va bene leggerai queste pagine prima degli altri e potrai
eliminare questa effusione finale.
Cera qualcosaltro in un angolo. Una busta della Kodak. Laprii con le dita incuriosite: erano le
foto che avevo fatto al mio storioni il giorno in cui lo avevo restituito a Matthias Alpaerts. Non mi
ricordavo neanche di aver messo le foto nella cassaforte dopo averle fatte sviluppare e stampare. Avevo
solo presente, e ancora oggi ci penso, linsicurezza di aver fatto la scemenza pi grande del mondo
lasciandomi sedurre da una storia troppo drammatica per essere falsa. Sfogliai le foto una a una: erano
di quelle su cui appariva il mese e lanno in cui erano state scattate. Le guardai tutte: la tavola
armonica, il fondo, le fasce, la splendida voluta, le effe; e quella che avevo scattato avvicinandomi
allapertura della effe: quasi non si vedeva il Laurentius Storioni Cremonensis me fecit dellinterno.
Pff. Passai alla foto successiva e rimasi a bocca aperta: era una fotografia che ti eri fatta tu allo specchio
dellarmadio. Una specie di autoritratto, forse scattata in vista di quello che dovevi disegnare. La data,
due anni prima di quelle precedenti. Te ne eri dimenticata? O forse avevi iniziato il rullino e lavevi
lasciato nella macchina, in attesa di riempirlo e di portarlo a sviluppare? Cerano altre due foto fatte da
te. A Adri si annebbi la vista, dovette fare uno sforzo per recuperare la calma. Era lui al lavoro, che
scriveva con la testa china sul tavolo. Una foto fatta di nascosto quando gi non ci parlavamo. Eri
arrabbiata e indignata con me, ma mi hai fatto una fotografia di nascosto. Ora mi rendo conto che non
ci ho riflettuto abbastanza: la lite doveva causare pi dolore a te che a me, perch tu lavevi iniziata. E
se lattacco vascolare ti  venuto perch hai dovuto sopportare troppa pressione?
La terza foto ritraeva un carboncino sul cavalletto del suo studio. Un carboncino che non ho mai
visto e di cui Sara non mi aveva mai parlato. Un carboncino conservato in una foto perch
probabilmente laveva strappato in mille pezzi. Poveretta. Feci fatica a trattenermi dal piangere e pensai
che il giorno dopo, se avessi trovato i negativi, sarei andato a farmi fare un ingrandimento. Lo esaminai
sotto la lente da tavolo. Erano sei disegni, come degli schizzi, alla ricerca di un volto. Sei disegni, via
via pi completi, del viso di un neonato da unangolazione semilaterale. Non saprei dire se erano stati
fatti con la bambina davanti o se erano un esercizio di memoria sul volto di Claudine, quello che di lei
poteva ricordare. O se aveva avuto il sangue freddo di disegnare sua figlia morta. Per tutto questo
tempo questa fotografia era stata nella cassaforte accanto alle altre. La fotografia del tuo dolore. Perch
una volta vissuto il dramma sei stata anche capace di disegnarlo; forse non sapevi che questo 
impossibile da sopportare. Guarda Celan. Guarda Primo Levi. Disegnare, come scrivere,  rivivere. E
come se volesse corroborarlo con un applauso, il maledetto telefono squill e io mi misi a tremare,
come se stessi peggio di quanto gi stavo. Mi imposi, solo per ordine di Dalmau, il duro compito di
rispondere: Pronto?.
Ciao Adri. Sono Max.
Ciao.
Come stai?
Bene. Cinque secondi. E tu?
Bene. Senti: vuoi venire a un assaggio di vini al Priorat?
Be...
Sai, ho deciso di scrivere un libro... con molte fotografie, eh, non come i tuoi.
Su cosa?
Sul processo dellassaggio...
Devessere difficile mettere per scritto sensazioni cos fragili.
I poeti lo fanno.
Adesso gli chiedo cosa sa lui di Claudine e di questo dolore di Sara.
Max Voltes-Epstein, il poeta del vino.
Di, vieni?
Senti. Ti vorrei fare una domanda che... Si pass la mano sulla testa pelata e si ferm in
tempo. Va bene, di: quando ?
Questo fine settimana: al centro Quim Soler.
Mi passi a prendere?
Affare fatto.
Max riattacc. Non avevo alcun diritto di frugare nella vita di un uomo buono come Max. E
forse non ne sapeva niente. Perch i segreti di Sara potevano essere tali per tutti. Che peccato: avrei
potuto aiutarti a portare il tuo dolore. Mi sembra un po pretenzioso questo. O a portarne una parte. Mi
sarebbe piaciuto essere il tuo rifugio ma non ho potuto o non ho fatto abbastanza per esserlo. Se
qualcosa ho fatto, ti ho forse risparmiato quattro pioggerelline sparse, ma nessuna tempesta.
Io avevo chiesto a Dalmau qual  la velocit del processo, quanta fretta abbiamo, quanta
urgenza, mi spiego? Lui strinse le labbra in una smorfia per aiutarsi a pensare.
Ognuno  un caso a s stante.
Ovviamente a me interessa il mio caso.
Si devono fare delle analisi. In questo momento abbiamo solo indizi.
 veramente irreversibile?
Fin dove oggi  arrivata la medicina, s.
Merda.
S.
Tacquero. Il dottor Dalmau guard il suo amico seduto dallaltra parte della scrivania dello
studio che si rifiutava di affondare la testa tra le spalle, che pensava con urgenza, evitando di fissare lo
sguardo sui gialli di Modigliani.
Io sto ancora lavorando. Leggo senza problemi.
Tu stesso ammetti di avere dei vuoti inspiegabili. Che hai dei momenti in cui non ricordi...
S, s, s... Ma succede a tutti i vecchi.
Sessantadue anni al giorno doggi non vuol dire essere vecchio. Hai avuto molti avvisi. E di
molti altri non ti sei neanche accorto.
Diciamo che questo  il terzo avviso. Silenzio. Mi puoi dare una data?
Non la so. Non c una data;  un processo che andr avanti alla sua velocit, diversa in ogni
individuo. Seguiremo il decorso. Ma dovrai... Tacque.
Dovr...?
Dovrai scrivere le tue disposizioni.
Che vuoi dire?
Devi lasciare tutto... stabilito.
Vuoi dire il testamento?
Be... Non so come... Non hai nessuno, vero?
Ho gli amici.
Non hai nessuno, Adri. Devi lasciare tutto scritto.
Che cosa pazzesca.
S. E dovrai far venire qualcuno a casa per stare il meno possibile da solo.
Questo quando sar il momento.
Certo. Ma vieni ogni due settimane.
Affare fatto dissi, imitando Max.
Fu allora che decisi di fare la pazzia che aveva cominciato ad affacciarsi alla mia mente quella
sera piovosa di Vallcarca. Presi quei trecento e passa fogli su cui mi ero spremuto le meningi cercando
di parlare del male, che ormai sapevo ineffabile e misterioso come i credo, e sul lato bianco, come se si
trattasse vagamente di un palinsesto, iniziai la lettera che ho la sensazione di star finendo adesso che
sono arrivato allhic et nunc. Malgrado gli sforzi di Lloren, non ho usato il computer, che attende
ubbidiente in un angolo della scrivania. Questi fogli sono lo svolgimento quotidiano di una scrittura
caotica fatta con tante lacrime miste a un po di inchiostro.
Per tutti questi mesi ho scritto freneticamente, tenendo davanti a me il tuo autoritratto e i due
paesaggi che mi hai regalato: la tua visione soggettiva della mia Arcadia e la piccola abside polilobata
di Sant Pere del Burgal. Li ho osservati ossessivamente, ne conosco tutti i dettagli, tutti i tratti e tutte le
ombre. E tutte le storie che mi hanno ispirato. Ho scritto davanti a questa sorta di altare fatto con i tuoi
disegni senza perdermi danimo, come se partecipassi a una corsa tra la memoria e loblio, che sar la
mia prima morte. Ho scritto senza pensare, riversando sul foglio tutto il narrabile e augurandomi che
poi qualcuno con vocazione di paleontologo, Bernat se  daccordo, lo decifri per poterlo dare a non so
chi. Forse questo  il mio testamento. Molto disordinato, ma un testamento.
Ho iniziato con queste parole: Fino a ieri sera, camminando per le strade bagnate di Vallcarca,
non avevo capito che nascere in quella famiglia era stato un errore imperdonabile. E, una volta scritte,
ho capito che dovevo cominciare dallinizio. In principio  sempre stato il verbo. Per questo adesso
sono tornato al principio e ho riletto: Fino a ieri sera, camminando per le strade bagnate di Vallcarca,
non avevo capito che nascere in quella famiglia era stato un errore imperdonabile.  passato molto
tempo da tutte queste cose che ho vissuto; e ne  trascorso parecchio da quando le ho scritte. Adesso 
diverso. Adesso  domani.
Dopo aver sistemato tutto con notai e avvocati e dopo avere informato tre o quattro volte i
cugini di Tona, che non sapevano come ringraziarlo per linteressamento e laiuto offerto a Adri,
Bernat and a trovare la famosa Laura Baylina a Uppsala.
Come mi dispiace, povero Adri.
S.
Scusami, ma mi metterei a piangere.
Piangi, piangi pure.
No. Qual  il messaggio di Adri?
Mentre soffiava sul suo t caldissimo, Bernat le rifer i particolari del testamento che la
riguardavano.
Un urgell? Quello della sala da pranzo?
Ah, lo conosci?
S. Sono stata qualche volta a casa sua.
Quante cose ci nascondevi, Adri. Fino a oggi non lho conosciuta di persona. Quante cose si
nascondono gli amici, pens Bernat.
Laura Baylina era bella, bionda, piccolina, simpatica e disse che ci voleva pensare se accettare
o meno. Bernat le disse che era un regalo, che non cera nessun tranello.
Imposte. Non so se potr pagare le imposte per ricevere questo dipinto. O come si chiama
questa cosa di successione. Qui in Svezia dovrei chiedere un prestito, ereditare, pagare limposta e
vendere il quadro per poter restituire il prestito.
Dopo aver lasciato la Baylina con il t ancora fumante a riflettere sulla decisione da prendere,
Bernat Plensa torn a Barcellona in tempo per chiedere il permesso alla direzione di mancare a due
prove dellorchestra per gravi motivi di famiglia, sopport imperturbabile la faccia storta del direttore
e prese un aereo per Bruxelles, il secondo negli ultimi due mesi.
Era una casa di riposo di Anversa. Sorrise alla donna grassa della reception che stava al
telefono e al tempo stesso scriveva al computer. Aspett che la donna finisse di parlare e, quando
riattacc, esager il sorriso, disse inglese o francese, la receptionist rispose inglese e lui chiese del
signor Matthias Alpaerts. La donna lo guard incuriosita. Anzi, lo osserv. O almeno cos si sent lui:
attentamente osservato.
Chi ha detto, scusi?
Il signor Matthias Alpaerts.
La donna riflett un momento. Poi consult il computer. Guard lo schermo. Rispose al
telefono due volte per passare altrettante telefonate e continu a consultare il computer. Infine disse
certo, Alpaerts!, premette un altro tasto, guard lo schermo e poi guard Bernat: Il signor Alpaerts 
morto nel 1997.
Ma... Io...
Stava per andarsene, ma gli venne unidea folle: Potrei guardare la scheda?.
Lei non  un familiare, vero?
No, signora.
Posso sapere che interesse...
Volevo comprare il suo violino.
Adesso so chi  lei! esclam come liberandosi da un peso.
Io?
Secondo violino del quartetto Antgona.
Per qualche istante Bernat Plensa sogn la gloria. Sorrise lusingato.
Che memoria disse tanto per dire.
Sono molto fisionomista rispose. E poi, un uomo cos alto... Timidamente: Ma non
ricordo il suo nome.
Bernat Plensa.
Bernat Plensa... Allung la mano per stringere la sua. Liliana Moor. Vi ho ascoltati a Gant
due mesi fa. Mendelssohn, Schubert, ostakovi?.
Ah, bene... Io...
Mi piace sedermi in prima fila, a due passi dai musicisti.
Lei  musicista?
No. Sono soltanto melomane. Perch vuole informazioni sul signor Alpaerts?
Per il violino... Esit qualche secondo. Vorrei solo vedere una sua fotografia. Sorrise. La
prego... Liliana.
La signorina Moor riflett un istante poi, in onore al quartetto Antgona, gir lo schermo del
computer in modo che Bernat lo potesse vedere. Invece di un uomo magro e con gli occhi lacrimosi, gli
abbondanti capelli bianchi e le orecchie un po a sventola, quella presenza cos elettrica che aveva
visto per trenta secondi silenziosi nello studio di Adri quando era andato a portargli il computer,
davanti a s, sullo schermo piatto, aveva un uomo triste ma grasso e calvo, con gli occhi tondi e di
color giaietto come non ricordava quale delle sue figlie. Porca puttana.
La receptionist rimise a posto lo schermo e Bernat cominci a sudare dangoscia. Si giustific
ancora una volta, volevo che mi vendesse il suo violino, sa?
Il signor Alpaerts non ha mai avuto un violino.
Quanti anni  stato qui?
Cinque o sei. Guard lo schermo e si corresse: Sette.
 sicura che luomo della foto  Matthias Alpaerts?
Certo. Sono ventanni che lavoro qui. Soddisfatta: Mi ricordo tutte le facce. I nomi  un
altro paio di maniche.
Aveva qualche parente che...
Il signor Alpaerts era solo.
Ma qualche parente lontano che...
Solo. Avevano ucciso tutta la sua famiglia in guerra. Erano ebrei. Solo lui era sopravvissuto.
Nessun parente?
Raccontava sempre la sua storia drammatica, poveretto. Alla fine  diventato matto, credo. La
raccontava in continuazione, divorato da...
Dalla colpa.
S. Sempre. A tutti. La sua storia era diventata la sua ragione di vita. Vivere per raccontare
che aveva due figlie...
Tre.
Tre? Be, tre figlie, che si chiamavano cos, cos e cos e che...
Amelietje, con i capelli di giaietto. Truu, con i capelli del colore del legno del bosco e Juliet,
la piccola, bionda come il sole.
Lha conosciuto? Occhi spalancati, meravigliata.
In un certo senso. C molta gente che sa questa storia?
Molti degli ospiti della casa di riposo. Quelli ancora vivi, ovviamente. Stiamo parlando di
svariati anni fa.
Certo.
Ce nera uno, Bob, che lo imitava benissimo.
Chi ?
 stato il compagno di stanza di Alpaerts.
 vivo?
Vivo e vegeto. Ci fa impazzire. Abbass il tono di voce, completamente rapita dal secondo
violino, cos alto, del quartetto Antgona. Organizza partite clandestine di domino tra i residenti.
Lo potrei...
S. Sto trasgredendo tutte le regole...
In nome della musica.
Esatto! In nome della musica.
Nella sala dattesa cerano cinque riviste in olandese e una in francese. E una riproduzione da
quattro soldi di un vermeer: una donna vicino alla finestra che guardava Bernat, colta di sorpresa,
come se questi stesse entrando nella stanza del dipinto.
Luomo arriv dopo cinque minuti. Magro, con gli occhi lacrimosi e abbondanti capelli
bianchi. Dal modo di fare non laveva riconosciuto.
Inglese o francese? sorrise Bernat.
Inglese.
Buongiorno.
Davanti a s Bernat aveva luomo che quel pomeriggio aveva convinto Adri... Te lavevo
detto, Adri, pens. Ti hanno visto lontano un miglio. Invece di strozzarlo direttamente, sorrise di
nuovo e disse ha mai sentito parlare di un violino storioni che si chiama Vial?
Luomo, senza neanche avere avuto il tempo di sedersi, corse verso la porta. Bernat gli imped
di uscire dalla saletta, mettendosi in mezzo tra lui e la porta, coprendola con tutto il suo corpo.
Lei gli ha rubato il violino.
Posso sapere chi  lei?
Polizia.
Estrasse la tessera di membro dellOrquestra Simfnica de Barcelona i Nacional de Catalunya
e aggiunse: Interpol.
Dio mio fece luomo. E si sedette, sconfitto. Gli spieg non lho fatto per soldi.
Quanto le hanno dato?
Cinquantamila franchi.
Caspita.
Non lho fatto per soldi. E poi erano franchi belgi.
E perch lha fatto, allora?
Matthias Alpaerts mi aveva rotto le scatole durante i cinque anni in cui abbiamo diviso la
stanza. Ogni giorno parlava delle sue figlie del cazzo e della suocera raffreddata. Me ne parlava ogni
giorno, guardando fuori dalla finestra, senza neanche vedermi. Ogni santissimo giorno. Poi si 
ammalato. A quel punto sono venuti quegli uomini.
Chi erano?
Non lo so. Di Barcellona. Uno magro e uno giovane. E mi hanno detto ci hanno detto che lo
imiti molto bene.
Sono attore. Ritirato, ma attore. Suono anche la fisarmonica e il sax. E un po il piano.
Vediamo se  vero che lo imiti cos bene.
Lo portarono in un ristorante, aspettarono che mangiasse e che assaggiasse un bianco e un
rosso. Lui li guard stupito e gli chiese perch non parlate con Alpaerts in persona?
 malandato. Non durer molto.
Finalmente! Non sentir pi parlare della suocera raffreddata.
Non le fa pena, poveruomo?
Matthias dice che sono sessantanni che vuole morire. Come vuole che mi faccia pena che
muoia una buona volta?
Su, Bob: facci vedere come lo sai fare.
E Bob Mortelmans cominci a dire perch immagina che stai a tavola con la tua Berta, tua
suocera raffreddata e i tre soli splendenti di casa, Amelietje, la grande, che quel giorno compiva sette
anni; Truu, la seconda, con i capelli color mogano, e Juliet, la piccola, bionda come il sole. E da un
momento allaltro sfondano la porta di casa ed entrano un mucchio di soldati che gridano raus, raus, e
Amelietje, che vuol dire raus, pap?, e io non potei evitare tutto questo, non feci neanche un gesto per
proteggerle.
Perfetto. Basta cos.
Eh, eh, eh! So dire altre cose che...
Ho detto perfetto. Vuoi guadagnare un bel gruzzolo?
Dissi di s e mi misero su un aereo. A Barcellona provammo un paio di volte, con delle
varianti; ma che fosse sempre la vera storia di Matthias il rompiscatole.
E intanto il suo amico era a letto, malato.
Non era amico mio. Era un disco incantato. Quando sono tornato a Anversa era gi morto.
Provando ad allentare la tensione davanti a quel poliziotto cos alto: Come se avesse sentito la mia
mancanza, capisce?.
Bernat tacque. E Bob Mortelmans prov a raggiungere la porta. Bernat, senza alzarsi dalla
sedia e senza muovere un muscolo, disse provi a fuggire e le spezzo la schiena. Sono stato chiaro?
Ss. Chiarissimo.
Lei  una canaglia. Gli ha rubato il violino.
Ma lui non sapeva neanche che ce lavesse qualcuno...
Lei  una canaglia. Vendersi per centomila franchi.
Non lho fatto per soldi. Ed erano cinquantamila. Belgi.
E ha rubato anche a quel poveraccio di Adri Ardvol.
E questo chi ?
Il signore di Barcellona che ha ingannato.
Le assicuro che non lho fatto per i soldi.
Bernat lo guard incuriosito. Fece un gesto con la testa, come invitandolo a proseguire. Ma
laltro taceva.
E perch lha fatto, allora?
 stata... era lopportunit... Era... la parte della mia vita. Per questo ho detto di s.
 stata anche quella meglio pagata.
 vero. Ma perch ci ho ricamato sopra. Tra laltro, ho dovuto improvvisare perch quel tizio
ha iniziato a parlare e io, oltre al monologo, ho dovuto improvvisare la conversazione.
E...?
Me la sono cavata egregiamente. Orgoglioso: Sono riuscito a calarmi completamente nel
personaggio.
Bernat pens adesso lo strozzo. E si guard intorno per vedere se cerano testimoni. Intanto
Bob Mortelmans torn al suo ruolo preferito, incoraggiato dal silenzio ammirato del poliziotto.
Interpretando, calcando un po la mano: Forse sono sopravvissuto fino a oggi che le racconto questa
storia perch sono stato vigliacco il giorno del compleanno di Amelietje. O perch quel sabato
piovoso, nella baracca, rubai un tozzo di pane marcio al vecchio Moshes che veniva da Vilnius. O
perch mi scansai quando il Blockfhrer decise di darci una lezione e cominci ad agitare il calcio del
fucile, e il colpo che doveva ferire me ammazz un ragazzino che....
Basta!
Bernat si alz e Bob Mortelmans pens che stesse per riempirlo di botte. Si fece piccolo
piccolo, seduto sulla sedia, disposto a rispondere, contratto comera, ad altre domande, a tutte le
domande che volesse fargli quellagente dellInterpol.
Bernat disse apri la bocca, Adri lapr come se fosse Lloren quando aveva un anno e Bernat
gli diede la cucchiaiata di minestra dicendo, mmm... che buono, minestra di semolino, eh? Adri
guard Bernat e non disse niente.
A che pensi?
Io?
Tu.
Non lo so.
Chi sono?
Coso.
Tieni, un altro cucchiaio. Di, apri la bocca che  lultimo. Su, bravissimo.
Sollev il coperchio del secondo e disse oh, che buono, pollo lesso. Ti piace?
Adri pos gli occhi sulla parete, indifferente.
Ti voglio bene, Adri. E ti risparmio di parlarti del violino.
Lui lo guard con lo sguardo di Gertrud, o con lo sguardo con cui Adri vedeva che Sara lo
guardava con lo sguardo di Gertrud. O con lo sguardo con cui Bernat pensava che Sara guardava
Adri con lo sguardo di Gertrud.
Ti voglio bene ripet Bernat. Prese un pezzo ben triste di coscia pallida di pollo e disse oh,
che buono, che buono. Su, apri la bocca, Lloren.
Quando ebbero finito la cena Jnatan and a prendere il vassoio e gli disse vuoi andare a
letto?
Ci penso io, se non ha nulla in contrario.
Benissimo: se ha bisogno di aiuto, mi faccia un fischio.
Rimasti soli, Adri si gratt la testa e sbuff. Fiss la parete con uno sguardo vuoto. Bernat
frug nella cartella e tir fuori un libro.
Il problema del male lesse sulla copertina. Adri Ardvol.
Adri lo guard negli occhi, poi guard la copertina. Sbadigli.
Sai cos questo?
Io?
S. Lhai scritto tu. Mi avevi chiesto di non farlo pubblicare, ma alluniversit mi hanno
assicurato che  molto interessante. Tu te ne ricordi?
Silenzio. Adri, nervoso. Bernat gli prese la mano e sent come il suo amico si calmava. Allora
gli raccont che ne aveva curato ledizione la professoressa Parera.
Mi sembra che abbia fatto un ottimo lavoro. E le ha fatto da consulente Johannes Kamenek,
che da quanto ho potuto constatare  un tizio che lavora pi di ventiquattrore al giorno. E che ti vuole
molto bene.
Gli accarezz la mano e Adri sorrise. Rimasero cos un bel po, in silenzio, come due
innamorati. Adri guard senza interesse la copertina del libro e sbadigli.
Ho dato varie copie ai tuoi cugini di Tona. Si sono commossi molto. Prima di Capodanno ti
verranno a trovare.
Bene. Chi sono?
Xevi, Rosa e non mi ricordo come si chiama laltro.
Ah.
Te li ricordi?
Come ogni volta che gli faceva quella domanda, Adri schiocc la lingua come se fosse
arrabbiato o forse offeso.
Non lo so ammise, imbarazzato.
Chi sono io? chiese Bernat per la terza volta quella sera.
Tu.
E come mi chiamo.
Tu. Coso. Wilson. Sono stanco.
Allora, di, a dormire, che  tardi. Ti lascio il tuo libro sul comodino.
Benissimo.
Bernat prese la sedia per portarla accanto al letto. Adri si volt leggermente, un po agitato.
Timido: Adesso non so... se devo dormire sulla sedia o sul letto. O forse sulla finestra.
Sul letto, sul letto. Starai pi comodo.
No, no, no: mi sa sulla finestra.
Come vuoi, amico mio fece Bernat, portando la sedia verso il letto. E aggiunse: Perdonami,
perdonami, perdonami.
Lo svegli il freddo intenso che entrava da tutte le fessure della finestra. Era ancora buio. Batt
sulle pietre dellesca finch riusc ad accendere lo stoppino della candela. Si mise labito e, sopra, il
mantello da viaggio e usc nello stretto corridoio. Da una delle celle dalla parte che dava sul colle di
Santa Brbara proveniva una luce tremula. Con un brivido di freddo e di pena si avvi verso la chiesa.
Il cero che doveva illuminare la bara in cui riposava frate Josep de Sant Bartomeu si era consumato.
Mise la sua candela al posto del cero. Gli uccelli, che sentivano avvicinarsi lalba, cominciavano a
cantare malgrado il freddo. Preg con fervore un padrenostro, pensando alla salvezza dellanima del
buon padre priore. I tremolii della fiamma della sua candela provocavano uno strano effetto sui dipinti
dellabside. San Pietro, san Paolo e... e... e gli altri apostoli, la Madonna e lo ieratico Cristo
Pantocratore sembrava che si muovessero sulla parete, in una danza lenta e silenziosa.
Fringuelli, verdoni, merli, passeri e cardellini stavano cantando il sorgere del nuovo giorno,
come per secoli i monaci avevano cantato le lodi al Signore. Fringuelli, verdoni, merli, passeri e
cardellini sembravano gioiosi di fronte alla notizia della morte del priore di Sant Pere del Burgal. O
forse cantavano la gioia di saperlo in paradiso, perch era stato un uomo buono. O forse gli uccellini di
Dio non pensavano a nulla di tutto questo e cantavano perch non sapevano fare altro. Dove sono.
Cinque mesi ho vissuto nella nebbia e ogni tanto un lumicino mi ricordava che tu esist
Frate Adri sent dietro a s. Alz la testa. Frate Juli si avvicin, con la candela tremula.
Lo dovremo seppellire subito dopo il mattutino disse.
S, certo. Sono arrivati gli uomini di Escal?
Ancora no.
Si alz e si mise accanto allaltro monaco, rivolto verso laltare. Dove sono. Mise le mani piene
di geloni nelle larghe maniche dellabito. Non erano fringuelli n verdoni n merli n passeri n
cardellini, ma due monaci tristi perch quello era lultimo giorno di vita monacale nel loro monastero,
dopo tanto tempo di esistenza ininterrotta. Non cantavano da mesi; recitavano soltanto e lasciavano il
canto agli uccelli e alla loro gioia incosciente. Chiudendo gli occhi, frate Adri mormor le parole che
per secoli erano servite a rompere il grande silenzio della notte: Domine, labia mea aperies.
Et proclamabo laudem tuam rispose frate Juli, mormorando anche lui.
Quella notte di Natale, la prima senza Missa in Nocte, i due frati laici poterono solo recitare il
mattutino. Deus, in adiutorium meum intende. Fu il mattutino pi triste di tutti i secoli di vita
monastica a Sant Pere del Burgal. Domine, ad adiuvandum me festina.
La conversazione con Tito Carbonell fu inaspettatamente distesa. Mentre sceglievano i piatti,
Tito disse che riconosceva di essere un vigliacco, perch era pi di un anno che non andava a trovare
zio Adriano* nella casa di riposo.
Cerchi di farlo.
Mi fa troppa pena. Non ho la forza che ha lei. Prendendo il men e facendo un cenno al
cameriere: A proposito, la ringrazio per il tempo e gli sforzi che gli dedica.
Lo ritengo un obbligo da amico.
Tito Carbonell lo guid con destrezza per le vie intricate del men, ordinarono e mangiarono il
primo quasi senza parlare. Quando finirono cal un silenzio un po imbarazzante. Finch Tito si decise
a romperlo: E cosa voleva esattamente?.
Parlare del Vial.
Il Vial? Il violino di zio Adriano?*
S. Qualche mese fa sono andato a Anversa a trovare il signor Bob Mortelmans.
Tito accolse quelle parole con unallegra risata: Pensavo che non me ne avrebbe mai
parlato! disse. Cosa vuole sapere che io sappia?
Aspettarono che il cameriere gli lasciasse davanti il secondo; poi, visto che Bernat rimaneva
zitto, laltro, guardandolo negli occhi, disse: S, s,  stata una mia idea; brillante, s. Conoscendo zio
Adriano,* sapevo che con laiuto del signor Mortelmans sarebbe stato tutto pi facile. Lo indic con
il coltello. E non mi sono sbagliato!
Bernat mangiava in silenzio, guardandolo senza dire niente. Tito Carbonell continu: S, s, il
signor Berenguer ha venduto il violino storioni al miglior offerente; s, ci siamo arricchiti; le piace
questo baccal?;  il migliore che abbia mai mangiato, eh?; s, sa, era un peccato tenere chiuso un
violino cos buono. Sa chi lha comprato?.
Chi? Si not troppo che la domanda, come un urlo, gli usciva dallo stomaco.
Joshua Mack. Tito aspett una reazione di Bernat, che faceva sforzi titanici per controllarsi.
Vede?  andato a finire nelle mani di un ebreo. Ridendo: Abbiamo fatto giustizia, no?.
Bernat cont fino a dieci per evitare di fare uno sproposito. Per sbollire la rabbia disse lei mi
fa schifo. Tito Carbonell non si alter minimamente.
E non me ne frega niente di quello che ci far Mack. Le confesso che in questa operazione ho
cercato solo di guadagnarci.
Ma io adesso la denuncer disse Bernat guardandolo con tutta la rabbia negli occhi. E non
pensi di potermi comprare.
Tito Carbonell mastic, assorto su quello che stava mangiando; si pul le labbra con il
tovagliolo, bevve un piccolissimo sorso di vino e sorrise.
Comprarla, io? Comprare lei? Schiocc le labbra, disgustato.Non ho intenzione di darle
una peseta per il suo silenzio.
Io comunque non laccetterei. Lo faccio per la memoria del mio amico.
 meglio che lasci stare i bei discorsi, signor Plensa.
Le d fastidio che abbia dei principi?
No, si figuri.  molto nobile. Ma deve sapere che io so quello che devo sapere.
Bernat lo fiss. Tito Carbonell sorrise di nuovo e disse ho fatto anchio la mia mossa.
Adesso non la seguo.
 da circa un mese che il suo editore lavora sul suo nuovo libro.
La cosa non la riguarda.
Eccome se mi riguarda! Ci sono anchio! Con un altro nome e come personaggio secondario,
ma ci sono anchio.
Come sa che...
Tito Carbonell si sporse in avanti per stare faccia a faccia con Bernat e disse  un romanzo o
unautobiografia? Se lha scritto zio Adriano*  unautobiografia; se lha scritto lei, un romanzo. A
quanto mi risulta, i ritocchi che ha fatto sono davvero minimi... Peccato che abbia cambiato tutti i
nomi... Sar difficile sapere chi  chi. Lunico nome che ha conservato  quello di Adri.  curioso.
Ma visto che lei ha la faccia tosta di appropriarsi di tutto il testo, dobbiamo concludere di essere
davanti a un romanzo. Schiocc la lingua, come se fosse preoccupato. Allora risulta che siamo tutti
pura finzione. Anchio! Si tast il corpo scuotendo la testa. Che vuole che le dica? Mi fa un po
rabbia...
Lasci il tovagliolo sul tavolo, improvvisamente serio: Quindi non mi parli di principi.
Bernat Plensa rimase con un pezzetto di baccal in bocca, allimprovviso secca. Sent laltro
dire io mi sono tenuto la met dei profitti della vendita del violino. Ma lei si  tenuto il libro intero.
Lintera vita di zio Adriano.*
Tito Carbonell si appoggi allo schienale, osservando attentamente Bernat. Continu: So che
il libro che figura scritto da lei deve uscire tra un paio di mesi. Ora decida se convochiamo una
conferenza stampa o se lasciamo perdere.
Allarg le braccia invitandolo a decidersi. Poich Bernat non si muoveva, prosegu: Gradisce
il dessert?. Schiocc le dita in direzione del cameriere. Fanno un crme caramel eccezionale qui.
Bernat entr nella cinquantaquattro* quando Wilson aveva appena messo delle scarpe da
ginnastica nuovissime a Adri, seduto sulla sedia a rotelle.
Guardi com bello disse linfermiere.
Bellissimo. Grazie, Wilson. Ciao, Adri.
Adri non diede segno di aver sentito. Sembrava che sorridesse. La stanza era come sempre,
sebbene non ci entrasse ormai da tanto, troppo tempo.
Ti ho portato questo annunci.
Gli diede un grosso libro. Adri lo prese con un certo timore. Guard Bernat senza sapere bene
che fare.
Lho scritto io gli disse.  ancora fresco di stampa.
Ah, bene fece Adri.
Te lo puoi tenere. E perdonami, perdonami, perdonami.
Adri, vedendo quello sconosciuto a capo chino che stava per piangere, si mise a piangere.
 colpa mia?
No, ma che dici. Piango per... Cos, per vari motivi.
Mi scusi. Lo osserv preoccupato. Su, non pianga, signore.
Bernat si tolse dalla tasca una custodia di CD, estrasse il disco e lo mise nello stereo di Adri.
Poi gli prese le mani e gli disse ascolta questo, Adri:  il tuo violino. Prokofiev. Il secondo concerto.
Si cominci a sentire il lamento che Joshua Mack tirava fuori dallo storioni di Adri. Rimasero cos
ventisette minuti. Mano nella mano, ascoltando anche gli applausi della registrazione dal vivo.
Ti regalo questo disco. Di a Wilson che  tuo.
Wilson!
Non ora, non occorre. Glielo dir io.
Wiiiilson! insistette Adri.
Come se stesse aspettando il momento, come se li stesse spiando, Wilson si affacci nella
stanza: Che c? Stai bene?.
Era solo... gli ho portato questo CD e questo libro. Va bene?
Ho sonno.
Ma ti ho appena vestito, tesoro!
Devo fare la cacca.
Oh, che noioso. A Bernat: Permette? Sono solo cinque minuti.
Bernat usc nel corridoio con il libro. And sulla terrazza e lo sfogli. Unombra gli si mise
accanto.
Soddisfatto, eh? il dottor Valls indicava il libro:  suo, vero?.
Lha...
Oh! lo interruppe il medico. Non ho tempo di leggere, io. E come se fosse una minaccia:
Ma le assicuro che prima o poi lo legger. Facendo il simpatico: Non ci capisco niente di
letteratura, ma le far una critica implacabile.
Con questo non c da preoccuparsi, pens Bernat guardando il dottore che si allontanava. Il
ronzio del cellulare. Si mise in un angolo della terrazza perch nella clinica era proibito luso del
telefono.
Pronto.
Dove sei?
In ospedale.
Vuoi che ti raggiunga?
No, no, no disse un po troppo precipitosamente. Alle due sono da te.
Davvero non vuoi che venga?
No, no, no... Non occorre, davvero.
Bernat.
Che c.
Sono orgogliosa di te.
Io... Perch?
Ho appena finito il libro. Per quel poco che ne so, hai saputo riflettere il modo di essere del
tuo amico...
Beeeee... grazie, davvero. Riprendendosi: Alle due sono da te.
Ti aspetto per buttare il riso.
Daccordo, Xnia: adesso devo mettere gi.
Dagli un bacio da parte mia.
Nel momento in cui riattaccava, mentre pensava perplesso alla figura impossibile della
bottiglia di Klein, Wilson port Adri con la sedia a rotelle sulla terrazza. Adri si mise una mano a
mo di visiera, come se ci fosse un sole abbagliante.
Ciao disse Bernat. A Wilson: Lo porto nellangolo dei glicini.
Wilson si strinse nelle spalle e Bernat spinse Adri nellangolo dei glicini. Da l si vedeva una
bella fetta della citt di Barcellona e, in fondo, il mare. Klein. Si sedette e apr il libro alle ultime
pagine. E lesse:  passato molto tempo da tutte queste cose che ho vissuto; e ne  trascorso parecchio
da quando le ho scritte. Adesso  diverso. Adesso  domani.
E perch ho raccontato tutto questo? Perch se fra Miquel non avesse avuto degli scrupoli di
coscienza davanti alle crudelt del santo inquisitore, non sarebbe fuggito e non sarebbe diventato frate
Juli, quello con i semi dacero in tasca, e Guillaume-Franois Vial non avrebbe venduto a un prezzo
esorbitante il suo storioni alla famiglia Arcan.
Uno storioni.
Non conosco questo nome.
Non mi dite che non avete sentito parlare di Laurent Storioni!
No.
Fornitore della corte di Baviera e di Weimar improvvis.
Uno sconosciuto per me. Non avete niente di Ceruti o di Pressenda?
Per lamor di Dio! Esageratamente scandalizzato, Monsieur Vial. Pressenda ha imparato il
mestiere da Storioni!
E di Stainer?
In questo momento non ho niente. Indic il violino poggiato sul tavolo. Provatelo. Quanto
volete, heer Arcan.
Nicolas Arcan si tolse la parrucca e prese il violino con una smorfia di disgusto o forse di
disprezzo, ma morendo dalla voglia di provarlo. Con il suo abituale archetto, cominci a dire qualcosa;
dita agilissime e una posizione strana. Ma un suono straordinario sin dalla prima nota.
Guillaume-Franois Vial dovette passare per lumiliazione di vedere un violinista fiammingo che
suonava a memoria una delle sonate dello schifoso tonton Leclair; ma non trad alcun sentimento
perch cera in ballo una vendita. Dopo unora, con la pelata e la fronte sudate, Nicolas Arcan restitu il
violino a Guillaume-Franois Vial, che era sicuro di averlo convinto.
No. Non mi piace disse il violinista.
Quindicimila fiorini.
Non ho intenzione di comprarlo.
Monsieur Vial si alz e prese lo strumento. Lo ripose attentamente nella sua custodia, che aveva
ancora una macchia scura di origine incerta.
Ho un cliente a unora e mezza da Anversa. Mi perdonerete se me ne vado senza salutare la
signora, vero?
Diecimila.
Quindicimila.
Tredici.
Quattordicimila.
Affare fatto, Monsieur Vial. E con il prezzo ormai fissato, heer Arcan ammise a bassa voce:
Una sonorit eccezionale.
Vial lasci la custodia sul tavolo e la riapr. Vide gli occhi golosi di heer Arcan. Questi sussurr
tra s e s: Se una cosa so,  che questo strumento dar molta gioia.
Nicolas Arcan invecchi accanto al violino e lo lasci in eredit a sua figlia clavicembalista, e
questa a suo nipote Nestor, il compositore delle famose stampe, e Nestor a suo figlio, e il figlio a un
nipote, e cos via finch, molti decenni dopo, Jules Arcan commise una serie di errori in Borsa e
dovette svendere il patrimonio. E la suocera raffreddata viveva a Anversa, come Arcan. Splendido
suono, proporzioni, tatto, figura... Un vero cremona. E se mio padre avesse avuto degli scrupoli, se
Voigt fosse stato un uomo rispettabile e non avesse mostrato interesse per il violino; se... io non starei
parlando di tutto questo. Se non avessi avuto lo storioni, non sarei diventato amico di Bernat. N ti
avrei conosciuta a un concerto a Parigi. Io sarei un altro e adesso non ti starei parlando. Lo so: ti ho
raccontato tutto in disordine, ma anche la mia testa  un po sguarnita di mobili. Sono arrivato fin qui
senza avere grandi possibilit di ripassare tutto ci che ti ho scritto. Non me la sento di guardare
indietro; da una parte, perch scrivendo certe cose ho pianto; dallaltra, perch sento che ogni giorno
dalla mia testa scompare una sedia o una cornice dorata. E pian piano mi trasformo in un personaggio
di Hopper, che guarda fuori dalla finestra o dalla vita, con lo sguardo vuoto e la lingua pastosa per il
troppo fumo e il troppo whisky.
Bernat guard Adri, che sembrava assorto a guardare una foglia di glicine che gli pendeva
vicino alla testa. Dopo aver esitato un po, os dire: Ti dice qualcosa quello che sto leggendo?.
Adri, dopo qualche istante di tentennamento, con laria colpevole, rispose: Mi deve dire
qualcosa, signore?.
Non sono un signore: sono Bernat.
Bernat.
Ma la foglia di glicine era pi interessante. E Bernat riprese a leggere da dove si era interrotto,
che era quando Adri diceva ti voglio dire una cosa che mi ossessiona, amore mio: dopo aver passato
tutta la vita a cercare di riflettere sulla storia culturale dellumanit e a tentare di suonare bene uno
strumento che non si fa suonare, ti voglio dire che tutti noi e i nostri affetti siamo una pura casualit. E
che i fatti si intrecciano con gli atti e con gli avvenimenti; e anche le persone si incrociano, si
incontrano, si conoscono, si ignorano per casualit.  tutto un caso: o forse nulla  casuale, ed  tutto
gi segnato. Non so quale affermazione fare mia perch entrambe sono vere. E se non credo in Dio,
non posso neanche credere in un disegno preesistente, lo si chiami destino o come si voglia.
Mia cara:  tardi,  notte. Scrivo davanti al tuo autoritratto che conserva la tua essenza perch tu
sapevi coglierla. E davanti ai due paesaggi della mia vita. Un condomino, Carreres, immagino, quello
del terzo piano, alto e biondo, hai presente?, sta chiudendo la porta dellascensore facendo troppo
rumore per lora che . Addio, Carreres. Per tutti questi mesi ho scritto sullaltro lato del manoscritto
con cui cercavo di riflettere sul male senza riuscirci. Tempo sprecato. Fogli scritti sui due lati. Da una
parte, la riflessione non riuscita; dallaltra, la narrazione dei miei fatti e dei miei timori. Ti ho potuto
dire mille cose sulla mia vita, che sono inesatte ma vere. E ti posso parlare e posso ipotizzare o
inventare cose sulla vita dei miei genitori, che ho odiato, giudicato, disprezzato e che adesso ho un po
rimpianto.
Questa narrazione  per te, perch tu sia viva da qualche parte, fosse solo nel mio racconto. Non
 per me, che non arrivo a domani. Mi sento come Anicius Manlius Torquatus Severinus Boethius, nato
a Roma intorno al quattrocentosettantacinque, che fu coperto donori grazie a una vita dedicata allo
studio della filosofia dei classici; ho discusso la tesi di dottorato nel millenovecentosettantasei
allUniversit di Tubinga e poi ho insegnato allUniversit di Barcellona, a un quarto dora da casa a
piedi. Ho pubblicato varie opere, frutto delle mie riflessioni a voce alta in classe. Designato a cariche
politiche, che dalla fama mi hanno portato alla disgrazia, e rinchiuso in una prigione nellAger
Calventianus di Pavia quando non si chiamava ancora Pavia, aspetto il verdetto dei giudici, che so gi
sar la mia condanna a morte. Per questo fermo il tempo scrivendo De consolatione philosophiae, in
attesa che arrivi la fine scrivendoti queste memorie, che non possono avere altro titolo se non quello
che hanno. La mia morte sar lenta, non come quella di Boezio. Il mio imperatore assassino non si
chiama Teodorico, ma Alzheimer il Grande.
Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa, mi insegnavano a scuola, a me che non sono
battezzato, mi sembra. E me lo condivano con una storia incredibile sul peccato originale. Sono
colpevole di tutto; sono colpevole, se possibile, anche di tutti i terremoti, gli incendi e le alluvioni della
storia. Non so dove sia Dio. N il mio n il tuo, n il Dio degli Epstein. La sensazione di solitudine 
lacerante, amore, mio carissimo amore.
Non c redenzione per il peccatore. Al massimo, il perdono della vittima. Ma spesso neanche
con il perdono si pu vivere. Mss aveva deciso di riparare al male, senza aspettarsi perdono da
nessuno, neanche da Dio. Mi sento colpevole di molte cose e ho provato a continuare a vivere.
Confiteor. Scrivo con grande difficolt, mi stanco, mi agito perch comincio ad avere dei lapsus
preoccupanti. Da quello che mi fa capire il medico, quando questi fogli saranno stampati, amore mio, io
sar gi un vegetale incapace di chiedere a nessuno, non dico per amore ma per compassione, di
aiutarmi a smettere di vivere.
Bernat guard il suo amico e questi lo guard a sua volta silenziosamente. Per qualche istante
si spavent perch gli sembr lo sguardo di Gertrud. Malgrado tutto, continu a leggere ho scritto
queste pagine nel disperato tentativo di trattenerti. Sono sceso agli inferi della memoria e gli di mi
hanno permesso di riscattarti con una condizione impossibile da osservare. Adesso capisco la moglie di
Lot, che si volt nel momento sbagliato. Giuro che mi sono voltato a guardare perch non inciampassi
nel gradino irregolare della scala. Gli di implacabili dellAde ti hanno restituita allinferno della
morte. Non ti ho saputa risuscitare, amata Eurdice.
Euridce.
Cosa?
No, niente, scusi.
Bernat rimase qualche minuto in silenzio. Sudore freddo. Panico.
Tu mi capisci?
Eh?
Sai cosa sto leggendo?
No.
Davvero?
Wiiilson!
Un attimo si decise Bernat. Torno subito. Senza ombra di ironia: Tu non ti muovere. E
non chiamare Wilson, che adesso torno.
Wilson!
Con il cuore in gola per lo spavento, Bernat entr al volo nello studio del medico, senza
neanche chiedere il permesso, e gli disse senza preamboli dottor Valls, mi ha corretto una pronuncia
sbagliata.
Il dottore alz la testa dal documento che stava leggendo. Ci mise qualche secondo a valutare
linformazione, come se fosse stato contagiato dalla lentezza dei malati: Un atto riflesso. Guard i
suoi fogli e poi guard Bernat. Il signor Ardvol non pu ricordare niente. Non pi. Una casualit.
Purtroppo per tutti noi.
Per ha detto Euridce quando io ho detto Eurdice.
Una casualit. Le assicuro che  una casualit.
Bernat torn dal suo amico, nellangolo dei glicini, e gli disse scusa Adri: sono molto nervoso
perch...
Adri lo guard un po di sfuggita.
Questo  buono o cattivo? rispose, leggermente spaventato.
Bernat pens povero amico mio, tutta la vita a ragionare e a riflettere e adesso pu solo
formulare una domanda sulla morale.  buono o cattivo. Come se la vita si riassumesse nel fare il
male o non farlo. Forse ha ragione. Non lo so.
Rimasero ancora un po in silenzio, poi Bernat, a voce alta e chiara, prosegu la lettura con
sono ormai arrivato alla fine. Questi sono stati mesi di scrittura intensa, di ripasso della vita; ho fatto in
tempo a finire, ma non ho pi la forza di ordinare il mio scritto secondo i canoni. Il dottore mi ha detto
che la luce mi si sarebbe spenta piano piano, a una velocit che non potevano predire perch ognuno 
un caso a s stante. Abbiamo deciso, finch io sar io, che... cosa, come si chiama, verr tutto il giorno
perch dicono che mi devono controllare. E presto dovremo far venire altre due persone per completare
il ciclo... Vedi in cosa spendo i soldi della vendita del negozio? Ho deciso che finch ci sar
minimamente con la testa non voglio separarmi dai miei libri. Quando non ci sar pi, temo che non
me ne importer pi niente di niente. Poich tu non sei qui per prenderti cura di me, poich Lola
Piccola se n andata in fretta ormai tanti anni fa... ho dovuto fare tutti i preparativi da solo. Nella casa
di riposo di Collserola, vicino alla mia amata Barcellona, avranno cura del mio corpo quando io me ne
sar gi andato in un mondo che non so se  di tenebre. Mi assicurano che non rimpianger la lettura.
C una certa ironia nel fatto che abbia passato tutta la vita a cercare di essere consapevole dei passi
che facevo; tutta la vita a portare su di me le mie colpe, che sono molte, e quelle di tutta lumanit, e
alla fine me ne andr senza sapere che me ne vado. Addio, Adri. Me lo dico adesso perch non si sa
mai. Mi guardo intorno, lo studio in cui ho passato tante ore. Un istante ancora, guardiamo insieme le
rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai pi... Cerchiamo dentrare nella morte a occhi
aperti..., dice limperatore Adriano prima di morire. Piccola anima. Anima smarrita e soave, Sara,
compagna del mio corpo: te ne sei andata tu prima in luoghi incolori, ardui e spogli. Merda. Prendo il
telefono e smetto di scrivere. Compongo il numero del cellulare del mio amico:  da mesi che non ne so
nulla, chiuso qua a scriverti.
Ciao! Sono Adri. Come stai? Accidenti, eri gi a letto? No: che ora ? Che? Le quattro del
ma...? Oddio, scusa!... S insomma... senti, ti voglio chiedere un favore e raccontarti un paio di cose.
S. S. No, se puoi venire domani: cio, oggi. Be, s,  meglio che venga tu. Allora che vuoi, certo.
Non mi muovo da qui. S, s. Grazie.
Ho appena raccontato lhic et nunc di ci che sto vivendo. Ho dovuto scrivere questultima
parte al presente, cosa che mi fa molta impressione. Sono quasi alla fine del mio testo. Fuori, le dita
rosse dellaurora tingono il cielo ancora scuro. Ho le mani intirizzite dal freddo. Metto da parte i fogli
scritti, il calamaio e gli strumenti di scrittura e guardo fuori dalla finestra. Che freddo, che solitudine. I
fratelli di Gerri saliranno per il sentiero che scorger quando laurora avr vinto la sua battaglia.
Abbasso gli occhi sulla Cassetta Sacra e penso che non ci sia niente di pi triste che dover dare per
estinto un monastero che non ha mai smesso di cantare in lode di Dio. Non posso evitare di sentirmi
colpevole di questo disastro, mia cara. S, lo so. Dovremo tutti morire... Ma tu, grazie alla generosit
del mio amico, che ha avuto la pazienza di esserlo per tutti questi anni, tu continuerai a vivere in queste
righe ogni volta che qualcuno le legger. E un giorno, dicono, anche il mio corpo si degrader.
Perdonami, ma, come Orfeo, non sono riuscito ad andare oltre. La resurrezione  riservata solo agli di.
Confiteor, amore mio. Lshanah habaah byerushalayim. Adesso  domani.
Questa lunga lettera che ti ho scritto  arrivata alla fine. Je nai fait celle-ci plus longue que
parce que je nai pas eu le loisir de la faire plus courte. Dopo tanti giorni di scrittura intensa,  arrivato
il riposo. Inizio dellautunno. Lalba, ho tirato le somme. Adesso  per sempre domani. Ho acceso il
televisore: il meteorologo con la faccia assonnata mi ha assicurato che nelle prossime ore avremo un
forte calo della temperatura e precipitazioni sparse. Mi ha fatto pensare alla Szymborska, quando dice
che seppure il sole predominer su quasi tutto il Paese, a quelli che sono ancora vivi continuer a essere
utile lombrello. A me di sicuro non servir.
...
.
...
Capitolo cinquantanove.
...
.
...
Nella stanza accanto alla cinquantaquattro* deboli voci infantili cantarono la canzoncina di
Natale, poi si sentirono degli applausi volenterosi e una voce di donna: Buon Natale, pap. Silenzio.
Bambini, dite buon Natale a nonno.
Si cominciarono a sentire dei passi di corsa. Qualcuno, forse Jnatan, usc agitato dalla
cinquantaquattro:*
Wilson!
S.
Dov il signor Ardvol?
Dove vuoi che sia? Nella cinquantaquattro.*
Ti dico che non c.
Per lamor di Dio! Dove vuoi che sia?
Wilson apr la porta della stanza agitato come non mai e dicendo bello, tesoro. Dentro non
cera n il bello n il tesoro. N sul letto, n sulla sedia, n sulla parete che mi prude. Wilson, Jnatan,
Olga, Ramos, Maite, il dottor Valls, il dottor Roure, un quarto dora dopo il dottor Dalmau, Bernat
Plensa e il personale della casa di riposo non in servizio stavano rivoltando tutto ledificio, cercando
sulle terrazze, nei bagni di tutte le stanze e nei bagni del personale, negli uffici, in tutte le camere, in
tutti gli armadi di tutte le stanze, Dio, Dio, Dio, com possibile, se quel poveruomo praticamente non
cammina? nde ests? Chiamarono anche Caterina Fargues per sentire se aveva unidea. Poi
allargarono la ricerca ai dintorni della casa di riposo, quando il caso era ormai in mano alla polizia.
Lo cercavano nel parco di Collserola, dietro un albero, vicino a una fonte, perso nel fitto bosco pieno
di cinghiali o, Dio non voglia, in fondo a uno dei laghi. E Bernat pensava teo medo dunha cousa que
vive e que non se ve. Teo medo  desgracia traidora que ven, e que nunca se sabe nde ven. Adri,
nde ests. Perch Bernat era lunico che poteva sapere la verit.
Quel giorno, dopo aver sepolto il padre priore, dovevano abbandonare definitivamente il
monastero e lasciarlo solo, in balia dei topolini del bosco che, malgrado i monaci, erano gi da secoli i
signori tra quelle mura, padroni senza abito benedettino del luogo sacro. Come i pipistrelli che
dimoravano nella piccola controabside di Sant Miquel, sopra alla tomba dei conti. Ma nel giro di pochi
giorni vi avrebbero spadroneggiato anche gli animali selvatici delle montagne e loro non avrebbero
potuto fare niente per evitarlo.
Frate Adri.
S.
Avete una brutta cera.
Si guard intorno. Erano soli in chiesa. La porta dingresso era aperta. Da poco, ancora con il
buio, gli uomini di Escal avevano sepolto il priore. Si osserv i palmi aperti delle mani, con un gesto
che consider subito troppo teatrale. Fiss frate Juli e a bassa voce disse che ci faccio io qua?
Quello che ci faccio anchio. Ci prepariamo per chiudere il Burgal.
No, no... Io vivo... Io non vivo qua.
Non vi capisco.
Che? Come?
Sedetevi, frate Adri. Purtroppo non abbiamo fretta. Lo prese per il braccio e lobblig a
sedersi su una panca. Sedetevi ripet, quando laltro si era gi seduto.
Fuori, le dita rosse dellaurora tingevano il cielo ancora scuro e il canto degli uccelli era sempre
pi forte. Persino un gallo di Escal si un, da lontano, alla festa.
Adri, bello! Come ti sei potuto nascondere cos bene? A bassa voce: E se lhanno
rapito?.
Non dire scemenze.
Che dobbiamo fare adesso?
Frate Juli guard stupito laltro monaco. Rimase in silenzio, preoccupato. Adri insistette e
disse eh?
Be... dobbiamo preparare la Cassetta Sacra, chiudere il monastero, custodire la chiave e
pregare perch Dio ci perdoni. Dopo uneternit: E aspettare che arrivino i fratelli di Santa Maria de
Gerri. Lo osserv stupito: Perch me lo chiedete?.
Fuggite.
Che avete detto?
Dovete fuggire.
Io?
Voi. Vengono a uccidervi.
Frate Adri...
Dove sono?
Vi porto un po dacqua.
Frate Juli spar attraverso la porta che dava sul piccolo chiostro. Fuori, gli uccelli e la morte;
dentro, la morte e la candela spenta. Frate Adri si ritir in devota preghiera quasi fin quando la luce
domin sulla Terra, che era di nuovo piatta, con confini misteriosi a cui non sarebbe mai potuto
arrivare.
Passate in rassegna i conoscenti di questo signore. E quando dico tutti intendo dire tutti!
S, signore.
E non date per conclusa loperazione di ricerca. Allargate il cerchio a tutta la montagna. E al
Tibidabo. Controllate anche le attrazioni.
Aveva la mobilit limitata, questo signore.
 lo stesso: perlustrate tutta la montagna.
S, signore.
Poi mosse il capo, come se si svegliasse da un sonno profondo, si alz e and fino alla cella a
prendere la Cassetta Sacra e la chiave con cui per trentanni aveva chiuso la porta del monastero dopo i
vespri. Trentanni come frate portinaio al Burgal. Pass per tutte le celle vuote, per il refettorio e la
cucina. Entr anche nella chiesa e nella minuscola sala capitolare. E si sent lunico colpevole
dellestinzione del monastero di Sant Pere del Burgal. Con la mano libera si batt il petto e disse
confiteor, Dominus. Confiteor: mea culpa. Il primo Natale senza Missa in Nocte e senza la preghiera
del mattutino.
Prese il sacchetto con i pinoli e i semi di abete e dacero, il regalo disperato di una donna
sventurata che con quel presente chiedeva il perdono per essere venuta meno alla speranza divina con
lesecrabile atto del suicidio. Lo osserv qualche istante, ricordando la povera, sventurata Guercia;
mormor una breve preghiera a favore della sua anima, ammesso che fosse possibile la salvezza del
disperato, e se lo infil nella tasca dellabito. Prese la Cassetta Sacra e la chiave e usc nello stretto
corridoio. Non resistette allimpulso di fare lultimo giro nel monastero, da solo. I suoi passi
risuonavano nel corridoio delle celle, nella sala capitolare, nel chiostro... Fin la passeggiata dando
unocchiata al minuscolo refettorio. Una delle panche toccava il muro, scrostando lintonaco sporco. La
spost, meccanicamente. Gli cadde una lacrima ribelle. Se lasciug con la mano e usc. Chiuse la porta
del monastero con due giri di chiave che gli risuonarono nellanima. Mise la chiave nella Cassetta
Sacra e si sedette ad aspettare i fratelli che salivano, affaticati, malgrado si fossero fermati per la notte
al Soler. Dio mio, che ci faccio qui se...
Bernat pens  impossibile, ma non vedo unaltra spiegazione. Perdonami, Adri.  colpa mia,
lo so, ma non me la sento di rinunciare al libro. Confiteor. Mea culpa.
Prima che lombra delle cose misurasse un palmo, frate Adri si alz, si scroll labito e scese
di qualche passo sul sentiero, tenendo stretta la Cassetta Sacra. Salivano tre monaci. Si volt con le
lacrime nel cuore per dire addio al monastero e cominci a scendere per risparmiare ai suoi fratelli
lultimo tratto di salita. Molti ricordi morivano con quel gesto. Dove sono? Addio paesaggi. Addio gole
e addio scrosciare dacqua fresca. Addio, fratelli di chiostro e secoli di canti e preghiere.
La pace sia con voi, fratelli, nel giorno della Nativit del Signore.
La pace del Signore sia anche con voi.
Tre sconosciuti. Quello pi alto si spinse indietro il cappuccio. Fronte nobile.
Chi  il morto?
Josep de Sant Bartomeu, il padre priore.
Lodato sia il Signore. Cos, voi siete Adri Ardvol.
Be, io... Chin il capo: S.
Siete morto.
Sono morto gi da tempo.
No: adesso sarete morto.
La daga luccic al chiarore del nuovo giorno prima di affondargli nellanima. La fiamma della sua candela si spense, e non vide n visse nientaltro. Nientaltro. N pot dire dove sono perch non era pi in alcun luogo.
.
Matadepera, 2003-2011.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Finale.
...
.
...
Ho dato per definitivamente incompiuto questo romanzo il 27 gennaio 2011, giorno dellanniversario della liberazione di Auschwitz. Durante gli anni in cui il romanzo  via via cresciuto nella mia vita ho chiesto parere e aiuto a molte persone.
Siete cos tanti e vi importuno da cos tanti anni che ho paura di omettere qualche nome. Contando sulla vostra generosit, opto per un ringraziamento generico in cui spero vi sentiate compresi e riflessi tutti quanti. Vi sono profondamente grato.
...
.
...
FINE.